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Ott 22, 2018

400.000 posti di lavoro in Italia: il piano di Angelo Coletta, Presidente di Italia Startup

Il Presidente ci illustra il suo piano per rilanciare l'ecosistema delle startup in Italia. Dalla decontribuzione per le assunzioni, a un fondo dedicato al sostegno di incubatori e acceleratori di startup. Tutti i punti del programma

Angelo Coletta è un imprenditore nato 47 anni fa a Conversano in provincia di Bari, dove ha fondato una serie di imprese innovative con alle spalle almeno due exit, di cui l’ultima è quella di BookingShow, uno dei tre player di ticketing in Italia. A giugno 2014 ha creato UpCommerce una piattaforma per la gestione di e-commerce multilingue.

Nel 2016 ha poi rilevato la maggioranza di 18months, secondo player nazionale nel settore del ticketing per i cinema. Oggi è Amministratore Delegato di Futurenext srl (www.zakeke.com) applicazione cloud SaaS che abilita le piattaforme ecommerce di tutto il mondo ad offrire ai propri consumatori l’esperienza di personalizzazione di prodotti in 2D e 3D e dallo scorso giugno è Presidente di Italia Startup per il prossimo triennio.

 

 

Il piano per le startup in Italia

Da Presidente ha un piano molto concreto per l’ecosistema delle startup innovative italiane che pur auspicando che prima o poi sia in grado di produrre unicorni (a proposito, chi ne ha visto uno in Italia?) può e deve invece produrre un numero molto più elevato di exit in tutte le fasi del ciclo di sviluppo.

Si parte da tre priorità: mancanza di capitali, soprattutto nelle fasi iniziali in Italia siamo ultimi in ogni classifica, nonostante i 307 milioni investiti nei primi 9 mesi del 2018 siano quasi il triplo dell’anno precedente; tasso di successo e mancanza di buyer nazionali.

 

Leggi anche: 307 milioni di euro investiti in startup nei primi 9 mesi del 2018. È record: tutti i round in una timeline

 

Pre-seed, seed, growth ed exit: obiettivi e azioni per le 4 fasi delle startup

 

Un piano che possa lavorare su queste problematiche deve partire da obiettivi e azioni diverse in ognuna delle 4 fasi delle startup: pre-seed, seed, growth ed exit.

 

Il punto di partenza sono proprio le startup in fase di Pre-Seed, quando insomma bisogna trasformare l’idea in realtà. In questa fase Angelo si immagina un supporto concreto (soldi ndr) e diretto di almeno 50.000 euro da parte dello Stato sotto forma di grant alle startup che hanno già ricevuto: uno sme instrument o un seal of excellence o un finanziamento da parte di una banca  o la certificazione da un incubatore. La regione Campania ha già un modello a cui ispirarsi che funziona molto bene.

 

In parallelo Angelo propone l’eliminazione del vincolo di un investitore professionale nei progetti di equity crowdfunding o almeno dell’abbassamento della soglia e la possibilità di sottoscrivere quote azionarie attraverso sistemi di pagamento. Oggi il mercato del crowdfunding in Italia ha superato i 25 milioni di Euro ma con una norma che non è presente in nessun altro stato europeo che obbliga ad avere un investitore professionale per almeno il 5%. Tuttavia su questo punto ci sono opinioni contrastanti tra cui, le piattaforme di crowdfunding stesse, che vedono questo vincolo come una garanzia aggiuntiva per i piccoli investitori.

 

Nella fase successiva, quella del primo seed la ricetta di Coletta è invece il co-matching: equity crowdfunding, banche e capitali pubblici.

Detta così sembra facile ma come al solito una delle priorità in Italia è la semplificazione.

 

Ad esempio per le startup è possibile ottenere in automatico la garanzia di Mediocredito Centrale per attivare un finanziamento bancario (96 milioni attivati l’anno scorso) ma la forma tecnica con cui è concesso è il mutuo chirografario a 5 anni, formula che implica che di fatto ricevuti 100 euro da rimborsare in 5 anni nei primi tre anni si è già rimborsato oltre metà del finanziamento per cui la finanza utilizzabile dall’impresa per lo sviluppo di un qualsiasi progetto si riduce nella pratica a metà dell’importo ricevuto.

 

Se il finanziamento fosse un bullet con rimborso a scadenza del totale del capitale o un chirografario a 7 anni con due anni di pre-ammortamento come in Francia, a parità di garanzia prestata dallo Stato si otterrebbe il doppio della finanza circolante per le imprese. Anche l’impossibilità di finanziare con garanzia MCC le spese interne del team di ricerca è un’anomalia che andrebbe corretta. Al fine di potenziare la capacità di leverage delle startup sarebbe utile che venisse proposta ed utilizzata dalle banche in modo più massiccio la garanzia europea Innofin! Europe  che permette di garantiere ergoazioni sino a 7,5 milioni di euro molto utilizzata da BPIfrance.

 

 

L’emissione ha garanzia FEI ed è assistita dalla Linea di Credito di Firma per il sostegno delle Piccole e Medie Imprese denominata “InnovFin SME Guarantee Facility” con il supporto finanziario dell’Unione Europea ai sensi del programma “Horizon 2020 Financial Instruments” (garanzia Fondo Europeo degli Investimenti FEI).

 

FEI ed Anthilia Capital Partners SGR, ad esempio, hanno già finalizzato una linea di garanzia di 50 milioni di euro a copertura del portafoglio di emissioni obbligazionarie gestito da Anthilia stesso per conto dei propri investitori.

 

La garanzia FEI riconosciuta ad Anthilia BIT, primo caso in Europa nel mercato del private debt, ha come target le PMI ad alto grado di innovazione. Il beneficio della garanzia, sotto forma di miglior rating, permette all’emittente di finanziare il proprio progetto ad un minor costo di indebitamento complessivo ed al gestore del Fondo di ridurre il rischio di credito.

 

Il Mezzanine Finance BEI

Il mezzanine finance (tradotto: debito mezzanino) è un metodo di finanziamento utilizzato soprattutto quando un’azienda ha una rilevante massa di debiti a breve termine non adeguatamente compensati da attivo a breve (se siete dei co-founder come vi suona?).

I mezzanine capital sono finanziamenti con vincolo di subordinazione nel rimborso rispetto al normale debito bancario.

Hanno una natura ibrida tra il finanziamento puro e l’equity in quanto la remunerazione è composta di due parti: il tasso di interesse sul finanziamento che assimila il mezzanino al normale debito bancario una remunerazione variabile in funzione dei risultati dell’azienda (equity kicker) che assimila il mezzanino ad una forma di finanziamento simile all’apporto dei soci.

Altro punto cardine è l’attivazione dirompente dei capitali privati di cui il paese dispone dando la possibilità a privati, corporate e VC di ricevere un credito di imposta per gli investimenti in startup sino ad un milione del 70% alzando l’attuale soglia del 30%, spendibile anche nell’anno fiscale precedente.

Se considerate che la media europea è del 50% non sarebbe nemmeno troppo rivoluzionaria, anzi direi proprio che sembra urgente e da realizzare al più presto al fine di chiudere un gap che è ancora enorme rispetto alle economie trainanti del continente.

 

Decontribuzione per le assunzioni nelle Startup

A questi incentivi l’idea di Angelo è di affiancare un piano per la decontribuzione totale per le assunzioni a tempo indeterminato nelle Startup e PMI innovative.

Per quanto riguarda la fase di SEED l’ingrediente di Coletta  circola da quando l’allora ministro Passera, sempre guidato da Italia Startup, iniziò a varare la riforma delle startup innovative: creare un fondo dei fondi che preveda immissione di capitali privati (5% di ELTIF, 3% dei PIR oltre a piccolissime percentuali di Fondi Pensione e Casse Previdenziali) unite all’immissione di capitali pubblici da CDP. A quanto pare questo governo vuole andare in questa direzione dando un’enorme spinta al settore, e non posso che concordare pienamente sia sulla strada che si vuole intraprendere sia sul dichiarato ammontare dell’obiettivo di raccolta di 3 miliardi che è la cifra minima per cominciare a competere davvero con gli altri ecosistemi.

Subito dopo aver mancato i PIR per un soffio, l’allora ministro Calenda, invitato al Summit del 2017, ci fece riferire “le startup non sono nella mia agenda”, tuttavia si tratta di una manovra a costo zero sul debito e relativamente semplice peraltro già annunciata sia dall’attuale ministro Di Maio sia dal deputato Luca Carabetta, Vice Presidente della commissione attività produttive della Camera dei Deputati.

 

Leggi anche: “3 miliardi per le startup innovative”. L’obiettivo concreto del Governo

 

I valori passano dai 4 miliardi  annunciati a Bari da Di Maio ai 2,5 di Luca Carabetta, attuale Vice Presidente della commissione attività produttive alla Camera dei Deputati, fondatore di startup pure lui e con le idee molto chiare sull’argomento, peraltro molto in linea con quelle del Presidente.

 

Il piano per gli investitori

Lato investitori l’idea è quella di un lock-up di 3 anni per avere zero tassazione su un eventuale capital gain (come nel Regno Unito si fa già da anni) e se disinveste prima del lock-up ma reinveste in un’altra startup la decontribuzione dovrebbe essere del 50%.

Un punto che spesso viene sottovalutato è che l’obiettivo della mano pubblica e delle politiche pubbliche non deve essere solo quello di favorire la nascita delle startup ma di favorire che molte delle innovazioni che vengono prodotte in questi piccoli laboratori di idee diventino poi parte di catene del valore delle nostre imprese e soprattutto di quelle multinazionali tascabili che ogni giorno debbono competere sui mercati internazionali.

 

Un piano da 400.000 posti di lavoro in Italia

Per favorire dunque questo processo , generalmente denominato open innovation bisognerebbe portare sullo stesso piano da un punto vista delle agevolazioni disponibili la scelta di una impresa di fare ricerca internamente o di acquisire una startup che ha già risolto il problema che la ricerca si proponeva di risolvere.

Il suggerimento è che a valere sullo stesso fondo del credito d’imposta per la ricerca e sviluppo (ergo a zero nuovi costi per lo Stato) le imprese possano ricevere un credito d’imposta dello stesso importo percentuale sia quando decidono di investire in ricerca sia quando decidano di acquistare una startup.

200.000 aziende italiane, stelle del panorama internazionale, comincerebbero sicuramente a guardare con più interesse il portafoglio di startup italiane con una crescita esponenziale delle exit locali e di riflesso rendendo meno illiquido il nostro ecosistema, problema che limita enormemente l’ulteriore afflusso di capitali privati.

E per far si che questa accelerazione non sia un fuoco di paglia la ricetta prevede sia per le aziende sia per le banche eventuali perdite possano essere portate in iper ammortamento e che sia previsto il rimborso del credito d’imposta che non viene recuperato tramite F24 come avviene già in Germania.

Un piano che comprende poi un fondo dedicato al sostegno di incubatori e acceleratori di startup, la possibilità per manager e dipendenti pubblici di prendere un anno sabbatico in un’impresa innovativa e un give back fund, non obbligatorio, dell’1% del fatturato con esenzione totale di imposta che vada a finanziare il mondo dell’università tramite il MIUR.

 

Tutto questo, se applicato velocemente, vorrebbe dire aumentare di almeno 10 volte il capitale circolante e generare da 7 a 8 volte il numero di posti di lavoro attuali, che peraltro sono posti di lavoro altamente qualificati. Se siete veloci in matematica avete capito bene: 400.000 nuovi posti di lavoro.

 

E’ ora di spingere davvero il pedale sull’acceleratore dell’innovazione!

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