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Anche Google si lancia nei servizi finanziari. Quelli, ovviamente, profondi, che vadano oltre i pagamenti in stile Google Pay, che dallo scorso anno ha ingoiato Google Wallet, nato sette anni prima, e che comunque è usato da circa 40 milioni di persone. Stando a quanto ha svelato il Wall Street Journal, infatti, il colosso starebbe pensando al lancio di un vero e proprio conto corrente per i suoi utenti. Si chiamerebbe Cache e funzionerebbe appunto come un conto tradizionale su cui depositare denaro o da cui prelevare, agganciandoci magari altri servizi come la concessione di prestiti.

Google 1

Chi c’è dietro

A sostenere Big G ci sarà un altro colosso, quello bancario di Citigroup, che mette insieme molte dei più importanti istituti d’investimento e finanziarie degli Stati Uniti. Con lei una società finanziaria di Stanford. Tutto per poter lanciare il programma già l’anno prossimo. Un accordo col mondo bancario, dunque, che impiegherà un po’ di tempo a decollare ma che nei progetti dovrebbe schivare i problemi che sta incontrando sulla sua strada un progetto molto diverso, la criptovaluta Libra di Facebook, ma che appunto dimostra l’interesse assoluto dei colossi hi-tech per un settore ricco di prospettive. Specie dopo la direttiva europea Psd2.

citigroup

A unire i due progetti non ci sono solo i nostri soldi, le nostre informazioni, i nostri dati, le abitudini di consumo e di acquisto, ma anche e soprattutto gli utenti senza conti correnti tradizionali, target estremamente sensibile a offerte più leggere e meno impegnative sotto il profilo dei costi di gestione e dell’esperienza d’uso. Come quelle che potranno essere legate a Libra e a questa Google Bank, chiamiamola così.

fb pay

Vogliamo collaborare con le banche e con il sistema finanziario. Può essere il percorso più lungo, ma è il più sostenibile” ha spiegato al New York Times Caesar Sengupta, responsabile dei pagamenti di BigG e alla guida anche di Google Pay. Insomma, a firmare il prodotto finanziario globale saranno gli istituti e non direttamente Google, il che separa in parte il percorso per esempio da quello della Apple Card, realizzata dalla Mela con Goldman Sachs ma che propone appunto Cupertino come player principale dell’offerta.

La mossa di Facebook

L’ultima tappa di questo percorso è quella di Facebook Pay, di cui abbiamo già parlato. Una specie di riordino dei vari test che il social aveva condotto negli ultimi anni fra donazioni su Facebook e Messenger e scambio di piccole somme via WhatsApp. Il trio, anzi il quartetto di applicazioni del gruppo conta 2,2 miliardi di persone: iniziare a far circolare soldi, seppur legati a carte e PayPal, in quel continente digitale è senza dubbio un antipasto adeguato all’arrivo di Libra.