A sei mesi dalla quotazione gli unicorni sono in caduta libera (con due eccezioni notevoli)

Gli unicorni sono un affare per i venture capital ma non reggono alle Ipo. Solo due società su 17 (Facebook e Linkedin) hanno guadagnato rispetto alla chiusura del primo giorno a Wall Street. Un grafico di JP Morgan

Non tutti, si dice, reggono Las Vegas. Gli unicorni, invece, non reggono Wall Street. Le società da un miliardo di dollari quotate sulla borsa americana non sono riuscite a mantenere il prezzo di chiusura del primo giorno di contrattazioni. Con una grande e una piccola eccezione.

unicorni

Le uniche a salvarsi sono Facebook e Linkedin

La grande eccezione è Facebook: è l’unico unicorno che dalla borsa ha tratto largo vantaggio. Dopo un calo iniziale, oggi un’azione del social network vale circa il 180% in più rispetto all’aprile 2012. L’altra eccezione è Linkedin. Ma con numeri assai più contenuti: +25%. Colpa dell’ultimo mese, costato alle azioni della società il 40% del proprio valore. Il resto è discesa. Lo si vede chiaramente da questo grafico elaborato da JP Morgan. I dati prendono in considerazione 17 unicorni protagonisti di un’Ipo sul mercato americano.

Occhio alla linea nera: corrisponde a quota “100”, cioè al valore del titolo al termine del primo giorno di quotazione. C’è chi ha vissuto sulle montagne russe e chi in lento ma inesorabile calando. Tutti (salvo Facebook e Linkedin) sono sotto la parità. Una regola che vale sia per i più anziani (come Zynga, Groupon e Twitter), che hanno superato gli 800 giorni a Wall Street. Sia per i più giovani (come Square e Atlas) passando per FitBit, Alibaba e GoPro.

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I problemi arrivano sei mesi dopo l’IPO

Gli unicorni provengono da settori diversi, ma (quasi tutti) mostrano un andamento comune. Le fibrillazioni dell’Ipo portano il titolo oltre il prezzo d’esordio. Un entusiasmo che si spegne in fretta, entro tre-sei mesi. Si distinguono per un andamento più volatile GoPro e MobileEye. Le action cam hanno registrato due picchi. Il primo a tre mesi dall’Ipo, il secondo dopo poco più di un anno. Poi il calo e l’assestamento su livelli dimezzati rispetto al primo prezzo. Anche MobileEye è sotto la parità, dopo un guizzo registrato al compimento del suo primo anno sui mercati.

Altro brutto segno: quando un titolo si mantiene sotto quota 100, non si registrano improvvise riprese. Come indicano i casi Zynga e Groupon. Dal loro esordio hanno perso circa l’80% del proprio valore. Non un bell’indizio per i più giovani.

Meglio vendere o quotarsi?

Cambiando parametri, il risultato cambia poco. È vero che, nel primo giorno di contrattazione, i 17 titoli hanno registrato una crescita media del 45%. Ma è anche vero che, prendendo in considerazione il prezzo dell’Ipo e non quello della prima chiusura, solo tre unicorni (a Facebook e Linkedin si aggiunge Shopify) mostrano una progresso superiore al 15%. Dieci società restano ampiamente negative.

Il confronto tra gli unicorni che hanno scelto la borsa e quelli che hanno preferito vendere non depone a favore dei primi. Guardando al prezzo di cessione e alla valutazione del round precedente alla vendita, due unicorni (WhatsApp e Zulily) hanno registrato guadagni consistenti; quattro hanno guadagnato poco (ma hanno guadagnato) e quattro (Good, Better Place, Gilt Groupe e Fab) ci hanno rimesso. Sei segni più su dieci (il 60%). Contro i tre (volendo includere Shopify) su 17 delle Ipo (il 17%).

Il futuro resta incerto

Gli unicorni, allora, sono un cattivo investimento? Come al solito, è una questione di tempismo. Chi ha comprato azionidopo la quotazione puntando su ritorni di lungo periodo non ha certo fatto un affare. Ma, sottolineano gli analisti di JP Morgan, il valore dell’Ipo è stato – in media – il 55% più alto rispetto alla valutazione emersa nell’ultimo round. Che già raddoppiava il valore rispetto a quello precedente. Insomma, investitori della prima ora, fondatori (quando ancora azionisti) e venture capital con la quotazione hanno fatto il pieno. Meglio fermarsi al momento giusto. Anche perché il grafico sottolinea come i tentativi di alcuni investitori di immettere nuova linfa in fase di Ipo per sostenere il titolo è una strategia che non regge sul lungo termine.

L’orizzonte immediato non è entusiasmante. JP Morgan prevede un ulteriore “ridimensionamento” che potrebbe convincere molti investitori a smettere di comprare azioni nonostante il prezzo di saldo.

Paolo Fiore
@paolofiore

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