firma email wapp 3

ecommerce

PayPal e Ipsos Mori hanno analizzato le abitudini di shopping online locale e all’estero di oltre 17.500 consumatori in 22 Paesi dimostrando che il commercio oltre confine è una colonna portante del mercato globale. Chi acquista all’estero (quelli che fanno più del 10% dei loro acquisti online oltre i confini del proprio Paese), spende all’incirca il doppio dei consumatori che comprano solo a livello nazionale.

Anche per questo è impensabile, sottolinea Roberto Liscia, presidente Netcomm, per un’impresa oggi non investire nel’e-commerce con un focus globale. Il rischio è di non sfruttare crescita del settore che solo nei prossimi due anni sarà del 20%. “Da Italiani – ci dice – non possiamo permettere che si comprino scarpe e vini italiani su piattaforme internazionali”. Occorre fare investimenti coraggiosi per migliorare il servizio e superare quella barriera di scarsa credibilità verso il nostro commercio online che spinge molti acquirenti a ricercare e acquistare prodotti itliani su siti nel Regno Unito o in Germania.  Ci sono poi quei mercati potenzialmente più attrattivi per l’export italiano tramite l’e-commerce che sono ancora tutti da aggredite: primo tra tutti la Cina. Paese che ha un alto livello di eCommerce readiness ma assorbe ancora poco il prodotto italiano”

“Identificando possibilità di commercio in tutto il mondo, i risultati della nostra ricerca possono aiutare i commercianti a entrare nel crescente mercato globale” ha commentato Angelo Meregalli, general manager di PayPal. “I progressi nella tecnologia stanno aiutando ciascuno di noi ad aprirsi a nuove opportunità commerciali:  oltre i confini, ovunque, in qualunque momento e tramite qualsiasi dispositivo” ha continuato Meregalli “La chiamiamo The People Economy, l’economia fatta della persone, e PayPal è promotrice e motore di questo movimento, impegnandosi a rendere il pagamento più facile, più sicuro e più intuitivo per le persone, dove e quando vogliono”.

Oggi ci svela Roberto Liscia, esiste una sesta P, oltre quelle individuate dal guru del marketing Kotler…è la P di pagamento che oramai è divenuto parte integrante e fondamentale del processo di marketing. Non a caso i big come Apple, Amazon, Google sono strategicamente entrati nel settore, non a caso colui che vincerà sarà chi meglio saprà gestire meglio gestire l’ultimo miglio del rapporto con i consumatori in questo ecosistema che si evolve sempre più nell’ottica di porre attenzione al cliente e al merchant marginalizzando il ruolo degli altri stakeholder tradizionali o meno (come banche e telco).

Anche per questo è fondamentale gestire i dati dei propri clienti, conoscendo le abitudini di acquisto e più in generale il comportamento online. Negli ultimi 12 mesi il 72% degli italiani adulti ha acquistato online, di cui il 57% sia in Italia che all’estero.

Dallo studio emerge, inoltre, un profilo più maturo dell’acquirente online italiano che non lo è per caso, ma adotta strategie d’acquisto diverse a seconda della categoria di prodotto. Il 45% degli acquirenti online che ha acquistato un prodotto per l’infanzia/bambini negli ultimi 12 mesi lo ha fatto  interamente online, dalla ricerca-scelta dell’oggetto fino all’acquisto; stessa cosa avviene per l’elettronica di consumo (il 49% acquista interamente online), per l’intrattenimento e l’istruzione (il  57% acquista interamente online).

Sulla base delle motivazioni che guidano le scelte dell’acquirente online, oggi si possono delineare quattro profili: il risparmiatore che valuta i prezzi online bassi –  il 60% di tutti gli acquirenti italiani online, il 51% degli acquirenti online solo in Italia e il 69% degli acquirenti all’estero,  il cacciatore di convenienza che valuta il risparmio, il tempo e la comodità – 21% di tutti gli acquirenti online, 26% degli acquirenti online solo in Italia, il 16% degli acquirenti all’estero; l’utente informato che valuta informazioni online per fare la scelta giusta – 13%  di tutti gli acquirenti online, il 17% degli acquirenti online solo in Italia, l’8% degli acquirenti all’estero; l’esploratore, che cerca online prodotti nuovi, rari o interessanti, 5% di tutti gli acquirenti online, il 6% degli acquirenti online solo in Italia, il 5% degli acquirenti all’estero.

In Italia siamo per lo più risparmiatori: il 60% degli acquirenti nel nostro Paese fa shopping online per trovare prezzi più bassi. Così servizi come la spedizione o il reso gratutito (servizio lanciato da PayPal in Europa da quest’anno) diventano fondamentali per convincere il consumatore a concludere l’acquisto aumentando la conversione al carrello.

Oltre alla spedizione gratuita (come afferma il 49%) vi sono altri incentivi che possono spronare maggiormente allo shopping online come prodotti difficili da reperire in Italia (39%) o coupon e sconti (38%). Un dato che conferma come quello dei cosiddetti Vas, servizi a valore aggiunto, è uno dei terreni più fertili per le aziende operanti del e/m-commerce.

Un ambito che promette successo per tutti, come testimoniano le storie presentate. L’esperienza di Filippo Salbini, managing director di Fesal.com –  giovane e dinamica società di e-commerce del design italiano “world wide” che negli ultimi 12 mesi ha realizzato un fatturato di 1 milione di euro di cui il 99% da vendite all’estero (solo 2mila euro in Italia).

E-commerce ed estero chiave di successo anche per Massimiliano Vercellino, Ceo di Fashionstar.it – società di Biella attiva nel settore della vendita di occhiali, lenti a contatto, cravatte,  orologi –  che racconta:  “Partiti nel lontano 2003, nel 2005 arriva la scelta vincente di integrazione del business con l’ecommerce grazie al quale oggi siamo una realtà a espansione globale con una forte presenza in Paesi come la Germania e l’Australia e con un fatturato di 15milioni di euro, di cui 10milioni generato da e-commerce, ovvero il doppio di quello proveniente dai negozi fisici, e l’estero pesa per il 90%”. ​