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Sono gli ultimi conti prima della guerra d’autunno dello streaming, che vedrà l’esordio di nomi come Disney+ e Apple Tv+. Netflix, la principale piattaforma video, si difende. Fa il pieno di profitti nel terzo trimestre dell’anno salendo del 65% a 655 milioni di dollari, equivalenti a 1,47 dollari di utili per azione contro gli 1,04 attesi. I ricavi sono saliti a 5,25 miliardi, stavolta in linea con le attese. Non a caso il titolo ha guadagnato a Wall Street fino all’11%, schizzando oltre i 300 dollari per azione, per poi stabilizzarsi su un +8%.

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Gli abbonati nel mondo

Qualche nota in chiaroscuro dal numero degli abbonati, che sono cresciuti meno del previsto. Forse gli utenti aspettano di vedere concretamente cosa gli avversari metteranno sul piatto e soprattutto quale sarà l’esperienza d’uso proposta da Apple e Disney. Negli Stati Uniti gli abbonati sono cresciuti di 517mila unità, meno delle 820mila stimate dagli analisti. Ma il mercato internazionale ha fatto il resto, portando in casa 6,26 milioni di account anziché i 6,05 pronosticati. Per un totale di 6,8 milioni di nuovi abbonamenti e quasi 160 milioni globali, per la precisione 158. Gli esperti si aspettavano 7 milioni in più nel periodo: obiettivo non centrato ma davvero di poco e ben bilanciato dallo stato pimpante dei conti. Specie perché il gruppo arrivava da risultati complessi nel trimestre precedente, il secondo dell’anno, in cui aveva fatto segnare il primo calo degli abbonati domestici dal lontano 2011 e convinto molti analisti, da Ubs a Morgan Stanley, a tagliare le stime di crescita proprio in vista dei concorrenti in arrivo.

 

Il prossimo trimestre

Per il prossimo trimestre, l’ultimo dell’anno, il gruppo guidato da Reed Hasting si aspetta utili per azione pari a 51 centesimi ed entrate per 5,4 miliardi di dollari con, vista forse la spinta natalizia, 7,6 milioni di nuovi utenti. Anche se l’anno scorso, nel medesimo trimestre, se ne aggiunsero 8,8 milioni. L’anno prossimo arriveranno anche altre piattaforme: si va da Peacock, il servizio di NbcUniversal della Comcast, a Hbo+ di WarnerMedia e AT&T. Perfino Amc, la catena di sale cinematografiche Usa, ha annunciato la nascita di Amc Stubs, con una libreria di 2mila film subito disponibili.

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Il salto generazionale

Ma dunque Netflix teme o no l’arrivo dei concorrenti?L’esito probabile, secondo noi, del lancio di tutti questi nuovi servizi sarà di accelerare lo spostamento dalla Tv lineare al consumo di intrattenimento su domanda” ha spiegato l’azienda, mostrando anche dei dati in cui confronta i mercati americano e canadese, uno con Hulu e l’altro senza, sottolineando la scarsa influenza del competitor. Insomma, gli unici che devono temere sono i broadcaster tradizionali che siano rimasti indietro rispetto al “salto generazionale”. Anche se le disponibilità delle famiglie non sono infinite e sottoscrivere due, tre o quattro abbonamenti in streaming tv non è una scelta così frequente: nonostante gli ampi margini di crescita per tutte le sigle, alla fine la cannibalizzazione reciproca dovrà pur cominciare.

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Una curiosità: la terza stagione della serie Stranger Things, ambientata degli anni ’80 della città statunitense di Hawkins, è stata la più vista del periodo con 64 milioni di account coinvolti nelle prime quattro settimane.