Le Big Tech per restare competitive finora hanno preferito affidarsi a un modello che prevede di chiedere scusa dopo ai titolari dei diritti violati piuttosto che domandare il permesso prima. Tuttavia mentre alcuni addetti ai lavori si ponevano il dubbio se fosse il caso calpestare il diritto d’autore, nessuno si è mai preoccupato di ledere la tutela alla riservatezza. Il punto di Guido Scorza per la rubrica Privacy Weekly
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