desc

Investire sui prof per ridurre il gap tra studenti ricchi e poveri: il caso della Reach Academy

Scuola
EDUCATION
Edit article
Set prefered

Investire sui prof per ridurre il gap tra studenti ricchi e poveri: il caso della Reach Academy

Un rapporto dell’IPPR inglese ha messo in luce che, con una formazione migliore dei docenti, anche i ragazzi delle aree più problematiche possono ottenere risultati straordinari

Un rapporto dell’IPPR inglese ha messo in luce che, con una formazione migliore dei docenti, anche i ragazzi delle aree più problematiche possono ottenere risultati straordinari

Scuola

Prendete una zona multietnica londinese dove regna la povertà e con un alto tasso di disoccupazione, in cui la speranza di poter cambiare la propria vita sembra molto lontana. Tutto ci si potrebbe aspettare di trovare tranne che una scuola di alta qualità per ragazzi dai 4 ai 18 anni. Una scuola basata sulla formazione costante dei suoi insegnanti, pensata per colmare il gap nel Regno Unito tra gli allievi delle zone ricche e delle zone povere. Tutto questo è la Reach Academy di Feltham, zona ovest di Londra.

Investire sugli insegnanti

La scuola è stata fondata nel 2012. Gli ispettori Ofsted, chiamati a dare il proprio giudizio sulla qualità degli istituti inglesi, l’hanno ampiamente promossa, dicendo che i risultati degli allievi sono «eccezionali». La Reach Academy fa parte di un gruppo di otto istituti in tutta l’Inghilterra che condivide idee e investe nella formazione del personale. Il gruppo sta sostenendo un rapporto dell’Institute for Public Policy Research (IPPR), che prevede la creazione di nuovi istituti sul modello americano per l’insegnamento avanzato, con una particolare attenzione alla formazione dei propri dipendenti. Grande attenzione viene dedicata alla preparazione dei docenti, sia dal punto di vista della preparazione sia da quello dell’approccio all’insegnamento e alla giusta motivazione. «Ogni settimana si riesce a mantenere il lavoro stimolante e gratificante – racconta Chloe Taylor, ventisettenne insegnante della Reach Academy di Feltham – ogni membro dello staff ha una settimana di osservazione e una mezz’ora di tutorial al giorno. Ci viene detto su cosa stiamo lavorando bene e parliamo di come ottenere il massimo sia da noi stessi che dai nostri alunni. Tutto ciò che aiuta l’insegnante aiuta anche i bambini. Ho imparato così tanto che spero di poter collaborare con altre scuole della zona».

L’esodo dalla professione

Matthew Hood, autore del rapporto IPPR, che ha lavorato per Teach First ed è ora assistente capo d’istituto alla Heysham High School di Morecambe, spiega che il nuovo istituto potrebbe investire in corsi in-service e per consulenti. «Ci sono soldi nel sistema, ma vengono sprecati in corsi di gruppo e sessioni che non rispondono alle esigenze individuali degli insegnanti». Il rapporto dell’IPPR, in linea con il modello del Graduate School per l’educazione di New York, raccomanda che gli insegnanti che hanno il potenziale per diventare “esperto” debbano essere formati da insegnanti che operano nelle scuole ad alte prestazioni, che poi andranno a svolgere la loro mansione nelle comunità disagiate. La proposta di un nuovo istituto scolastico, gestito da scuole di successo in aree svantaggiate, fornirebbe incentivi per gli insegnanti, per migliorare le opportunità di progressione di carriera e di acquisire qualifiche avanzate. L’IPPR dice che elevare il profilo dei docenti esperti potrebbe contribuire ad arginare l’esodo dalla professione. Un record in questo periodo: un insegnante su dieci ha lasciato le scuole statali lo scorso anno; di questo passo oltre il 40% lascerà il lavoro entro cinque anni. Sir Michael Wilshaw, l’ispettore capo della scuola, ha raccontato di come migliaia di docenti partono per le scuole all’estero.

Un cambio di sistema

Una ricerca sull’insegnamento ha scoperto inoltre che il 61% degli insegnanti si sente poco soddisfatto del lavoro rispetto a un anno prima, e più della metà non lo consiglia come carriera. «La necessità di arginare questo problema è particolarmente acuta, data la crescita della popolazione in età scolare, con i numeri della scuola secondaria che prevedono un aumento da 2.76 a 3.04 milioni nel 2020 e 3,33 milioni nel 2025. Mentre abbiamo chiaramente bisogno di reclutare più insegnanti, ma soprattutto di riuscire a tenere quelli che abbiamo» dice Jonathan Clifton, direttore associato di IPPR per i servizi pubblici. «Sostenere la forza lavoro esistente deve essere la priorità». Nonostante il miliardo di sterline annue spese per lo sviluppo dei docenti, il rapporto IPPR rileva che la performance dell’insegnante medio con cinque anni di esperienza è praticamente identico a quello di chi ha quindici anni di servizio alle spalle. Iniziative come quella della Reach Academy di Feltham possono invece essere utili per dare un cambio di passo all’intero sistema. «Credo che gli insegnanti hanno iniziato a pretendere di più dai responsabili politici e dirigenti scolastici, perché quello che hanno ottenuto in questo momento non è abbastanza buono» conclude Matthew Hood.