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Il DNA dell’ulivo può salvare (e migliorare) il nostro olio. Una ricerca

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Il DNA dell’ulivo può salvare (e migliorare) il nostro olio. Una ricerca

La decodifica del genoma per migliorare la produzione e curare le piante. Ecco che succede nei laboratori di Spagna e Italia

La decodifica del genoma per migliorare la produzione e curare le piante. Ecco che succede nei laboratori di Spagna e Italia

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Per la prima volta, un gruppo di ricerca spagnolo ha decodificato il genoma completo dell’ulivo. Lo studio è stato condotto dai ricercatori del Centre for Genomic Regulation (CRG) di Barcellona, con la collaborazione del Real Jardin Botánico (CSIC-RJB)  e del Centro Nacional de Análisis Genómico (CNAG-CRG) ed è stato poi pubblicato sulla rivista Giga Science. Nessuno finora aveva mai completato la decodifica del genoma di questa pianta, determinante per una serie di fattori quali la dimensione  e il sapore delle olive,  le differenze tra le varietà esistenti e la longevità degli alberi.
Questo tipo di ricerca apre le porte a una serie di studi innovativi, che aiuteranno  la protezione di queste piante sia da stress biotici che abiotici (tra i quali Xilella fastidiosa e funghi come Verticillium dahliae).
«Conoscere le caratteristiche genetiche dell’ulivo ci permetterà di contribuire al miglioramento dell’olio spagnolo e alla produzione dell’olio di oliva, prodotto di grande rilevanza per l’industria del nostro paese» ha commentato Toni Gabaldón, professore di ricerca ICREA e capo del laboratorio di genomica comparativa alla CRG.

Tre anni di ricerche, 1000 gigabyte di dati

Questo progetto inizia con una presentazione, una coincidenza e una sfida. Quattro anni fa, Gabaldón ha lavorato con Pablo Vargas, un ricercatore del Jardin Botanico, sulla presentazione dei risultati scientifici di alcuni progetti focalizzati su specie in via di estinzione, come la lince iberica, che era stato finanziato dal Banco Santander. Cinque mesi dopo quell’incontro, è stato firmato il progetto di ricerca per eseguire il primo sequenziamento completo del DNA dell’ulivo, un percorso lungo tre anni che è stato coordinato da Vargas. La ricerca ha prodotto oltre 1.000 gigabyte di dati, per più di 1,31 miliardi di geni identificati.

Presto anche i segreti dell’olio italiano

Se gli spagnoli hanno sequenziato il genoma della specie Olea Europea, la più diffusa in territorio iberico, anche qui in Italia qualcosa si sta muovendo: il Crea ha quasi ultimato gli studi che porteranno al completamento del sequenziamento del genoma di varietà italiane. Per Veronica Vizzarri, ricercatrice presso il Centro di Ricerca l’olivocoltura e l’industria olearia di Rende (Cosenza) «la decodifica del genoma dell’ulivo rappresenta una base, un prerequisito per iniziare una serie di nuove ricerche, anche in discipline diverse. Tra queste, la possibilità di indagare la resistenza delle piante agli stress biotici, tra cui figurano Xilella e altre fitopatie – spiega Veronica Vizzarri – individuare dei geni superiori permetterà lo sviluppo di programmi di miglioramento genetico più definiti. La decodifica del genoma permetterà quindi ai ricercatori di lavorare in maniera più mirata, anche in funzione dei diversi patogeni che possono interessare l’ulivo e minacciarne la sopravvivenza». E ha aggiunto: «Quando parliamo di olii, possiamo distinguere quelli monovarietali, che derivano da una sola cultivar, da quelli blend, costituiti da più cultivar. Conoscere bene il genoma di una data cultivar e comprenderne la struttura molecolare è di forte supporto per la rintracciabilità».
Il sequenziamento del genoma permetterà di capire come indirizzare il miglioramento delle tecnologie di settore, in fase di coltivazione, estrattiva e di lavorazione. «Siamo quindi di fronte a un’ottima base per lo sviluppo di nuove conoscenze in tutte le discipline che lambiscono la ricerca e il processo di produzione dell’olio» ha precisato Vizzarri.