Chi è Lorenzo Luce unico founder membro della commissione del MISE sull'AI - Startupitalia immagine-preview

Gen 23, 2019

Chi è Lorenzo Luce unico founder membro della commissione del MISE sull’AI

"I dati sono il vero petrolio che possiamo trasformare in volano economico per il Paese". Che cos'è emerso dalla prima riunione della Commissione del Mise raccontato dal fondatore di Big Profiles

Si è svolta il 21 gennaio la prima riunione della Commissione governativa del Mise sul tema Intelligenza Artificiale. Trenta i membri della commissione scelta dal governo.  Dieci, arrivano al mondo accademico della ricerca scientifica, dieci dallo società civile e altrettanti dieci membri, dal mondo dell’industria. Il più giovane è Lorenzo Luce ed è Co-founder  e Ceo di Big Profiles, startup che si occupa di profilazione clienti con il compagno di banco di liceo Roberto Visceglia, dopo aver abbandonato il suo dottorato in Informatica all’Università di Roma Tre.

 

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“L’obiettivo del Mise  – racconta Luce – è frutto delle richieste dell’Unione Europea che per metà 2019 vuole avere sul tavolo le strategie e le normative in tema di Intelligenza artificiale di tutti i paesi europei. All’appello manca ancora l’Italia che deve regolare la normativa e incentivare gli investimenti sul tema. L’Europa vuole elaborare una strategia unica e comunitaria per cercare di recuperare un gap di investimenti che la vede ultima, con soli 3 miliardi di investimenti in tema di AI, a confronto con i 18 miliardi messi in campo dagli Usa e i 10 miliardi già investiti dalla Cina.”

 

 

Per questo la commissione governativa istituita dal Mise avrà tempo fino a fine marzo per lavorare su sei aree di intervento in altrettanti tavoli

  1. Come valorizzare la ricerca accademica e passare dal laboratorio al mercato
  2. Educazione e Formazione. Come organizzare la formazione permanente alle nuove tecnologie introdotte dalla Ai
  3. Come attrarli e Favorirli per incentivare l’applicazione di Ai
  4. Gestione e organizzazione dei Dati già a disposizione degli enti pubblici statali
  5. Normativa e impatti etici delle nuove tecnologie nate dall’applicazione di Intelligenza artificiale
  6. Come migliorare i servizi pubblici della PA con l’Ai (Artificial Intelligence)

“In Commissione – racconta Luce – c’è un giusto equilibrio tra una parte garantista e un’altra che vuole proporre un’applicazione di intelligenza artificiale in maniera di massa e su larga scala per beneficiare della grande mole di dati già presenti nella pancia dello Stato, che alcuni enti pubblici potrebbero liberalizzare seppur in maniera abbastanza garantista e nel rispetto dei diritti e della privacy. I dati sono il vero petrolio per l’intelligenza artificiale e se il pubblico li mettesse a disposizione delle aziende, potrebbero fare davvero da volano per una nuova rivoluzione industriale. Come un materiale grezzo da trasformare in benzina. Del resto l’esperienza americana insegna. E i loro profitti parlano chiaro.”

Adesso l’Europa si è accorta del ritardo e vuole raccogliere 20 miliardi di investimenti entro il 2020 e 21 miliardi ogni anno a partire dal 2021. Obiettivo ambizioso. Per incentivare la parte italiana, secondo Luce sarebbe importante insistere su due punti: “Non normare in maniera eccessiva con paletti e limiti troppo stretti di applicazione e aprire alla liberalizzazione dei dati già a disposizione dello Stato. Questo permetterebbe di colmare, con l’ indotto economico che genererebbe l’utilizzo dei dati, il divario con gli altri paesi europei dato il basso investimento pubblico italiano in tema di intelligenza artificiale, che ad oggi si aggira sui 45 milioni di euro.”

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