L’Aquila riparte da donne e startup. Un incubatore per il cinema (con Cinecittà) e progetti con Amazon e Google

7 anni dopo il terremoto, la vera ricostruzione de L’Aquila passa dal digitale e dalle startup. Ecco 3 progetti da tenere d’occhio. E a settembre ritorna “Onda dell’innovazione”

Pur essendo aquilano e “vivendo” di scrittura ho parlato solo raramente della mia città (per esempio l’ho fatto su Limes). Questo per una sorta di pudore: il terremoto e il tortuoso percorso della ricostruzione mi sembrano per certi versi assediati, appesantiti dalle troppe parole scritte o dette che hanno fatto della ricostruzione un campo di battaglia tra narrazioni contrastanti.

La Prefettura de L'Aquila, il giorno dopo il sisma

La Prefettura de L’Aquila, dopo il sisma

Qui L’Aquila, 7 anni dopo il terremoto

Qualche giorno fa il Corriere – con un lungo reportage di Sergio Rizzo – ha certificato che in qualche modo la città sta riprendendo a vivere. Questo pezzo fotografa una realtà che chiunque oggi arrivi a L’Aquila riesce a cogliere: il fermento e l’energia; ma di ombre ne restano tante.
Se è vero che il terremoto è stato di tutti gli aquilani, al contrario, la lucrosa ricostruzione è appannaggio di pochi (imprenditori, progettisti, amministratori di condominio); tanto è vero che esistono pesanti sacche di povertà, di disagio, e paradossalmente di disoccupazione (l’accento che si sente nel più grande cantiere d’Europa raramente è quello aquilano o abruzzese).

Qui bisogna introdurre anche un altro tema che spesso sfugge a chi si occupa dell’Aquila: le norme previste per evitare i conflitti di interessi (contenute nella cosiddetta legge Barca) sono molto più blande di quelle predisposte per altri eventi catastrofici, al punto che solo un amministratore comunale si è trovato nella condizione di incompatibilità, mentre altri, troppi, da una posizione di effettivo vantaggio, hanno potuto far “amministrare” senza problemi i propri interessi (spesso milionari) a parenti e affini che fungono il più delle volte da prestanome.

Dalle macerie 3 esempi per ripartire, anche con le startup

Se queste sono le ombre, è doveroso comunque dar conto dell’incredibile vivacità sociale e culturale della città (che nelle prossime settimane ospiterà il “Festival della partecipazione”) e di quanti si stanno quotidianamente impegnando per immettere energia positiva in questo sistema entropico: un controcanto rispetto al desolante quadro di miseria umana che tante inchieste giornalistiche o giudiziarie ci hanno restituito.

Laura Tinari

Laura Tinari

Ecco alcuni esempi: un gruppo di professioniste coordinate da Laura Tinari (del direttivo nazionale dei giovani di Confindustria) ha sviluppato la sua azione dal presupposto che la ricostruzione dell’Aquila non poteva non mettere al centro le donne. Donne che quotidianamente si vedono impegnate e divise tra il lavoro e la cura della famiglia. È nato così nel 2012 il progetto “L’Aquila, città per le donne – Percorsi partecipativi per una lettura di genere della realtà urbana”, che intende proporle come protagoniste di una ricostruzione pensata e strutturata a loro misura.

Margherita Paglino

Margherita Paglino

“Socioplan” (guidata da Margherita Paglino) è un’associazione nata dal desiderio di contribuire allo sviluppo locale, attraverso azioni e interventi mirati di pianificazione socio-territoriale, per combattere il disagio sociale e promuovere il benessere di comunità. La sua metodologia si avvale in particolar modo della ricerca scientifica sociale, dell’educazione non formale, dei processi partecipativi e dell’Eco-psicologia.

“L’Aquila che rinasce” (di cui sono segretario generale) che ha sinora portato avanti iniziative e progetti vicini al mondo dei giovani, delle startup, della comunicazione e della tutela del territorio. Tutti eventi caratterizzati dall’amore verso la Città ferita e tutti legati da uno stesso simbolico titolo a tracciare un unico filo conduttore: “L’Aquila rinasce da…”. L’ultima – “Artigiani digitali al servizio della ricostruzione” – organizzata dall’associazione insieme alla CNA, nell’ambito del ciclo di eventi “Onda d’innovazione” (giunta alla terza edizione). Assieme a Riccardo Cicerone (Strange Office) hanno partecipato – tra gli altri – Corrado Camilli (Cinecittà media) e Luca Iaia (Responsabile nazionale CNA Digitale e Social Media). Il tutto è partito dall’intuizione che, proprio nei momenti difficili un’intuizione forte può dare senso e concretezza ai bisogni diffusi: progetti innovativi che possono riannodare il tessuto dei nostri territori, delineando una nuova strategia per la ricostruzione economica e sociale. Ecco quindi una virtuosa contaminazione tra lavoro artigiano ed economia globale.

Luca Iaia

Luca Iaia

Amazon e Google con gli artigiani de L’Aquila

A tal proposito, Iaia ha voluto sottolineare come sia fondamentale: «Riuscire a diffondere nuove modalità di fare impresa, spingendo verso l’export nicchie di produzione legate al “saper fare italiano”, al vero made in Italy, per aggredire fasce di territorio a elevati indici di ricchezza pro-capite. Questa può essere una chiave di volta per l’economia italiana». Parlando poi dell’Aquila e della ricostruzione, Iaia ha voluto evidenziare la vicinanza della sua organizzazione alla città mettendo a disposizione degli artigiani del “Cratere sismico” le competenze maturate negli accordi strategici stipulati nell’ultimo anno con i colossi del digitale – Amazon e Google – a sostegno proprio del “saper fare italiano”.
«Il digitale può essere un importante strumento in mano alle imprese artigiane e commerciali di trovare nuovi sbocchi, nuove sinergie e nuovi mercati in un panorama economico che è sempre più dettato dai grandi player». Così la pensa Riccardo Cicerone intervenuto in veste di startupper (è tra i realizzatori di una originale piattaforma di commercio elettronico – una demo è visionabile qui) e cofondatore di Strange Office, primo spazio di Coworking cittadino.

Un nuovo incubatore sperimentale, con Cinecittà

Corrado Camilli ha affermato che oggi il mondo dell’innovazione italiana ha bisogno di una vera e propria rivoluzione copernicana: «Dall’offerta dobbiamo passare alla domanda di startup», ha affermato il manager. «Dobbiamo aumentare gli sbocchi sul mercato – ha continuato Camilli – e abbreviare il più possibile il momento di confronto con le esigenze dei potenziali clienti/consumatori». Proprio per questo va ripensato il modello degli incubatori: «Stiamo lavorando su un ambizioso progetto di questo tipo, rivolto specificatamente al mondo del turismo, dell’intrattenimento e della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale; e da subito pensiamo di coinvolgere la realtà aquilana che ha una grande esperienza nelle “arti e nei mestieri” del cinema».

Tra le startup presentate, quella di Valentina Fuà studentessa dello IED che si è laureata proprio con una tesi sperimentale su un progetto di commercio elettronico volto a sostenere la rinascita delle botteghe artigiane dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile.

E a settembre ritorna “Onda dell’innovazione”

Nel corso dell’iniziativa sono stati illustrati anche i tanti seminari e momenti di approfondimento su questi temi che, a partire da settembre, arricchiranno il programma di “Onda d’innovazione 2016” e sono state spiegate le modalità di partecipazione al bando del premio “Cambiamenti” pensato dalla CNA proprio per premiare gli artigiani digitali e le imprese innovative.

Questa positività ha contagiato anche il sindaco Massimo Cialente che ha scelto il palcoscenico del Festival dell’Economia di Trento per “raccontare” gli ambiziosi progetti che caratterizzeranno l’ultimo anno del suo secondo mandato: il distretto turistico del Gran Sasso, i nuovi insediamenti industriali, una cabina di regia per le politiche aerospaziali nella provincia aquilana, il reperimento e la finalizzazione di risorse mirate al sostegno delle imprese innovative: «Superata la fase emergenziale – ha detto il Sindaco – abbiamo ora la possibilità di pensare alla città di domani, quella che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Oggi, L’Aquila, con le abitazioni a basso costo, le risorse per fare impresa, un sistema formativo che si è arricchito della scuola internazionale, rappresenta certamente un polo attrattivo per giovani talenti e startupper italiani e non solo».

Salvatore Santangelo
@santangelo_s

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