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La brexit spiegata coi disegnini

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La brexit spiegata coi disegnini

13 illustrazioni (commentate) per capire perché i cittadini britannici hanno deciso di lasciare l’Unione Europea e gli effetti più probabili della brexit

13 illustrazioni (commentate) per capire perché i cittadini britannici hanno deciso di lasciare l’Unione Europea e gli effetti più probabili della brexit

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Vox.com ha provato a semplificare una questione complessa come la brexit con una serie di disegni e spunti per capire i motivi che hanno spinto il popolo britannico a votare l’uscita dall’UE e quali potrebbero essere le conseguenze per Uk ed Europa. Una spiegazione così semplice che può capirla anche un bambino.

Perché nasce l’Unione Europea?

Come abbiamo studiato a scuola, prima della UE l’Europa è teatro di conflitti tra i Paesi con la Seconda Guerra Mondiale che è tra i più drammatici in termini di perdite di vite umane.

prima immagine brexit

Per evitare ulteriori catastrofi, alcuni Stati si accordano per creare la prima unione doganale fra Paesi europei, la Comunità Economica europea, che poi viene ribattezzata come Comunità europea. Il trattato è siglato a Roma nel 1957. I Paesi possono così commerciare liberamente l’uno con l’altro senza dover pagare più tariffe doganali.

seconda immagine brexit

“Devi pagare per vendere qui.  Okay, ma dovrai pagare anche tu per farlo qui”.

Inoltre, prima se eri francese e desideravi lavorare in Gran Bretagna, avresti dovuto smaltire tutta una serie di pratiche legali in materia di immigrazione, diverse da Paese a Paese.

terza immagine brexit

“Resta lì, devi sottometterti un processo. Faresti meglio a pescare laggiù o rovescerò la tua barca”.

L’Europa occidentale insomma, aveva dozzine di Paesi, ognuno dei quale con le sue politiche di immigrazione di commercio e monetarie. Riuscire ad armonizzare queste regole era una missione da tentare.  L’Unione Europea nasce quindi da 2 domande di fondo. Cosa accadrebbe se tutti i Paesi avessero le stesse leggi? E se tutte le barriere crollassero?

quarta immagine brexit

“Bene, penso che tu ora possa passare. E anche tu puoi fare lo stesso…”

Molti dei Paesi europei siglano poi l’accordo per condividere una serie di regole in materia politica ed economica, nel 1993 ( il trattato di Maastrich del ’92 entra in vigore l’anno seguente). Da quel giorno persone, beni, servizi e capitali, possono circolare regolarmente tra Paesi membri, secondo un modello che riprende quello americano. Grazie a questo sistema, l’Europa vive una fase di prosperità economica che aiuta a garantire la pace tra i membri.

Il rovescio della medaglia

Ma non è solo prosperità. Nella nuova realtà politica ed economica, gli Stati membri condividono tutto, nel bene, ma soprattutto del male. Il banco di prova è la crisi finanziaria del 2008. Molti economisti sostengono che le risposte della Banca Centrale alla recessione sono state poco efficaci. La disoccupazione cresce e le banche hanno bisogno di interventi pubblici, una ricapitalizzazione dalla parte dello Stato (è il cosiddetto bailout) che ha come effetto quello di aumentare il volume dei debiti. Di fronte alla crisi europea, gli inglesi (ma non solo) sono subito preoccupati che il bailout avrebbe trasferito soldi dai Paesi più ricchi a quelli più poveri.

quinta immagine brexit

E intanto gli inglesi vedono crescere la loro immigrazione in modo esponenziale. Lo dimostra un grafico che svela l’aumento della popolazione straniera in UK, dai 4 milioni del 1993 ai quasi 8 milioni del 2014. L’Unione europea ha reso più facile per i cittadini migrare da un Paese all’altro e l’Inghilterra è tra le nazioni preferite per cambiare vita.

La popolazione straniera in UK è raddoppiata dal 1993 al 2014.

primo grafico brexit

Secondo gli esperti sono 2 i motivi che portano a questo incremento:

1. L’Unione Europea si espande e include Paesi dell’ex blocco comunista, i cui abitanti sono più poveri rispetto a quelli degli altri Paesi occidentali. Molti di questi cittadini scelgono di emigrare verso Paesi più ricchi, come l’UK.

2. Nel 2008 la crisi finanziaria colpisce alcuni Paesi in modo molto duro. Le persone non riescono a trovare un lavoro e i cittadini hanno poche soluzioni e decidono di emigrare.

L’Uk è una metà facile per stabilirsi grazie all’inglese che la maggior parte della forza lavoro dell’Est ha appreso e sa parlare.

settima immagine brexit

“Ciao, sto andando nel tuo Paese perché nel mio non c’è lavoro”

Le tensioni sull’immigrazione cresciute in Uk

Circa 20 anni fa, quasi nessuno pensava che l’immigrazione potesse essere uno dei problemi di più grande rilievo di un Paese. Ma i tempi sono cambiati. In un sondaggio realizzato lo scorso anno, il 45% dei britannici identificano nell’immigrazione una delle sfide maggiori.

Percentuale dei britannici che affermano che l’immigrazione è uno dei tre problemi più importanti del Paese

secondo grafico brexit

Il 77% dei britannici sostiene che i livelli di immigrazione devono essere ridotti.

Lo scorso anno, il primo ministro inglese, David Cameron, ha annunciato un referendum per lasciare ai cittadini la possibilità di scegliere se restare o meno nella UE. Gli esiti della votazione ormai li conosciamo tutti.

Intanto, Cameron ha annunciato le sue dimissioni dopo aver sostenuto le ragioni di chi avrebbe voluto che la Gran Bretagna non uscisse dall’Unione. Il voto è solo indicativo, ma non rispettarlo sarebbe una cattiva mossa politica che minerebbe la credibilità della politica inglese.

Ma uscire dall’Europa sarà un processo doloroso

Uk ed Ue hanno due anni per studiare i termini dell’uscita, quali leggi dovranno essere applicate e quali privilegi la Gran Bretagna potrà ottenere. La preoccupazione di molti, del mondo imprenditoriale soprattutto, è che nuovi accordi potrebbero rendere più complesso esportare prodotti nel resto d’Europa. Insomma, se prima il produttore di auto sapeva che poteva vendere senza alcun problema i suoi veicoli a tutti in Europa, ora teme che il processo potrebbe complicarsi.

nona immagine brexit

“Mi dispiace, non puoi più vendere qui le tue auto, non hai più le nostre leggi”.

Una prospettiva preoccupante che potrebbe estendersi potenzialmente a tutti i prodotti, dalla farmaceutica, alla tecnologia, al cibo, penalizzando soprattutto l’export.

Sarà molto più difficile per le persone spostarsi

Oggi circa 1,2 milioni di britannici vivono in altri Paesi dell’Unione Europea. Fino a oggi hanno potut farlo senza affrontare grandi nodi burocratici.Ma questa situazione potrebbe cambiare.

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“Non puoi trasferirti qui senza aver portato a termine queste pratiche…”

Scenari

Uno degli scenari possibili è quello che vede i britannici stringere patti con l’Europa per mantenere i loro privilegi economici, un po’ come accade oggi con la Norvegia. Ma un patto di questo tipo potrebbe essere non accettato dalla UE a seguito della Brexit e delle sue conseguenze. E d’altronde, conservare alcuni accordi non aiuterebbe l’UK a districarsi dalle normative europee.

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“Puoi anche mantenere i nostri accordi economici. Ma perché poi hai deciso di uscire?”

Le possibili conseguenze

L’Unione Europea ha aiutato gli americani rendendolo per loro più facile commerciare e chiedere aiuti per risolvere questioni geopolitiche. Invece di parlare con dozzine di Paesi differenti, i politici americani possono andare in UE e negoziare con una gran parte del continente.

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“Ciao Europa, sono l’America, troviamo un accordo!”

Ora la Gran Bretagna rischia di restare fuori dalle decisioni che contano.

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“Pensavo fossimo tutti amici…”

L’uscita della Gran Bretagna potrebbe causare un effetto domino sull’Europa.

«I cattivi andamenti dell’economia e l’incapacità di gestire la crisi migratoria potrebbe portare molte delle maggiori forze – incluse Francia e Spagna – a seguire la decisione britannica» scrive Vox, secondo cui il voto inglese potrebbe essere la causa di una disintegrazione dell’Europa, come la conosciamo oggi.

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