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Primo Principio contrasta il divario digitale nell’agricoltura

Social Innovation
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Primo Principio contrasta il divario digitale nell’agricoltura

L’azienda si avvale del lavoro di ingegneri, esperti in scienze sociali e artigiani digitali per vincere la sfida del divario digitale nel mondo rurale, soprattutto agroalimentare, e del monitoraggio e gestione del rischio ambientale

L’azienda si avvale del lavoro di ingegneri, esperti in scienze sociali e artigiani digitali per vincere la sfida del divario digitale nel mondo rurale, soprattutto agroalimentare, e del monitoraggio e gestione del rischio ambientale

Social Innovation

Quando l’esperienza, le menti e la passione si mettono al servizio del mondo rurale per contrastare il divario digitale e operare, con passione, nel mondo della didattica ecco che nasce Primo Principio (qui il sito). Si tratta di una Società Cooperativa costituita da ingegneri, esperti in scienze sociali e artigiani digitali.

Di cosa si occupa Primo Principio

“Ci occupiamo di fornire servizi ICT e Internet of Things al mondo rurale, in particolar modo al mondo agroalimentare e del monitoraggio e gestione del rischio ambientale. L’obiettivo principale è quello di fornire una tecnologia semplice capace di misurare e comunicare dati e valori utili a ottimizzare i processi e a supportare le decisioni del nostro cliente finale”, ci hanno raccontato dall’azienda. Uno dei servizi principali è WiForWine che si occupa di supporto decisionale in ambito vitivinicolo attraverso la fornitura di una rete di sensori legata a un software capace di raccogliere dati ambientali e agrometeorologici in vigna e utilizzarli per fornire indicazioni utili a diminuire l’utilizzo di fitofarmaci, minimizzare lo spreco idrico, ottimizzare la gestione del vigneto in generale.

Recuperare il gap italiano

La trasformazione digitale in Italia, però, è un passo indietro rispetto ad altri paesi: “C’è tanto lavoro da fare, senza dubbio. È un processo che per avere successo deve attuarsi a livello di aziende, pubbliche amministrazioni e cittadini, oltre che tra aziende private. Il nostro paese paga la mancanza di investimenti in tecnologia e innovazione. L’impressione è che si spenda poco e male e che quindi non si riesca a fornire una prospettiva di lungo periodo”.

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Ma il processo non è dei più semplici, perché si incontrano degli ostacoli lungo il percorso: “Sono barriere culturali, ma credo che derivino dal vivere in un paese privo di una visione industriale seria, lungimirante e coraggiosa. Lavorando nel settore agricolo troviamo molta distanza culturale ma ci rendiamo conto che è normale che il processo di innovazione comporti rischio e incertezza. E si ignora quanto sia necessario creare comunicazione tra settori industriali diversi, tra imprese e istituzioni e organismi di ricerca in ottica di progetti di lungo periodo”.

La trasformazione digitale è inevitabile

Ma guai a rimanere ancorati al passato. La trasformazione digitale è fondamentale come sottolineano da Primo Principio: “Conviene farla perché ci consente di rendere cose, persone, aziende e istituzioni più ‘intelligenti’ nel senso di più efficienti nell’utilizzo di risorse, più efficaci nella comunicazione e più abili nella gestione dei processi. E poi bisogna sempre tenere conto che ci sono dei fenomeni che se non si gestiscono si subiscono. Questo è il rischio che corriamo a non interessarci maggiormente di digitale e di tecnologie innovative applicate al mondo della piccola media impresa”.