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CharityStars: quando donare è un business serio

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CharityStars: quando donare è un business serio

La nuova ICO di CharityStars ha già raccolto milioni. Il business del donare è in crescita e una moneta virtuale che valorizzi questi flussi economici rischia di essere un fattore dirompente in un settore, quello delle donazioni, sempre più spesso macchiato da scandali

La nuova ICO di CharityStars ha già raccolto milioni. Il business del donare è in crescita e una moneta virtuale che valorizzi questi flussi economici rischia di essere un fattore dirompente in un settore, quello delle donazioni, sempre più spesso macchiato da scandali

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Donare fa bene all’anima, ai riceventi delle donazioni, è deducibile ed oggi farà la felicità anche di ChaityStars. Una azienda privata (per intenderci per profit) che ha lanciato una ICO per fondare una nuova soluzione di donazione tramite criptovalute.

Smontiamo la cosa e partiamo dalle criticità del settore ONG

Dati gli ultimi scandali (a partire dagli eventi di questa estate con i migranti fino alle recenti accuse di molestie sessuali di Oxfam e Medici senza Frontiere) la fiducia delle persone nel donare per opere pie è sempre più a rischio. Dopo tutto, alla base di una donazione, vi è la fiducia: si danno soldi ad un’organizzazione (no profit) perché, negli anni, si è dimostrata corretta, ha aiutato il suo target di riferimento (bambini, adulti in aree disagiate, animali, persone diversamente abili etc..) e può vantare un bilancio sociale corretto e trasparente.

La strutturazione finanziaria, la gestione delle donazioni, la rendicontazione (in particolare) sono uno sforzo ulteriore per le Ong. Il tema rendicontazione è un argomento caldo. Fin troppo spesso gli Sms pro-bono inviati da ignari cittadini hanno un esito strano, oppure vengono parcheggiati in fondi che non vengono resi disponibili, per lo scopo per cui i soldi sono stati raccolti. Il caso di Amatrice è ancora vivo nella memoria di tutti coloro che han donato via sms.

 

Una soluzione sembra essere la nuova iniziativa di CharityStars

Il gruppo già da anni guadagna grazie alle donazioni. Per precisione hanno creato un ingegnoso sistema di raccolta di donazioni utilizzando delle aste. Una Ong si candida e propone un’asta, sweepstake, buy now (altre opzioni per la raccolta di soldi disponibili). Il calciatore, l’attore, l’artista vendono del tempo, un loro capo di abbigliamento o altri oggetti personali all’asta. Con i soldi raccolti (meno la percentuale per CharityStars e i costi di servizio) si compiono opere buone grazie alle azioni della Ong che ha proposto il progetto.

Il passo successivo di CharityStars è stato il lancio di una nuova moneta digitale, Aid Coin che, nelle intenzioni del gruppo, vuole diventare la moneta utilizzata in tutte le donazioni.

Un grande guadagno per CharityStars e, se tutto funziona correttamente, una valida opportunità per i donatori di esser certi che i loro soldi (in criptovalute) arrivino a chi ne ha bisogno.

Tra i vantaggi dichiarati da CharityStars vi sono numerosi aspetti positivi

Conversione e donazione: sarà possibile convertire le principali criptovalute in AidCoin dovendo così gestire un portafoglio integrato unico per gestirle tutte.

Registrazione e verifica dell’identità: gli enti di beneficenza e le cause devono registrarsi ed essere verificate per ricevere donazioni e fornire donatori ricevute deducibili dalle tasse.

Tracciare le donazioni: segui le transazioni di AidCoin sia on-chain che off-chain.

Smart contracts: saranno disponibili modelli di contratti intelligenti facilmente personalizzabili con il semplice clic di un pulsante.

Deduzione fiscale: per ogni donazione verranno emesse ricevute per la deduzione fiscale.

Scopri e connetti: strumenti per collegare i donatori a tutti gli attori coinvolti nel settore non profit.

 

Tutto perfetto quindi? Più o meno.

 

Una criticità è la due diligence. Come dichiara il  Francesco Nazari Fusetti, co-fondatore di CharityStars e AidCoin “il nostro servizio si limita a fornire alle charity uno strumento per finanziare i loro progetti. Se la Onlus, dopo tempo, si scopre che usa i fondi per altre cose, o che i loro membri si comportano in modo non etico, noi non possiamo farci niente. Non siamo un organo di vigilanza ex post”. La posizione di Francesco è comprensibile. È come se Amazon fosse responsabile di quello che vende. In vero, tuttavia, Amazon, come ogni piattaforma, ha una discreta presenza nel certificare il più possibile che i vendors siano seri. Per quanto non sia mission di Charity Stars svolgere due diligence, è auspicabile che una qualche forma di controllo venga implementata in futuro.

 

Il secondo tema è la tracciabilità

Continua  Francesco: “Sì, il tracciamento verrà interamente effettuato on-chain quindi potremo tracciare tutti gli spostamenti di AidCoin dagli indirizzi certificati inseriti nel nostro sistema. Ogni transazione è identificata da un hash ma questo viene generato dalla blockchain stessa e ogni nodo può verificare che quell’hash sia valido dopo che questo sia stato incluso in un blocco della blockchain.  Il codice della blockchain ethereum è open source e anche i nostri smart contract sono pubblici su github e verificati su etherscan all’indirizzo del token. Chiunque ha la possibilità di prendere visione del codice di ethereum e verificare che non ci siano backdoor. La community di sviluppatori è molto ampia quindi questo emergerebbe immediatamente e il codice non verrebbe accettato dagli altri nodi.  Anche il nostro smart contract è pubblico e chiunque può analizzarlo così da verificare non vi sia alcun meccanismo che vada oltre gli standard ERC20. Ovviamente l’assenza di backdoor non implica il fatto che il codice sia privo di bug o che possa essere migliorato. La forza della blockchain sta proprio nel fatto che il codice è open e chiunque può collaborare al suo sviluppo e mantenimento” conclude Federico.