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Ott 19, 2018

Content delivery: abbatti i tempi di caricamento delle pagine

Quando si parla di e-commerce, ogni istante può essere importante e farti perdere clienti. Sapresti dire quanti? Ecco alcuni dati

Chi lavora sul web sa che i tempi di caricamento delle pagine sono estremamente importanti. I dati mostrano una correlazione diretta tra la velocità di caricamento e la frequenza di abbandono: oltre i 4 secondi, il bounce rate è del 25% (dati Google), ma si impenna al crescere dell’attesa. Nel commercio elettronico va anche peggio: un ritardo di tre secondi può determinare una perdita del 40% delle potenziali vendite. Facile immaginare come, è il caso di dirlo, in pochi istanti possa essere vanificato il lavoro di mesi: il cliente tanto faticosamente attratto sul sito scappa, cerca altrove, e il rischio che trovi presso la concorrenza quello che desidera si fa concreto. La probabilità che “ci riprovi”, cioè che ritorni sul nostro sito, è in questi casi molto bassa. Non solo. I motori di ricerca valutano la velocità di risposta e penalizzano i siti che generano attesa, spingendoli in fondo al ranking.

Sito lento? Il Content Delivery Network può essere una soluzione

Le cause che portano un sito a essere “lento” possono essere diverse e aumentano al crescere delle dimensioni. Esistono, però, dei rimedi per migliorare le prestazioni. Uno si chiama Content Delivery Network. In cosa consiste? In pratica, ogni volta che un utente visualizza un contenuto – ad esempio una foto in un negozio virtuale – la richiesta di quella risorsa viene indirizzata al server più vicino e meno trafficato disponibile al momento. Il principio chiave è la ridondanza: il contenuto, cioè, è presente su diversi server, e di volta in volta viene inviato quello migliore in termini di tempi di risposta.

Performance ottimali su  ogni device

Ma c’è un altro problema che riguarda i contenuti distribuiti sui canali del brand. La stessa foto può essere postata su blog, social, siti, ma ogni device e applicazione richiede formati diversi per offrire un’esperienza ottimale agli utenti. Quindi, non solo mantenere l’archivio dei contenuti è un’attività complicata, ma a ciò si aggiunge un lungo lavoro di editing.

 

Gestire questa mole di asset multimediali e assicurarsi di avere performance ottimali sui canali di front-end può essere molto dispendioso in termini di tempo e risorse impiegate.

 

Tutti questi problemi possono essere risolti solamente con un’integrazione fra l’archivio di gestione dei contenuti, gli strumenti di editing e il Content Delivery Network. Tuttavia, l’integrazione tra queste tipologie di sistemi può essere molto costosa e di difficile manutenzione. Si può, però, adottare un software già predisposto per svolgere tutte queste operazioni, come ad esempio THRON.

 

THRON è un DAM (Digital Asset Management) che consente di archiviare e ottimizzare i contenuti che dovranno poi essere distribuiti sui canali di front end. Ad esempio, un’immagine può essere caricata una sola volta: è poi il software a occuparsi di ritagliarla automaticamente, individuando gli elementi rilevanti grazie all’intelligenza artificiale. Inoltre, THRON integra nativamente una CDN che evita costi aggiuntivi.

 

Grazie a una piattaforma di questo tipo, le aziende sono in grado di ottimizzare gli sforzi concentrandoli solo sulle attività veramente redditizie, liberandosi di costi e sprechi inutili.

 

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