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I manager della salute protagonisti del nuovo rapporto medico-paziente

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I manager della salute protagonisti del nuovo rapporto medico-paziente

Trasversalità, empatia, creatività: come cambiano le professioni sanitarie, tra conoscenze scientifiche classiche e soft skills. Ne hanno parlato gli ospiti della diretta mensile di LIFE dedicata alle competenze nel settore della salute

Trasversalità, empatia, creatività: come cambiano le professioni sanitarie, tra conoscenze scientifiche classiche e soft skills. Ne hanno parlato gli ospiti della diretta mensile di LIFE dedicata alle competenze nel settore della salute

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Internet e i social network, la pandemia, la sempre maggiore complessità della nostra società, la velocità del mondo in cui viviamo. Sono le sfide contemporanee che stanno cambiando il settore della medicina, trasformando la relazione tra dottore e paziente e facendo emergere nuove professioni. Manager della salute che sappiano unire hard e soft skill, ovvero competenze verticali e specialistiche con un approccio relazionale empatico e orientato al team building.

Ne hanno parlato gli ospiti della nuova diretta mensile di LIFE dedicata alle competenze nel settore della salute. A moderare l’incontro Giampaolo Colletti e Anna Gaudenzi, con gli spunti visual del disegnatore ed esperto di tematiche scientifiche Giulio Pompei.

“La scienza è in bilico tra una generazione anziana di studiosi, in primis Anthony Fauci, e una generazione giovane, che agisce in modo completamente diverso, dalla comunicazione molto veloce alla spiccata sensibilità verso l’ambiente e la salute globale, o “one health”. In mezzo si è creato un gap e l’innovazione ora sta avvenendo precipitosamente”, ha esordito la scienziata Adriana Albini, docente del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, unica donna italiana nella lista BBC 100 Women of 2020 e prima donna italiana eletta nel Board of Directors dell’American Association for Cancer Research (ne avevamo parlato qui). L’emergenza principale di cui occuparsi ora, oltre al Covid-19, è quella dell’invecchiamento: “Con un’aspettava media di vita alla nascita di 85-86 anni, abbiamo una piramide demografica rovesciata: tanti anziani e pochi bambini. Aumenta quindi il numero di persone che, pur stando bene, hanno una salute sempre più precaria. Il tema della longevità e quello della prevenzione delle malattie cronico-degenerative e metaboliche richiedono uno sforzo interdisciplinare, mentre spesso le discipline mediche sono settoriali”.

Come cambia il rapporto tra medico e paziente

“La specializzazione scientifica che ci ha portato a questa alta aspettava di vita ha perso di vista la visione sistemica, che ora va recuperata, anche grazie al supporto delle tecnologie digitali”, ha proseguito l’antropologa Cristina Cenci, fondatrice del Center for Digital Health Humanities. “La trasformazione tech potrebbe sembrare lontana dalla possibilità di un mondo a misura di persona, ma stiamo lavorando alla nascita di un nuovo umanesimo digitale, che vede proprio le nuove tecnologie e le conoscenze specialistiche integrarsi con le competenze antropologiche, sociologiche, filosofiche e anche artistiche”. Al centro di questo cambiamento di paradigma c’è anche il nuovo rapporto tra medico e paziente: “In passato si instaurava una relazione di tipo sciamanico: il dottore era l’unico depositario del potere taumaturgico di cura, al punto che forse solo il farmacista era in grado di decifrare la sua scrittura. Ora invece le persone vogliono co-costruire il loro percorso di cura: se le conoscenze specifiche appartengono al medico, al paziente va però riconosciuta la sua competenza esistenziale e il suo desiderio di definire insieme il suo progetto di vita”.

In quest’ottica diventa sempre più importante il tema dell’alfabetizzazione sanitaria, come ha sottolineato Paola Mosconi, capo del Laboratorio Ricerca per il Coinvolgimento dei Cittadini in Sanità del Mario Negri di Milano: “Lo tsunami Covid-19 ce lo ha fatto capire chiaramente. E’ stata diffusa una grande quantità di informazioni, a volte confuse e sicuramente ridondanti: la ricerca di notizie quotidiane ha alimentato un notevole rumore di fondo. Dall’altra parte, a ricevere queste comunicazioni era una popolazione, come quella italiana, che in precedenza è stata molto poco esposta a questi argomenti e ha sviluppato scarse capacità critiche”. Con la pandemia la collettività ha capito molto bene il ruolo della scienza, che ha saputo mettere a disposizione un vaccino in soli 9 mesi: “La fiducia crescente ora va supportata con strumenti adeguati, in modo che si possa consolidare. Se l’alfabetizzazione sanitaria iniziasse già da piccoli, fin dalle elementari, i cittadini di domani avrebbero a disposizione maggiori competenze, anche grazie alle nuove tecnologie, pur rimanendo sempre il bisogno di essere supportati nelle loro scelte e nella loro partecipazione”.

Team multidisciplinari per fare più prevenzione

La parola d’ordine, prima di tutto, è prevenzione: “Un settore che nel tempo si è ritrovato chiuso in se stesso, ormai diventato la ‘cenerentola’ della sanità”, ha dichiarato Francesca Lecci, professore associato presso SDA Bocconi School of Management e direttrice del Master in Prevention Academy, promosso insieme a Sanofi Pasteur. “Chi fa prevenzione nelle aziende sanitarie pubbliche ha invece sempre più bisogno di tornare in connessione con i cittadini, che vogliono essere partecipi del percorso legato alla salute. La professione del medico, nata come altamente autoreferenziale, oggi non lo è più: ora bisogna creare team multidisciplinari che sappiano risolvere i problemi in un contesto diverso da vent’anni fa, perché è tutto più veloce. La pandemia ci ha fatto capire quanto sia importante la programmazione dei fabbisogni fatta per tempo e l’ottimizzazione delle risorse, soprattutto quando sono limitate, per ottenere il massimo risultato possibile”.

Quando le varie competenze e la creatività si uniscono, nascono invenzioni come quella di Cristian Fracassi, CEO Isinnova e Cavaliere della Repubblica, artefice della maschera da sub trasformata in tutto il mondo in respiratore per i pazienti in terapia intensiva colpiti dal Covid-19. “Passato il momento dell’emergenza, stiamo cercando di lavorare insieme agli ospedali per fare in modo che l’innovazione possa contribuire a migliore il settore della sanità in maniera più sistematica. Il successo del nostro progetto nasce dalla trasversalità, perché ormai le sole competenze verticali non vanno lontano. Nel nostro team abbiamo anche un filosofo, a testimonianza di quanto sia importante anche il contributo del mondo umanistico”.

Competenze e creatività al servizio delle sfide sociali

Boe che portano internet nell’oceano e braccialetti per permettere ai non vedenti di girare per strada, collegandosi a un servizio di mappe, e ricevendone indicazioni sul percorso da seguire: sono due delle invenzioni di Francesco Maura, studente 18enne del liceo delle Scienze sociali di Ceccano (Frosinone), insignito dal Quirinale del titolo di Alfiere della Repubblica. Il motivo? “Le sue spiccate qualità digitali, le capacità di progettazione e di realizzazione di strumenti innovativi, volti anche a superare divari e problemi sociali”. “Il punto fermo per me e per gli altri colleghi del team engine4you, fondato nel 2017 insieme a un gruppo di amici, è che la tecnologia e l’innovazione vadano usate a scopo sociale. Gli Harmillar, per esempio, sono braccialetti che memorizzano informazioni mediche e storia clinica del paziente, insieme ad altri dati sensibili: possono essere letti da qualsiasi smartphone utilizzando un tag NFC”.

Un test rapido che rileva in meno di dieci minuti la carica anticorpale delle malattie infettive, prelevando una goccia di sangue dal polpastrello, è invece l’invenzione di Marco Donolato, fisico 38enne del Politecnico di Milano, che ora lavora a Copenaghen ed è stato scelto come finalista dall’Ufficio europeo dei brevetti nella categoria “Ricerca” per l’edizione 2021 dello European Inventor Award. Un’idea, la sua, nata anche grazie al supporto di un gruppo di lavoro internazionale e molto affiatato: “Siamo un team ricco di contaminazioni, che unisce competenze verticali, anche molto spinte, a soft skills, e siamo abituati a lavorare in maniera orizzontale, senza la presenza di gerarchie. Nel nostro percorso le conoscenze specifiche sono state importanti, ma altrettanto, e direi persino di più, lo è stata la capacità di saper scherzare e ridere con colleghi che provengono da ogni parte del mondo”.