Katherine Johnson, la matematica della NASA che fece atterrare l'Apollo 11

Ultimo aggiornamento il 24 febbraio 2020 alle 21:39

Katherine Johnson, la matematica della NASA che fece atterrare l’Apollo 11

Gli Stati Uniti e il mondo ricordano una delle figure più importanti del Novecento. Un'afroamericana che ha lavorato alle prime spedizioni spaziali

Si è spenta all’eta di 101 anni Katherine Johnson, la matematica che nel 1969 contribuì a quella che per l’epoca fu la più grande conquista per l’umanità: lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Afroamericana nata a White Sulfur Springs nel 1918, in Virginia, la sua figura non è stata soltanto fondamentale per calcolare l’esatta traiettoria che l’Apollo 11 dovette compiere per un atterraggio sicuro sulla Luna. La NASA sta ricordando in queste ore Katherine Johnson perché fu anche una donna che si batté contro il razzismo e per l’equità sociale in un paese dove, tra anni Sessanta e Settanta, la segregazione razziale restava un drammatico nodo irrisolto.

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© Fonte: Wikipedia

Katherine Johnson, il lavoro alla NASA

Quando a metà del secolo scorso iniziò a lavorare come matematica dentro la NASA, Katherine Johnson era tra le poche donne afroamericane ad aver avuto accesso in uno dei centri più all’avanguardia della ricerca spaziale. «Ha aiutato la nostra nazione ad allargare le frontiere dello spazio», ha commentato l’amministratore della NASA Jim Bridenstine. Ancor prima di prender parte agli studi per spedire l’Apollo 11 sulla Luna, nel maggio 1961 Johnson fu nel team che analizzò la traiettoria di Mercury-Redstone 3, la prima missione spaziale per gli USA in cui venne spedito in orbita un uomo. Poche settimane prima Mosca aveva battuto Washington nella prima tappa di conquista nello spazio, mandando il primo uomo in orbita con la missione Vostok 1.

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© Fonte: NASA

La storia di Katherine Johnson è stata raccontata nel film Il diritto di contare del 2016. In diverse interviste riferì di non essersi mai sentita giudicata dentro la NASA perché afroamericana. «Non avevano tempo per preoccuparsi del colore della mia pelle», disse nel 2010. Nel 2015 l’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, le consegnò la Medal of Freedom, la più importante onorificenza civica USA.

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