Edison Innovation Week, giorno 2: liveblog
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Ultimo aggiornamento il 8 Giugno 2016 alle 10:58

Edison Innovation Week, giorno 2: liveblog

Si parla di open innovation e di osmosi tra startup e aziende nella seconda gionata della settimana dedicata allo stato dell'innovazione in Italia. Qui per seguire tutti gli aggiornamenti

La seconda giornata dell’Edison dell’Innovation Week si apre con un panel dal titolo “Come “hackerare” l’azienda: ricette per innovare dall’interno”. Al dibattito partecipano Barbara Terenghi, responsabile Formazione e Sviluppo, Edison, Claudio Serracane, direttore Ricerca, Sviluppo e Innovazione, Edison, Fabio Santini, direttore Innovazione e Sviluppo di Microsoft Italia, Pietro Leo, CTO IBM Italia per Big Data, Analytics e Watson & Member of IBM Academy of Technology.

edison

Diversi approcci al cambiamento con un unico obiettivo da parte delle diverse aziende che si confrontano all’Innovation Week: rispondere alle nuove esigenze dei clienti e soprattutto «sopravvivere». Lo sottolinea Pietro Leo di Ibm che aggiunge: «L’80 per cento dei brevetti di Linkedin è di Ibm. È così che l’innovazione si trasforma in osmosi e passa da un’azienda all’altra».

La rivoluzione digitale passa da una nuova cultura aziendale

Ma la rivoluzione digitale passa anche da una nuova cultura aziendale come precisa Fabio Santini di Microsoft Italia: «È importante incontrare startup, giovani, studenti in modo che la loro mentalità venga assorbita da chi deve fare business in una grande multinazionale e si possa arrivare a una vera contaminazione. In Italia ci sono 4.500 startup e noi in questi anni ne abbiamo incontrate quasi 3.000 per portare il loro pensiero nell’organizzazione». Nelle parole di Santini un’analisi della realtà delle startup in Italia che spesso faticano ad affermarsi: «È impossibile che l’Italia con la sua ricchezza turistica si faccia scappare Airb&b».

santini

La nuova intranet di Edison

«Abbiamo lanciato una nuova intranet che moltiplica i canali informativi, punta sul fattore news e offre molte più funzionalità di collaborazione da usare anche con partner esterni». È questo un esempio concreto di innovazione già messo in campo da Edison che viene presentato all’Innovation Week da Barbara Terenghi. «Tutto questo deve essere capito dall’organizzazione, i manager devono mettersi su queste piattaforme e condividere i loro contenuti, aprire le loro chat».

L’innovazione bottom-up

Claudio Serracane spiega anche il progetto di InnovationLab partito un mese fa nell’ambito dell’innovazione bottom-up di Edison. L’iniziativa è pensata per sostenere team di innovazione che diventano delle startup interne all’azienda. «Il primo InnovationLab che si è creato sta già collaborando con partner importanti. Speriamo che arrivino presto altri progetti. Stiamo lavorando sul processo di generazione delle idee che non può essere lasciato al caso. Per l’innovazione top-down servono invece azionisti e manager visionari».

Le ricette per l’innovazione

Alla fine del dibattito, i protagonisti del panel hanno dato in pillole la loro ricetta di innovazione. A partire dalle infrastrutture per fare vera innovazione in Italia, per arrivare all’educazione dei più piccoli, passando per una cultura del rischio e della scommessa.

 

Le FabCity

Dopo l’assolo di Stefano Micelli sul nuovo artigianato digitale, inizia il secondo panel della giornata. Il titolo è “Fab City: nuovi cittadini dal cuore verde prendono forma (anche in 3D)”. Intervengono Zoe Romano, co-founder WeMake Makerspace Fablab, Francesco Bombardi, fondatore offiCUcina, Alessandro Ranellucci, Make in Italy, MakerFaire, Fabrizio Pignoloni, dotdotdot, Giancarlo Orsini, Open BioMedical Initiative.

Francesco Bombardi di OffiCucina parla del suo modello arrivato dagli Stati Uniti: «Io vengo dalla provincia, ma la mia esperienza dimostra che tutti ce le possono fare esprimendo la loro vocazione territoriale». Fabrizio Pignoloni di dotdotdot descrive il suo metodo di progettazione partecipazione dedicata alle famiglie e ai bambini. Zoe Romano di WeMake Makerspace Milano che parla della necessità di connettere l’universo maker alla città. E presenta il progetto Opencare per trovare soluzioni ai bisogni dei cittadini.

Il commercio cambia grazie alla stampa 3D

Ma nella città del futuro avrà un ruolo sempre più importante la stampa 3D. Ne parla Alessandro Ranellucci di Make in Italy: «In un mondo in cui tutto è immateriale, la stampa 3D può portare a un cambio lessicale e cambiare il nostro rapporto con le merci». Mentre scompaiono i luoghi dove si possono riparare gli oggetti a vantaggio dei servizi che ce li consegnano a casa in poco tempo, i luoghi dei maker possono permettere di mantenere la proprietà degli oggetti: «La possibilità di produrre in loco è molto importante per superare i problemi legati alla disabilità e alle difficoltà della consegna delle merci in alcuni luoghi», spiega Ranellucci.

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Un’incubatrice stampata in 3D

«Ci sono 5 miliardi di persone che non si possono permettere di accedere alla produzione industriale in campo biomedico». È così che Giancarlo Orsini spiega da dove è partito Open Biomedical Initiative che si occupa di progettare e realizzare protesi e strumenti biomedicali stampabili in 3D per abbattere i costi e consentire a tutti di curarsi. «Stiamo lavorando alle protesi per la mano e abbiamo già realizzato un’incubatrice tutta 3D. In meno di un anno siamo già in tutti i continenti e abbiamo 6.000 persone attive e connesse che aspettano un’organizzazione».

Dal palco dell’Innovation Week anche un appello alle istituzioni per limitare le regolamentazioni e favorire lo sviluppo di nuovi movimenti che stanno nascendo nel campo dell’innovazione.

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