Che cosa fa Philogen, la biotech italiana che ha chiuso un aumento di capitale da 62 milioni di euro - Startupitalia immagine-preview

Giu 5, 2019

Che cosa fa Philogen, la biotech italiana che ha chiuso un aumento di capitale da 62 milioni di euro

L'azienda biotech italiana è nell'élite di un settore strategico strategico e in rapida espansione e con l'aumento di capitale accelererà lo sviluppo di prodotti anti tumore

Tanto sconosciuta al pubblico quanto quotata dagli addetti ai lavori, la toscana Philogen segue una filosofia aziendale opposta rispetto alle startup più recenti, che cercano le luci della ribalta per mostrare i rispettivi prodotti o servizi. La differenza c’è e si vede anche dall’anno di nascita, perché Philogen è stata fondata nel 1996 dai famiglia Neri: Duccio è il Ceo e con i fratelli Dario e Giovanni controlla il 60% della società tramite la Nerbio, con l’altro 40% nelle mani di Sergio Dompé, numero uno dell’omonima multinazionale biofarmaceutica italiana fondata nel 1940 a Milano.

Cosa fa Philogen?

Società di biotecnologia che si snoda sull’asse Italia-Svizzera (con sedi a Siena e Zurigo), Philogen è specializzata nello sviluppo di biofarmaci innovativi per il trattamento dei disturbi legati all’angiogenesi, come il cancro e l’artrite reumatoide. Tra le primissime aziende a sviluppare prodotti diretti per combattere l’angiogenesi in vivo, l’impresa dei Neri ha attirato tante attenzioni in un settore in rapida diffusione, anche perché a differenza dei competitor diversifica le attività sui prodotti senza limitarsi a un ramo specifico, bensì spaziando dall’oncologia agli anti infiammatori. Come raccontato da Repubblica, gli esperimenti e i brevetti sui farmaci hanno permesso di registrare negli ultimi anni fatturati superiori ai dieci milioni di euro, nonostante l’andamento sia impossibile da prevedere poiché strettamente collegato al numero di invenzioni, brevetti e licenze ottenuti nel corso dei dodici mesi. Cifre importanti che hanno consentito di migliorare e allargare anche il numero dei dipendenti, al momento sopra quota cento.

 

Prodotti e partner

Daromun e Fibromun sono le due soluzioni dal più alto potenziale e alla terza fase di studio su cui sta lavorando Philogen. Il primo è dedicato al trattamento del melanoma di stadio III B e C completamente resecabile, mentre il secondo è in fase di studio nel sarcoma metastatico dei tessuti molli. Si tratta di termini complessi per il pubblico ma di assoluta importanza per la lotta contro i tumori. Oltre all’alto livello di studi e alle numerose dimostrazioni pratiche (il co-fondatore e direttore scientifico dell’azienda, Dario Neri, è professore di biomacromolecole presso il dipartimento di chimica applicata al Politecnico Federale di Zurigo e titolare di oltre trecento pubblicazioni su riviste di settore), Philogen ha all’attivo anche collaborazioni con importanti riferimenti dell’ambito farmaceutico. Per restare alle ultime, lo scorso gennaio ha annunciato accordi con Novartis, Celgene e Janssen Biotech (il braccio operativo nel ramo di Johnson & Johnson).

 

Dario Neri, co-fondatore Philogen

 

Aumento di capitale

A supportare l’azione di Philogen è arrivato un investimento da 62 milioni di euro finanziato in larga parte da The Equity Club (l’ex Equity Partners Investment Club), il club deal promosso da Mediobanca Private Banking, che con una quota minoritaria entra nel Consiglio di Amministrazione dell’azienda senese con Roberto Ferraresi, Guido Guidi e Roberto Marsella. Quanto a Philogen, l’aumento di capitale sarà utile per accelerare lo sviluppo dei prodotti e per espandere le strutture produttive per una produzione su larga scala di prodotti anticorpali. Sullo sfondo resta la crescita aziendale, priorità per gli investitori che condividono con i co-fondatori l’idea di quotare Philogen sul mercato statunitense (al momento giusto, però, considerato i due ritiri pre Ipo nel 2008 e nel 2011).

Biotech in Italia

Un comparto in salute e in costante ascesa è il biotech nel panorama italico, con il rapporto “Le imprese di biotecnologie in Italia 2019” firmato da Assobiotec ed ENEA che stimano in 641 le imprese attive alla fine del 2018. Nel complesso si parla di un fatturato di circa 11,5 miliardi di euro, con investimenti per oltre due miliardi in ricerca e sviluppo e una forza lavoro attorno alle 3mila unità. L’analisi annuale ha registrato nell’ultimo triennio aumenti in doppia cifra per tutti gli indicatori principali: fatturato +16%, numero di addetti in imprese a capitale italiano +15%, investimenti in R&S +17%. Tra le biotech figura anche Erydel che a gennaio 2018 è stata premia allo StartupItalia Open Summit.

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