Lara Martino

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Ott 11, 2017, 2:12pm

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Ott 11, 2017, 2:12pm

«Credete in voi stesse»: il messaggio per le leader del futuro passa anche su Facebook

L'11 ottobre è la Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze. Il social network ha deciso di dedicare una card alla ricorrenza. Con Patrizia Caraveo e Paola Bonomo abbiamo cercato di capire cosa manca ancora al genere femminile per avere uguali opportunità di carriera

«Ci sono più di un miliardo di ragazze nel mondo e ognuna di loro merita uguali opportunità per un futuro migliore». Così l’Onu descrive il senso della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze che ha deciso di istituire dal 2012 ogni 11 di ottobre. Il tema scelto quest’anno è EmPOWER girls: Before, during and after conflict. Anche Facebook ha deciso di mettere l’accento su questa giornata. E ha fatto comparire sulle bacheche dei suoi utenti un bigliettino che ricorda la ricorrenza, offrendo la possibilità di cambiare la propria foto profilo per segnalare il proprio interesse al significato della giornata. Dietro questa scelta, probabilmente c’è la mano di Sheryl Sandberg, Coo di Facebook, che alla questione della discriminazione di genere ha dedicato pubblicazioni e discorsi.

Mai abbassare la guardia

Al di là delle emergenze che il genere femminile vive nel mondo, tra violenze e assenza di diritti, c’è un problema molto più ampio che riguarda l’affermazione delle donne anche in paesi del mondo che non attraversano crisi o conflitti. Il tema è quello della disparità di trattamento che le ragazze e le giovani donne devono subire quando si affacciano al mondo del lavoro. O anche prima, quando si iscrivono all’università. L’astrofisica Patrizia Caraveo nel mese di gennaio 2017 ha scritto un libro sull’argomento: Uomini e donne: stessi diritti?, Lit Edizioni. A StartupItalia! ha scelto di parlare di quelli che considera i punti fondamentali della questione. È convinta che più se ne parla, meglio è per evitare che si abbassi la guardia.

Patrizia Caraveo, quali sono i principali problemi che incontra una ragazza che voglia affermarsi dal punto di vista professionale oggi?

«Il problema fondamentale è che alle ragazze non viene insegnato a credere in se stesse. È tutta una questione di educazione e questo le rende diverse rispetto agli uomini. Alla fine del mio libro cito una frase di Sheryl Sandberg: “Gli uomini credono di più in loro stessi, le donne sono più competenti”. La diversità è dovuta essenzialmente alla mentalità e all’educazione, dato che non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino una diversità tra il cervello maschile e quello femminile. Non c’è nulla di innato. Tutte le competenze possono essere acquisite e non c’è nessuna attività per la quale donne e uomini risultino più o meno inclini naturalmente».

Sheryl Sandberg, coo di Facebook

La discriminazione non intenzionale

Cosa succede nel percorso di formazione delle donne?

«I dati, relativi soprattutto alle facoltà scientifiche, dimostrano che le studentesse sono in aumento. In alcuni corsi di laurea come biologia c’è già un vantaggio numerico femminile. Il cortocircuito succede alla fine del percorso universitario. Gli uomini riescono a inserirsi nel mondo del lavoro e a ottenere avanzamenti di carriera con più facilità. È l’effetto del cosiddetto “Old boy network”: se un uomo potente deve scegliere un collaboratore o un dirigente che lo debba affiancare, si rivolgerà alla sua cerchia di conoscenze. Gli amici degli uomini potenti sono di solito uomini e quindi la scelta ricadrà necessarimente su di loro. È una forma di discriminazione che spesso non è nemmeno intenzionale. È un circolo vizioso che è molto difficile interrompere».

Cosa bisognerebbe fare secondo lei per invertire la tendenza?

«Sarebbe opportuno che durante il processo di selezione si imponesse di riflettere sull’eventuale presenza di candidate donne che soddisfino i requisiti per la posizione vacante. Molti, però, non vedono positivamente questo tipo di intervento. Di fatto, però, da quando ho iniziato la mia carriera come scienziata l’attenzione sul tema è molto diminuita e anche questo è un problema. Meno se ne parla, meno se ne è consapevoli, meno si riesce a cercare una soluzione».

«Credete in voi stesse»

La famiglia e i figli rappresentano ancora un fattore discriminatorio per le donne?

«Purtroppo sì. Quando Marissa Mayer è stata scelta come ceo di Yahoo!, la sua nomina risultò a molti una stranezza dato che stava per diventare madre. Se al suo posto ci fosse stato un uomo, probabilmente il fatto che di lì a poco avrebbe avuto un figlio non sarebbe stato nemmeno degno di nota».

Marissa Mayer, ex ceo di Yahoo!

Cosa consiglierebbe alle ragazze che sognano di diventare delle leader del futuro?

«Per le donne fare carriera è più difficile che per gli uomini. Quelle che ci riescono sono determinate. L’unico suggerimento che posso dare, quindi, è “Credete in voi stesse”».

I consigli alle ragazze della business angel Paola Bonomo

Paola Bonomo, business angel dell’anno per il 2017, rappresenta l’esempio di una donna che è riuscita a imporsi nella sua professione. Anche per lei sono gli stereotipi della società a mettere in difficoltà le ragazze. «Le donne sul lavoro incontrano stereotipi di genere che sono pervasivi nell’ambiente che le circonda sin da piccole (basta guardare i libri di testo adottati nelle scuole), che generano pregiudizi inconsapevoli anche in chi ritiene di non averne e che mettono in gabbia il potenziale di ognuno di noi. È  necessario un lavoro capillare e duraturo di rottura rispetto agli stereotipi per permettere alle giovani donne di esprimere il loro potenziale», dice a StartupItalia!

Su cosa puntare per avere la leadership

Ci sono ambiti su cui probabilmente alle donne conviene investire per sperare di accedere alla leadership in futuro. Per Paola Bonomo la creatività femminile va espressa attraverso le scienze, la matematica e la tecnologia. Inoltre, le multinazionali sono a suo parere il luogo migliore dal punto di vista dei diritti per le ragazze che si affacciano al mondo del lavoro. Ma c’è qualcosa in più da considerare: «Uno studio condotto su 6.000 aziende danesi con al vertice un amministratore delegato uomo ha mostrato che il gender gap retributivo in azienda diminuisce – perché le retribuzioni delle donne salgono di più di quelle degli uomini – quando al capo nasce una figlia primogenita. Uno studio statunitense suggerisce che i fondi di venture capital i cui partner hanno figlie femmine assumono più donne e performano meglio. Insomma, prima di mandare quel curriculum, sembra che valga la pena di dare un’occhiata alla composizione della famiglia di chi siede nella stanza dei bottoni», conclude la business angel.