#SIOS19, Cottarelli: "Startup ottimi punti di partenza, ma serve terreno fertile" - Startupitalia
single.php

Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2019 alle 7:20

#SIOS19, Cottarelli: “Startup ottimi punti di partenza, ma serve terreno fertile”

Domani, sul main stage di StartupItalia Open Summit 2019, anche il direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani. La nostra intervista

“Le startup, se poste nelle giuste condizioni, possono crescere più rapidamente delle realtà tradizionali, ma prima bisogna risolvere i problemi atavici che attanagliano da sempre il nostro Paese”. Carlo Cottarelli, economista, nonché numero uno dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, non ha dubbi. Preziosi serbatoi di innovazione e dinamismo, rappresentanza concreta della voglia di fare impresa nonostante i peccati capitali (uno degli ultimi libri scritti dall’ex Commissario per la revisione della spesa si intitola proprio I sette peccati capitali dell’economia italiana) che imbrigliano ogni possibilità di crescita, le startup da sole possono fare poco. Serve che crescano in un terreno fertile. E qui entra in gioco la politica.

© Immagini RAI - Che tempo che fa

Cottarelli parlerà di tutto questo e di altri stringenti temi d’attualità politico-economica (sono i giorni dell’approvazione della Legge di bilancio 2020) anche domani, allo StartupItalia Open Summit 2019 (qui il programma). Nel frattempo, però, lo abbiamo intervistato, chiedendogli un’anticipazione riservata ai nostri lettori.

© Presidenza della Repubblica Italiana Quirinale

Intervista a Carlo Cottarelli

StartupItalia: Dottor Cottarelli, lei elenca spesso i tanti problemi che bloccano la nostra crescita. Le startup, almeno su carta, sono realtà snelle, facilmente scalabili, che permettono di avviare attività imprenditoriali con il minor carico burocratico possibile. Possono essere un antidoto almeno in parte ai peccati capitali che annovera?

Carlo Cotterelli: Secondo me no. Da sole non possono fare fronte a tutte le nostre mancanze. Però, possono crescere più rapidamente delle altre realtà, essere più competitive. Ma prima è necessario che chi governa risolva i nostri problemi storici.

 

StartupItalia: La recente istituzione del Fondo per le startup va in quella direzione?

Carlo Cottarelli: Male senza dubbio non farà. In passato ci sono stati provvedimenti simili, pensiamo per esempio al pacchetto Industria 4.0, e hanno funzionato molto bene, incentivando la trasformazione digitale e l’innovazione. Ma resta il fatto che, così com’è, l’ambiente non è al momento favorevole all’attività d’impresa.

 

StartupItalia: Anche perché le startup devono essere aiutate a crescere. Non è un caso che uno dei problemi della nostra economia sia il nanismo imprenditoriale. In più, i nostri imprenditori devono essere messi nelle condizioni di competere alla pari con gli omologhi esteri…

Carlo Cottarelli: È corretto. Le startup sono ottimi punti di partenza e potrebbero servire proprio per superare il tema del nanismo delle nostre realtà. Ma occorre preparare il terreno così da renderle competitive sul piano europeo e internazionale. Le riforme sono dunque necessarie anche perché le piccole e medie imprese non hanno le spalle sufficientemente larghe per fare fronte ai costi della burocrazia.

© Immagini Feltrinelli

StartupItalia: In questi giorni il Parlamento è chiamato a votare la Legge di bilancio. La promuove?

Carlo Cottarelli: È una Legge di bilancio “di galleggiamento”. Non risolve problemi, ma fortunatamente non ne crea nemmeno di nuovi. Bisogna comunque riconoscere che l’esecutivo si è insediato da poco, inutile attendersi miracoli.

 

StartupItalia: Peraltro, l’anno scorso, dopo l’impasse delle elezioni, lei era stato chiamato al Quirinale come possibile presidente del Consiglio “tecnico”. Quindi a quest’ora poteva esserci lei a Palazzo Chigi alle prese con il rebus della finanziaria. Quale sarebbe stata la sua ricetta economica?

Carlo Cottarelli: Chiariamo un aspetto: i problemi dell’Italia non si risolvono certo con una legge di Bilancio, anche se indubbiamente rappresenta uno strumento di intervento utile a mettere a posto i conti di un Paese. L’Italia anzitutto ha bisogno di riforme, proprio per risolvere quei “vizi capitali” che ci trasciniamo dietro da tempo. Anzitutto, da premier, io sarei partito riducendo la zavorra della burocrazia e rendendo certa e celere la giustizia civile.

 

StartupItalia: In questi giorni, però, più che di manovra si è parlato, in Parlamento, del Meccanismo europeo di stabilità…

Carlo Cottarelli: Già. Una discussione che lascia intravedere la nostra “coda di paglia”: se non avessimo un debito pubblico mostruoso, non saremmo preoccupati del MES. Altrove, in Europa, nessuno sta discutendo del Meccanismo europeo di stabilità. Così si rischia di preoccupare gli investitori perché se ci accapigliamo tanto su quello strumento potrebbe essere che pensiamo di volercene avvalere…

 

StartupItalia: A proposito di debiti pubblici mostruosi, il premier nipponico Shinzo Abe si appresta a varare un pacchetto di stimoli da 120 miliardi di dollari per rilanciare l’economia. Allora il Paese del Sol Levante non è quel “paradiso terrestre” indicato dai sovranisti di casa nostra…

Carlo Cottarelli: Faccio semplicemente notare un particolare: negli ultimi decenni, i tre Paesi avanzati che sono cresciuti di meno sono stati l’Italia, la Grecia e il Giappone. Proprio quelli con il debito pubblico più alto…

 

Leggi anche: L’Università Bocconi apre le porte a SIOS19. Il Rettore Verona: “Stiamo cercando startup che abbiano ambizione da Unicorno”

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter