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Ott 15, 2018

Da Enea arrivano le alghe artificiali per salvare il Mediterraneo

Dopo essere state progettate e stampate in 3D, sono state trapiantate sui fondali della baia di Santa Teresa, a La Spezia.

I cambiamenti climatici rischiano di compromettere per sempre i fragili equilibri degli ecosistemi marini. Secondo la FAO, entro il 2050 l’innalzamento della temperatura degli oceani, l’eccessiva antropizzazione delle acque causata, ad esempio, dallo sfruttamento eccessivo della pesca e l’incremento delle specie aliene marine, insieme all’aumento esponenziale dei tassi di inquinamento, comporteranno delle modifiche irreversibili.

Proprio per questo i ricercatori ENEA, insieme con l’Università di Portsmouth e il CNR, hanno realizzato delle alghe artificiali in grado di “restaurare” gli ambienti marini colpiti dal climate change. Queste alghe infatti replicano perfettamente una specie chiave del Mediterraneo, la E. elongata, in grado di sopportare forti variazioni di temperatura, salinità e pH e habitat ideale per la vita di numerosi organismi marini.

Un ingegnere dell’ecosistema marino

“Quest’alga corallina è considerata un ‘ingegnere’ ecosistemico. Oltre ad essere promotore di biodiversità e produttore di ‘carbonio’ pulito, il cosiddetto carbonio blu, che si produce attraverso il processo di fotosintesi, è di enorme importanza per la vita e la sopravvivenza di molti organismi, vegetali ed animali”, spiega Chiara Lombardi del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’ENEA, a capo del progetto.

 

 

Dopo essere state progettate e stampate in 3D, sessanta alghe “sosia” del progetto Will coralline algae reef mitigate climate change effects on associated fauna? sono state trapiantate sui fondali della baia di Santa Teresa, a La Spezia. Cinque mesi di test hanno permesso di verificare la resistenza in un ambiente naturale e l’idoneità alla colonizzazione da parte di organismi marini. Gli studiosi hanno  calcolato che è sopravvissuto il 42% delle alghe artificiali.

 

“Il dato dimostra che, sebbene le proprietà del materiale usato fossero simili a quelle dell’alga in termini di resistenza alla trazione – continua Lombardi – lo stress da fatica imposto dalla periodicità dell’onda è stato importante”. Dagli studi emerge anche una similarità del 61% con l’atteggiamento del reef naturale, che conferma la loro idoneità ad attrarre e ospitare una fauna paragonabile a quella che colonizza le alghe naturali.

 

Durante il periodo di studio poi, i ricercatori hanno registrato due eventi di heat wave, ossia ondate di calore intense con picchi superiori a 26° e temperature medie oltre i 24°, che testimoniano l’attuarsi di eventi anomali di riscaldamento climatico in atto.

Progettate per situazioni estreme

Le alghe artificiali sono state esposte a queste alte temperature in un ambiente naturale. Ma, per comprendere a pieno l’effetto di mitigazione al cambiamento climatico esercitato dall’alga naturale i ricercatori hanno ricreato in laboratorio uno scenario critico come quello previsto per il 2100 dall’International Panel of Climate Change. Secondo lo studio, da qui alla fine del secolo, l’acidificazione degli oceani porterà il pH dell’acqua a un valore di 7,7.

“Le alghe coralline che formano reef appartengono a un gruppo di organismi che svolge un ruolo importante nel tamponare la diminuzione del pH, creando un micro ambiente che potrebbe aiutare alcune specie a resistere al cambiamento climatico” spiega Federica Ragazzola, dell’Università di Portsmouth. “In pratica quando le acque diventano più acide, questi reef corallini, attraverso la fotosintesi e dissolvendosi lentamente, aumentano il pH proteggendo gli organismi che vivono all’interno”.

 

I reef naturali e i le alghe artificiali sono stati messi in vasca e sottoposti a sperimentazione con valori di pCO2 – attuali e previsti per il 2100 – e temperature incrementate. Conosceremo i risultati della fase sperimentale solo nel 2019.

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