Uber lancia Movement e offre i suoi big data alle amministrazioni

Il nuovo progetto sarà messo a disposizione delle amministrazioni per valutare tempi di percorrenza, viabilità, traffico e altre informazioni per gestire le metropoli in modo smart

Uber è una minaccia per le città e le compagnie di taxi? Questo il refrain degli anni scorsi, che ha prodotto una quantità di proteste, levate di scudi, blocchi della circolazione, opposizioni dei Parlamenti e una divisione dell’opinione pubblica sul servizio di auto blu a chiamata via app. Eppure il colosso guidato da Travis Kalanick, la startup più valutata del mondo, vuole migliorare la propria immagine. Come? Restituendo alle città i dati che da esse succhia ogni giorno.

Che cos’è Movement

La piattaforma che sta rivoluzionando la mobilità urbana ha appena lanciato un sito, Uber Movement, che fornirà big data alle amministrazioni cittadine. Dipartimenti e sindaci, con l’aiuto di esperti come data scientist, potranno ricevere queste informazioni per lavorare sul proprio sistema dei trasporti locali. E ottimizzarlo. Insomma, è come se Uber utilizzasse le “sue” auto quali sentinelle della viabilità in grado di indicare a chi deve decidere piani regolatori, piani del traffico e mezzi pubblici una delle strade percorribili. E i problemi più frequenti.

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I dati a disposizione

Ad esempio, diffonderà (facendo leva sui suoi 2 miliardi di corse effettuate) i tempi necessari di percorrenza fra i diversi quartieri, dando magari una mano alle amministrazioni a capire come diversi eventi, dalle manifestazioni alle cattive condizioni delle strade, impattino sul traffico cittadino. Si parte con Boston, Manila, Sydney e Washington D.C. ma si arriverà presto a rendere disponibili questi dati per dozzine di altre città dove il servizio è attivo.

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La rinnovata app di Uber

Cosa significa la mossa di Movement

Secondo molti osservatori è un passo importante di Uber verso una maggiore trasparenza. Come noto, è molto difficile ricevere informazioni precise e complete sul lato finanziario oppure operativo della compagnia: finché non si quoterà in Borsa i numeri sui bilanci così come sugli autisti in circolazione possono rimanere in buona parte segreti. Per altri, come il Washington Post, non è invece necessariamente una mossa conciliante ma anzi un’ulteriore sfida alle città proponendosi come fornitori di un servizio pubblico. O almeno fonte di preziose informazioni difficili da raccogliere in autonomia.

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