Fioravanti (Digital Magics): «Serve un “livello 2” per le startup. Le migliori del 2016? Due nostre, una no»

Parla a Startupitalia il presidente di Digital Magics, nel primo anno dalla scomparsa del fondatore Enrico Gasperini. Un'intervista a tutto tondo, con le scommesse vinte (come il round di Tag da 12 milioni) e le sfide per il 2017, dalla partita sull'Industria 4.0 («serve un piano anche per l'agricoltura»), all'accordo con Innogest e "l'università delle startup" che arriverà in primavera

Il 2016 è stato probabilmente l’anno più lungo di Digital Magics. Il primo senza il founder, l’anima della società, Enrico Gasperini. Il testimone è stato raccolto dai soci e amici di una vita, Alberto Fioravanti, Layla Pavone, Lele Ronchini, dai nuovi partner come Marco Gay. Tra resilienza e trasformazione, l’anno che Digital Magics chiude rappresenta un po’ in sé anche l’anno dell’ecosistema startup italiano, in cui da un lato iniziava a germogliare la semina migliore degli anni passati e dall’altro con altrettanta forza e capacità di adattamento alle trasformazioni del mercato e delle strategie e politiche industriali del nostro Paese poneva le basi per il grande salto di qualità. Quello immaginato e più volte auspicato proprio, tra gli altri, da Enrico Gasperini.

Il team di Digital Magics

Il team di Digital Magics

Soprattutto, la crescita non si è mai fermata. Non conosciamo l’ammontare complessivo degli investimenti nel 2016, perché ancora i dati devono essere elaborati e presentati al mercato, in quanto società quotata. Certamente è una delle più grandi realtà italiane dell’ecosistema startup e del comparto digitale, con un portfolio di 62 tra startup e scaleup, che con le 13 di Withfounders diventeranno 75. Sì, perché una delle notizie che si era un po’ persa nel vortice delle festività natalizie è che Digital Magics ha preso il 35% del capitale di Withfounders, l’acceleratore che vanta nel proprio portfolio startup quali Brandon Ferrari, Jusp e DeRev. E, in base allo stesso accordo, in un prossimo aumento di capitale anche il venture Innogest entrerà in Digital Magics.

Il 2016 di Digital Magics

Per il 2016 la promessa era la capillarizzazione territoriale: Milano come quartier generale ma con le braccia e le gambe piantate in tutta Italia e Napoli, il primo hub attivato, al quale si sono aggiunte quest’anno altre 4 sedi: Palermo, Roma, Padova e Bari. Altra partita, forse la più importante, certamente la più ambiziosa, divenire il partner di riferimento per l’open innovation. Lo hanno fatto con Gioin, un network, una piattaforma e un format/evento che in diverse tappe per l’Italia ha approfondito e connesso corporate e startup attive sui diversi verticali dell’ecosistema.

Un anno importante anche per l’asset del gruppo dedicato alla formazione, con il consolidamento e le partnership con aziende (alcune multinazionali) di primissimo piano della Tag Innovation School diretta da Alessandro Rimassa, così come l’accordo annunciato in queste ultime settimane con l’università telematica Pegaso di Danilo Iervolino per creare “l’università delle startup“.

E a proposito di Tag, altra foto ricordo di questo intenso 2016 della galassia Digital Magics è certamente l’aumento di capitale da 12 milioni chiuso a metà novembre dalla società fondata dal giovanissimo Davide Dattoli. Un round che proietta davvero la comunità (e il business) di Talent Garden a scalare nei prossimi mesi in tutto il mondo.

Insomma, si chiude un anno molto importante per Digital Magics. Lo ripercorriamo in un’intervista con il suo presidente, Alberto Fioravanti.

alberto-fioravanti

Alberto, prima di parlare di Digital Magics proviamo a immaginare di guardare dal finestrino il 2016 dell’ecosistema startup italiano. Cosa vedi?
«Sono molto soddisfatto del 2016, per un paio di cose che son successe.Veder prendere forma da parte del Ministro dell’Economia un piano per l’Industria 4.0, e pensare che alla fine é anche un po’ frutto di gran lavoro di squadra, durato anni e con tanta fatica. Un grandissimo risultato. Rimane un piano, bisogna renderlo realtà nel 2017, ma è la prima volta che succede nella storia italiana».

Il testamento di Enrico Gasperini

Cos’è cambiato rispetto gli scorsi anni, e soprattutto cosa deve ancora cambiare?
«E’ stato certamente un anno di miglioramenti di cose che c’erano già, come aumentare gli incentivi, mobilitare le energie, fare un piano di investimenti per l’innovazione nelle startup… Credo che le due cose essenziali sono la consapevolezza che è importante questo mondo per l’innovazione per un intero comparto in Italia. Deve arrivare tramite incentivi e agevolazioni ma deve anche aiutare a mettere in pista chi finora non giocava (come l’Inps). La nostra grande scommessa è convincere anche le grandi famiglie italiane a investire nel settore. Abbiamo una tradizione di imprenditori che hanno fatto tutto coi propri soldi. C’è poco aiuto nel nostro settore, nel digitale. Ma tra pubblico e privato, dove il privato deve crederci, il pubblico deve essere veloce, non impiegare troppo tempo. Le startup hanno bisogno di tempi di risposta di qualche mese, invece ne passano troppi. Anche perché, ci credo e auspico davvero che si possa moltiplicare per 5 in 4 anni, da 200 milioni a 1 miliardo….».

Detrazione del 30% per chi investe in startup, il ruolo delle casse e degli istituti di previdenza… è un po’ quello che noi e altri abbiamo definito come il testamento di Gasperini, non credi?
«La continuità di cose che avevamo portato alla luce, come compito di “civil servant” che Digital Magics si era presa, con altre imprese, di portare al Mise un anno fa. Certo, non siamo arrivati a un incentivo del 50% ma siamo al 30, è un buon passo. La nostra visione è di fare sistema, per essere d’impatto non possiamo farlo da soli, serve un intero comparto, che è una filiera lunga che coinvolge Vc, family officer, chi insieme deve far capire che ci sono le misure da prendere. E poi credo anche che per crescere serva anche un’altra cosa…»

Le startup di “livello 2”

Cosa?
«In futuro ci sarà la necessità di migliorare la “definizione” del mondo delle startup, facendo delle startup di “livello 2”, che meritano un’attenzione particolare».

Startup di “livello 2” intendi quelle tipo Talent Garden?
«Talent Garden credo che possa essere vista tra le startup che finalmente sono riuscite a sbocciare, che hanno visto sul campo i risultati di un lavoro duro, ricevere l’attenzione dei network internazionali. Per me è un grande orgoglio poter dire che a distanza di un anno Davide (Dattoli, ndr) ha portato avanti un’operazione che molti vedevano come impossibile. Ma ce l’ha fatta. Ora mi piacerebbe che ce ne fossero altre, altre tre, quattro, cinque di queste dimensioni. L’auspicio è di lavorare con dei talenti: Tag per me rappresenta una sorta di prototipo, che spero serva a tanti ragazzi per prendere da lui la capacità di comunicare, di portare avanti e mettere a terra un lavoro durissimo. La cosa bellissima di questo progetto è che il suo è un progetto internazionale, che è già partito. Mi piacerebbe che ce ne fossero altre di cui parlare a fine 2017, ma non solo nostre di Digital Magics».

Nel 2017 puntare su Industria 4.0 (sperando in un piano per l’agricoltura)

Un attimo. Anticipi una domanda che agli altri stiamo facendo alla fine, ma a questo punto… cosa ti aspetti dal prossimo anno?
«Il 2017 secondo me dovà avere tre caratteristiche: dovrebbe essere un anno di investimenti, dovremmo vedere maggiore attenzione da parte del mercato internazionale, e a questo punto speriamo che possa essere l’anno della messa a terra dell’Industria 4.0. Anzi no, c’è anche una quarta cosa…

E diciamola…
«A proposito di industria e trasformazione digitale, spero che possa essere un anno importante anche per l’agricoltura. L’anno in cui si vede partire un grande piano industriale e insieme mettere le basi per fare un piano sull’agricoltura».

L’accordo con Innogest e l’università delle startup

Torniamo al 2016, parliamo di Digital Magics. Vi eravate dati degli obiettivi precisi lo scorso anno…
«Per me è stato un anno difficile, il primo senza il mio socio Enrico Gasperini, ma abbiamo dimostrato che il nostro è un team forte, coeso, che ha portato avanti il progetto di Enrico, che ha mostrato un’idea di innovazione e di impresa. Si è arricchito a fine anno con l’annuncio di voler lavorare su formazione ed education per chi vuol fare lo startupper grazie alla partnership con Pegaso, ed è stato l’anno della messa a terra di un accordo specifico con uno dei principali vc italiani, Innogest, che entrerà nel capitale di Digital Magics e poi Withfounders, nel cui capitale entriamo noi (con l’acquisizione del 35%, ndr). Continueremo a seguire le startup con una dose emotiva altra di voglia di fare in questo settore, allargando il nostro. Nel 2016 abbiamo aperto ai territori, lo avevamo promesso nel 2015, adesso ci sono queste queste altre sfide davanti, sempre nell’ottica di essere il player italiano di riferimento in questo settore: parlare con le istituzioni, parlare con le startup, essere concreti, fare cose».

A proposito di università delle startup, avevate già dentro l’Innovation School di Rimassa e Dattoli, questa nuova iniziativa non rischia di divenire una sorta di “doppione”?
«Ci siamo trovati con un’affinità di pensiero e di voler contribuire a cambiare questo Paese con Iervolino, che con la sua università telematica e digitale ha fatto una vera innovazione nel mondo universitario. Quanto alla domanda, occorre vedere questa cosa come un processo. E’ ovvio che tutta la componente di formazione che facciamo alle aziende di open innovation passa e continuerà a passare da Talent garden. Con l’università stiamo parlando di startup, anzi, di startuppers. Attiveremo dei corsi di preparazione al ercorso di diventare startup. Formare i founders, i team. E’ una sfida molto ambiziosa, alla quale stiamo già lavorando e che definiremo anzi, speriamo proprio di partire, entro la primavera 2017».

“3 startup che hanno fatto meglio? Una non è nostra”

Le 3 startup del vostro portfolio che hanno fatto meglio nel 2016?
«Tre è difficile, vorrei poterne dire almeno sei, ma capisco. Sicuramente Talent Garden, per le ragioni che tutti conosciamo e, in ultimo, il round di 12 milioni. Poi Buzzoole di Fabrizio Perrone sta lavorando molto bene, un team di 50 persone, sta aprendo sedi all’estero e fattura 2,7 milioni. E poi voglio segnalarne una che non è nel portfolio di Digital Magics…»

Addirittura, questa è una sorpresa…
«Non sono “partigiano”. Ci sono startup che stanno bene anche in altre realtà. Ad esempio Movendo, lo spin-off dell’IIT di Genova e Dompé, che mi pare abbia già raccolto 10 milioni. Mi colpisce anche la loro storia, non solo il finanziamento. E a questo proposito vorrei dire anche che sì, bisogna avere il talento ma bisogna essere anche bravi a raccogliere la fiducia del business angels. Non solo il cuore, la testa, ma l’empatia verso chi deve investire. Quello fa la differenza».

Sulla cosiddetta “disoccupazione tecnologica”

A proposito di tecnologia, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa che abbiamo domandato anche ad altri protagonisti dell’ecosistema. Tra dispositivi connessi, big data, robotica e intelligenza artificiale, rischiamo davvero che i computer ci rubino il lavoro?
«Ho letto che chi fa queste previsioni di mestiere dice che l’Italia non sarà uno di quei Paesi che perderà posti di lavoro a causa delle tecnologie. Nel mondo intero probabilmebte si perderanno. Nel bene e nel male, innovare non è un gioco a somma zero. In Italia, forse perché abbiamo la meccatronica, forse anche nella nostra storia una creatività che non è dei computer, ci sarà sicuramente una trasformazione ma non una perdita di posti di lavoro. Ci sarà una nuova generazione di lavori che oggi non esistono. Speriamo di riuscire a gestire in maniera intelligente, abituare le persone a cambiare lavoro più volte nella vita. In un futuro ci sarà da sfidare se stessi a cambiare attività anche più volte nella vita. Essere capaci di imparare cose nuove, essere sempre “giovani”. Credo che questa sia una di quelle cose che dovremo imparare a trasferire ai nostri figli, oltre a viaggiare e parlare bene inglese. Ad ogni modo sono ottimista. Ne abbiamo già tanti di ragazzi per strada che non hanno un lavoro, la tecnologia non è un ostacolo, anzi. C’è una mancanza cronica in tutto il mondo di programmatori, ingegneri, data scientist, ed è terribile. Lo dico soprattutto ai ragazzi: specializzatevi, avrete un lavoro per tutta la vita. E anche ben pagato».

Aldo V. Pecora
@aldopecora