Che cos’è e come funziona Dalili, la carta elettronica per i rifugiati siriani

Al World Usability Day Rome, Emmanuel Sevrin fa il punto sull'app sviluppata dal World Food Programme. «L'obiettivo è aiutare un milione e mezzo di rifugiati siriani in Libano»

Un’app per i rifugiati siriani in Libano, una sorta di borsellino elettronico caricato con un importo mensile di 27 dollari per ogni componente del nucleo familiare, uno strumento che consente di acquistare generi alimentari in uno dei 500 negozi convenzionati. Tutto questo è Dalili (che in arabo significa guida), un progetto sviluppato fra giugno e novembre 2017 (e attivo fra qualche settimana) dal UN World Food Programme. Ne ha parlato ieri Emmanuel Sevrin, project manager dell’agenzia, presente alla quarta edizione del World Usability Day Rome, iniziativa organizzata da nois3 (anche nel team che ha realizzato l’app) negli spazi di Parco Leonardo a Fiumicino, vicino Roma. Dalili è anche un’app che informa sui prezzi dei diversi negozi e le varie offerte in zona, permettendo così all’utente di ottimizzare una spesa che spesso comporta viaggi di 10 o 20 km dal villaggio al negozio. Dalili fa parte di un progetto più ampio, Beneficiary Voices, sempre sviluppato dal World Food Programme.

Le 5 sfide di Dalili

«Abbiamo lanciato Dalili dopo mesi di ricerche e approfondimenti – ha spiegato Sevrin – con l’obiettivo di aiutare 1,5 mln di rifugiati siriani in Libano, che non possono lavorare e quindi mantenere se stessi e le proprie famiglie: stiamo effettuando dei test con un centinaio di persone di un villaggio selezionato, ma chiaramente l’obiettivo è quello di replicare l’esperimento in altri Paesi e contesti». Sono state principalmente 5 le sfide che il team di Dalili ha dovuto affrontare, dalla comprensione dei problemi dei destinatari della carta, alle dinamiche locali alla scelta di un design efficace, ma soprattutto la sfida vera è stata quella di uscire dagli uffici e andare a conoscere le persone per cui stavano lavorando. «E’ stato difficile ma molto stimolante – ha spiegato sempre Sevrin – la curiosità e l’apertura ci hanno aiutati a conoscere, interagire, comprendere e aiutare più di ogni competenza professionale».

Emmanuel Sevrin, project manager dell'UN World Food Programme

Di Beneficiary Voices e Dalili ha parlato anche The Post Internazionale

Questo è un modo per mettere la tecnologia al servizio delle persone, permettendo grazie ad essa l’accessibilità ai servizi anche alle persone che altrimenti non potrebbero usufruirne. Quella dell’usabilità dei servizi e della tecnologia è una delle grandi sfide per il futuro che i governi e i colossi del mondo tecnologico e non solo sono chiamati ad affrontare.

La progettazione come un atto politico

Organizzato per il quarto anno dall’agenzia di design nois3, il World Usability Day Rome ha l’obiettivo di diffondere buone pratiche di progettazione e user centered design (massima usabilità del prodotto e attenzione all’utente). Al centro del dibattito dell’edizione di quest’anno, la Inclusion through UX, e cioè la user experience come promotore dell’inclusione, l’accessibilità e l’usabilità di servizi. «Spesso, nella storia, le persone sono state escluse: per il colore della pelle, per le idee politiche, la nazionalità, la religione o gli orientamenti sessuali – spiega Carlo Frinolli, ceo di Nois3 e founder di WUDRome, che nel suo intervento introduttivo cita Alan Turing – e anche oggi, che il mondo sta cambiando ma le società faticano a trasformarsi in comunità aperte, bilanciate e inclusive, rischiamo di lasciar fuori qualcuno. Proprio per questo, intendo la progettazione come un atto politico, che ha il dovere di comprendere contesti e problematiche quotidiane e valorizzare l’unicità delle persone che usano le tecnologie».