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Cinque cose da fare per uno smart working al passo coi tempi

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Cinque cose da fare per uno smart working al passo coi tempi

Lista per nulla esaustiva di quel che abbiamo imparato in questo 2020. Affinché ci sia utile l’anno prossimo

Lista per nulla esaustiva di quel che abbiamo imparato in questo 2020. Affinché ci sia utile l’anno prossimo

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Il 2020 ci ha costretto allo smart working. Ad alcuni è riuscito bene, ad altri è mancata l’organizzazione aziendale o, semplicemente, una connessione internet adeguata. L’esperienza globale che milioni di professionisti hanno fatto lavorando lontano dall’ufficio, con le sole mail e chat a ricordare scadenze e task (compiti da portare a termine), rappresenta un’evoluzione del modo di intendere il lavoro. Meno concentrato sulla presenza in ufficio e più focalizzato sui risultati ottenuti. Al termine di un anno diverso da tutti gli altri, ecco la nostra personalissima e molto parziale lista delle cose da fare (o, meglio, che vi suggeriamo di fare) per ripartire da gennaio con più organizzazione.

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Caffè, biscotti e agenda

Chi scrive ha iniziato a considerare l’utilità dell’agenda da marzo 2020, ovvero dal momento in cui tutti abbiamo iniziato a calarci nella quotidianità dello smart working. Quando le call e gli appuntamenti si accumulavano, giorno dopo giorno, su più piattaforme (Zoom, Meet, Webex…), è stato necessario segmentare la giornata con tutti questi impegni. L’agenda – e ci riferiamo esclusivamente a quella cartacea – è un’ottima soluzione per avere sott’occhio i propri impegni, cancellarli mano a mano che la giornata prosegue (che libidine, vedrete) e organizzarsi i tempi morti per fare altre attività.

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© Foto: Pexels.com

Prima le cose noiose

Lo smart working ci ha regalato una quantità di tempo che non sempre siamo stati in grado di gestire al meglio. Questa nuova modalità di lavoro ha accentuato un difetto comune: procrastinare le cose noiose, i compiti meno piacevoli, quelli che nonostante l’urgenza preferiamo spostare un pò più in là. Ebbene, per il 2021 un obiettivo che potremmo darci è quello di non posticipare le rotture, magari convincendoci del fatto che prima (e meglio) si portano a termine e meno grandi diventeranno.

Tempo libero (con obbligo d’uscita)

Dice il saggio: mens sana in corpore sano. Chi ha di fronte a sè un 2021 in smart working non avrà più alcun alibi sulla mancata attività fisica giornaliera. Prima – a nostra minima discolpa – avevamo le coincidenze, i treni, le metro, gli spostamenti e gli immancabili ritardi che più di una volta hanno mandato in malora tutti i buoni propositi di inizio anno (compreso l’abbonamento alla palestra). In attesa di capire quando ripartiranno tutti i centri sportivi, non possiamo però gingillarci. Un’ora al giorno va trovata per camminare, correre, pedalare e tenersi in forma. Vedetela così: è un modo per lavorare meglio.

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Formazione continua

Durante le feste è sempre la stessa storia: si legge di più, si ascoltano più podcast e ci si impegna con se stessi per coltivare una, dieci, cento passioni nell’anno che verrà. La giornata è fatta di 24 ore, anche per chi lavora in smart working. Tuttavia il tempo ricavato da giornate meno cariche del solito dovrà essere messo a frutto. Consigliamo letture e percorsi di formazione online per non spegnere mai il cervello. Online le soluzioni sono infinite e di qualità.

Smart working: non fate gli eremiti

In ultimo abbiamo lasciato forse il consiglio più importante. La pandemia ha accelerato un trend in corso da anni, non soltanto in Italia. Lo smart working ha reso più efficiente il lavoro di tanti, ha diffuso la responsabilità all’interno delle aziende e, non da ultimo, ha permesso un notevole risparmio in benzina e abbonamenti ai mezzi pubblici. Ma c’è un ma: l’errore più grande che possiamo fare è seguire una strada da eremiti, convincendoci che l’ufficio sia ormai un luogo del passato. Incontrare colleghi, clienti e non perdere l’abitudine al contatto con le persone (soprattutto quando ci saremo lasciati definitivamente alle spalle la pandemia) sono attività fondamentali. E lo smart working serio non può tralasciarle.