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Feb 14, 2019

Il progetto di Paolo Iabichino e perché abbiamo un deficit formativo nei confronti di un’intera generazione

In questi giorni su Facebook si è aperta una discussione in merito a chi sarà votato il 9 Marzo per guidare l'Art Directors Club Italiano

Aggiornamento al 20 Febbraio

La conversazione continua con rimandi tra gruppi Facebook e post su Medium, per completezza potete leggere qui. Tra le altre cose si parla anche di come la creatività debba essere considerata un’industria e che quindi le nostre idee, per esempio, possano contribuire al Pil di un Paese.

 

L’ADCI (Art Directors Club Italiano) raggruppa i migliori professionisti del mondo pubblicitario e creativo, nel corso di più di trent’anni di vita, il Club si è evoluto in sintonia con i cambiamenti del mercato, dei media e della società.

Oggi, l’Art Directors Club Italiano si propone come un’associazione allargata che riunisce professionisti e cultori della materia “Comunicazione”, ma sempre votata al riconoscimento e al sostegno del valore della creatività come elemento fondante e vantaggio competitivo della comunicazione d’impresa, istituzionale e sociale.

In questi giorni su Facebook si sta aprendo una discussione in merito a chi sarà votato il 9 Marzo per guidare il club nei prossimi tre anni e in questo contesto la visione e il pensiero di Paolo Iabichino ci sembra davvero importante per rimanere preclusa a chi oggi non è socio dell’ADCI. (qui per chi volesse iscriversi)

Per questo vogliamo riportare di seguito alcuni passaggi del  post di Paolo Iabichino (qui la versione integrale e qui il post pubblicato). Tutto parte dalla domanda dell’attuale Presidente Adci – Vicky Gitto –   a Paolo Iabichino.

“Come mai in tre anni non hai dato alcun contributo a questo club e ai soci?”

 

Della mia candidatura mi dispiace moltissimo tu non abbia colto il vero valore che potrebbe arrivare al Club e sembri più preoccupato del reato di lesa maestà. Provo a riportartelo qui, scusami, te lo scandisco: Mi-è-stato-chiesto. Io stesso non avrei confermato la mia adesione a un Club che sento poco rappresentativo del nostro mestiere in una visione più attuale e contemporanea. Per favore, nessuno si offenda. Altri soci mi hanno manifestato lo stesso sentire. Soprattutto i più giovani. Ex soci rientrano nel Club in queste ore per poter votare il 9 marzo. E attuali soci che sarebbero usciti, restano per lo stesso motivo. Per tutti il filo conduttore della mia candidatura è legato alla visibilità del sottoscritto, semplicemente sono in tanti a pensare che il mio modo di divulgare il nostro lavoro e la mia rete di relazioni a livello associativo, formativo e istituzionale, possa portare vantaggi all’intera community e alla nostra reputazione. Credo si possa convenirne, senza che questo ferisca il tuo ego. A quel punto mi sono trovato a immaginare il lavoro che avrei fatto e mi sono trovato a scrivere il post di sabato scorso (lo si può leggere da qui). Una scrittura di getto, poco programmatica, istintiva. Credo che i risultati in termini di condivisioni e apprezzamenti di quel post sui miei feed sia la prova provata che ho toccato un nervo scoperto. Tornerei quindi sul tema se non ti dispiace, al di là della bontà del lavoro fatto dal Club fino a qui.

 

1 Abbiamo un deficit formativo nei confronti di un’intera generazione, credo che il Club abbia l’obbligo di occuparsi di questo tema e di renderlo prioritario. Ho relazioni in tutte le università, se non altro in quelle che hanno adottato i miei saggi come obbligatori per i loro corsi di laurea. Credo, spero, di non dover dimostrare la bontà di questo impegno.

 

2 IF! è un asset importante. Possiamo migliorarlo, nessuno si offenda. Ho semplicemente alzato l’asticella e credo si possa lavorare in continuità per renderlo ancora più rilevante a livello internazionale e replicarlo sul territorio in almeno due/tre eventi di portata territoriale. Ho la direzione scientifica del prossimo Brand Festival di Jesi. Sto organizzando dieci giorni di incontri, dibattiti, riflessioni ed è un’esperienza fantastica, che mi fa pensare che la cosa sia alla nostra portata.

 

3 La capillarizzazione del Club sul territorio per uscire dal baricentro milanese. Sono stati introdotti gli ambassador (sul naming ci lavoriamo, ché fa molto Impero con ambasciate). Bene. Abbiamo tre regioni, mi risulta che solo un paio siano davvero operative. Da Sabato a oggi potrebbero essere diventate una decina sto lavorando con Firenze, abbiamo a bordo Torino con casa-base presso gli Holden-Studio dove insegno. Abbiamo la Puglia con casa-base c/o Impact Hub di Bari. Le Marche neanche a dirlo, per il lavoro che sto facendo su quel territorio e la mia vicinanza all’Università. Nel veronese ho fatto un discreto lavoro di divulgazione in questi anni che potrebbe tornarci utile in questo senso, te lo confermo nelle prossime ore. Roma con l’ingaggio di Federico che potrebbe portare il suo entusiasmo e la sua professionalità soprattutto sulle classi più giovani. Genova, con una socia piena di entusiasmo che aspettava solo di essere attivata. Il 9 marzo ti presenterò i diretti interessati, in modo che tu possa considerarli per un tuo eventuale prossimo mandato. A questo proposito urge una considerazione che considero sintomatica della nostra milanesitudine, una convocazione alle 9,30 di mattina non aiuta chi si sposta da fuori e vuole presenziare per esprimere il proprio voto in Assemblea. Ma tant’è. Faranno tutti uno sforzo, perché credono che ne valga la pena. Da qui al 9 marzo potrebbe unirsi anche la Sardegna e tutto questo in poche telefonate fatte dal telefono del sottoscritto, per garantire al Club una dimensione di respiro nazionale e con tanti nuovi iscritti. È un piccolo patrimonio che metterò volentieri nelle mani del nuovo Consiglio.

 

4 La rappresentanza italiana del festival di Cannes. Lo riscrivo a scanso di equivoci. Non ho mai basato la mia carriera sui leoni, sono stato due volte giurato a Cannes, ho lavorato per anni in uno dei network più premiato al mondo, conosco l’ossessione che muove molti di noi e capisco quanto sia importante. Semplicemente non è il mio humus ideale, e dal mio post si evinceva che avrei voluto confermare Karim anche all’interno del mio Consiglio, la sola figura in continuità insieme all’insostituibile Caroline che vorrei poter confermare, ma non vorrei essere accusato ancora di parlare con le tue persone. Karim ha declinato il mio invito e apprezzo la sua lealtà. Mi dispiace molto, soprattutto perché siamo vicini di casa al mare, ma sono sicuro che saprà consegnare al meglio il tema nelle mani di chi sto individuando su questo punto.

 

5 Le differenze di genere e il grandissimo lavoro che il nostro comparto deve ancora fare su questi argomenti. Equal è un buon punto di partenza, ma non possiamo delegare la riflessione a un ennesimo award. Per favore, anche qui, nessuno si offenda. Sono in tanti a conoscere il mio impegno in questo senso e ovviamente la tematica non può che essere affrontata strategicamente e dall’interno con un lavoro continuativo e determinato, soprattutto vicino alle aziende nostre clienti. Altrimenti è solo make-up, come quando a febbraio molti di noi fanno il giro delle ong, perché hanno pronto il filmetto per Cannes e poi le lasciano al loro destino quando c’è da lavorare a poco per il sito, la campagna del 5xmille che non vince neanche un telegatto o un semplice banner. E tanti di noi sanno quanto questo sia una storia vera. A me piacerebbe capire se il nostro Club può rendersi più partecipe delle tematiche legate al terzo settore, capire come unire profit e non-profit e fare della vera pubblicità progresso. E anche qui penso di avere molto da dire e da dare, spero risulti anche a te.

 

6 Sto lavorando una nuova ADCI Servizi, affinché il Club provi a ragionare in una logica più imprenditoriale, che produca profitti che non derivino solo dalle entries ai nostri amaterrimi award. Questo ci consentirebbe di sostenere l’enorme operatività con una nuova assunzione, o molto più banalmente di valutare finalmente l’affitto di una sede x il nostro Club. Credo lo meriti. Come molti sanno sono particolarmente vicino alla realtà dei co-working milanesi e anche qui potrei avere una soluzione. Spero di potervela raccontare il 9 marzo.

 

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