Coronavirus, verso la chiusura del Parlamento? - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 15 marzo 2020 alle 11:46

Coronavirus, verso la chiusura del Parlamento?

Cresce il numero degli onorevoli contagiati. Il Covid-19 non risparmia il governo: positivi Anna Ascani, viceministra all’Istruzione e Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute

Con il Paese blindato, le forze di polizia nelle strade e un Governo che legifera a tutto spiano decreti, non sarebbe certo un bel segnale. Ma, più passano le ore, più si fa concreta la possibilità che, per la prima volta nella storia repubblicana, il Parlamento sia costretto a chiudere. O almeno a non riunirsi fisicamente all’interno delle due Aule, tempio mai profanato – nemmeno dai bacilli – della democrazia rappresentativa. La causa, ovviamente, è il dilagare dell’epidemia di Coronavirus, che da Milano ha percorso il Po verso la foce fino all’Emilia Romagna e ora è arrivato a bussare alle porte di Palazzo Madama e di Montecitorio, ultimi baluardi di normalità in un Paese che, tra carceri in rivolta e divieti diramati nottetempo a tutta la popolazione, non ci fosse di mezzo la salute, potrebbe sembrare l’imitazione puerile di una dittatura sudamericana. Cosa sta accadendo quindi in Parlamento?

Senato della Repubblica

© Senato

Chiudere o no il Parlamento per Coronavirus?

Gli onorevoli iniziano, comprensibilmente, ad avere paura. Sono sempre di più i parlamentari positivi al Covid-19 che costringono a quarantene improvvisate i colleghi di scranno. E così, tra assenti giustificati per SARS-CoV-2 e sedute che si tengono alla presenza di metà dei componenti per avere la distanza di almeno 1 metro tra i politici (in Senato, ogni gruppo può avere solo 6 membri contemporaneamente in Aula), il taglio dei parlamentari su cui il popolo si sarebbe dovuto esprimere mediante referendum a fine marzo (già saltato, anche quello, a causa del Coronavirus), di fatto è già avvenuto.

Due casi anche nel governo Conte

Gli ultimi due casi di politici infetti riguardano però il Governo. Sono: Anna Ascani, viceministra all’Istruzione e Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute. «Ho seguito da subito tutti i protocolli come indicato dal ministero – ha detto Sileri, già riparato in quarantena – Mia moglie e il piccolo stanno ancora bene e, seppur nella stessa casa, abbiamo diviso gli ambienti». «Come sapete da sabato pomeriggio sono in isolamento domiciliare. Purtroppo, qualche ora fa, si sono manifestati i primi sintomi riconducibili al Coronavirus. Per questo motivo ho effettuato il tampone che è risultato positivo», ha scritto la viceministra all’Istruzione Anna Ascani sui social. Che ha anche sottolineato: «Se fossi uscita, avrei incontrato molte più persone. Restando a casa, ho certamente evitato possibili contagi».

E così, mentre i tecnici del Parlamento sfogliano nervosamente Costituzione e regolamenti per capire se lo smart working possa davvero essere attuato, monta la polemica degli onorevoli che vorrebbero chiudere le Camere per malattia. «I casi di isolamento o contagio sono ancora pochi e non c’è uno squilibrio della rappresentanza. Ma dobbiamo prepararci a usare il voto a distanza per consentire a tutti di partecipare alle votazioni», ha dichiarato a Repubblica il dem Graziano Delrio, che comunque ha aggiunto: «Credo che il Parlamento debba rimanere aperto con tutte le precauzioni. Come possiamo immaginare che gli ospedali con i medici e gli infermieri in prima linea, stremati, continuino il loro lavoro e noi non facciamo quello di legislatori?»

 


Del medesimo avviso, sempre dal PD, Emanuele Fiano («la resistenza al voto telematico in Parlamento è conservatorismo problematico») e Fulvio Ceccanti, che su Twitter si sfoga: «Si moltiplicano i casi di parlamentari positivi o messi in quarantena. Come ha detto ieri Fulco Lanchester a Radio Radicale non si può in nome del diritto parlamentare ostentare un conservatorismo sulle modalità di voto tale da portare alla chiusura del Parlamento reale».

 

 

Il timore di contrarre il virus, oltre a essere legittimo, è pure trasversale, come dimostra l’intervento, dagli scranni dell’opposizione di Micaela Biancofiore, di Forza Italia: «In Parlamento non ci sono finestre e la distribuzione degli scranni è tale che non si può mantenere la distanza di sicurezza di un metro. Da qui l’opportunità di votare a distanza, a meno che, lo ripeto, non ci sono ragioni imprescindibili che ci impongono di stare in Aula». Sempre da Forza Italia, Antonio Tajani ne approfitta per spolverare un vecchio cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi: «Votino solo i capigruppo».

Perché non meritiamo di vedere le Camere chiuse

L’immagine di un Parlamento vuoto non lo meritiamo. L’Italia non lo merita. Sarebbe l’ultimo colpo indirizzato a un Paese già provato che fa risuonare l’Inno di Mameli nelle strade deserte per sentirsi meno solo. L’iniziativa rischierebbe di non essere nemmeno compresa. Anche perché l’ultimo decreto della presidenza del Consiglio, pur chiudendo la maggior parte degli esercizi commerciali, ha lasciato aperte le fabbriche e diversi uffici della Pubblica amministrazione.

Senato della Repubblica

© Senato

Finora si sono opposti alla chiusura delle Assemblee i due presidenti delle Camere. Qualche giorno fa, la Seconda carica dello Stato, Maria Elisabetta Casellati, aveva detto: «Il Senato, anche nell’emergenza, farà la sua parte, garantendo la continuità legislativa». Le aveva fatto eco il presidente della Camera, Roberto Fico: «Il Parlamento non può fermarsi, abbiamo dei doveri nei confronti dei cittadini italiani». Del medesimo avviso anche Italia Viva, il cui leader, Matteo Renzi, ha detto: «Il Parlamento è la casa della democrazia, non deve chiudere mai, nemmeno durante la guerra».

Nasce la maggioranza per la salute parlamentare

La discussione ha registrato una inedita convergenza tra parlamentari di schieramenti differenti. Una maggioranza “per la salute parlamentare”, potremmo chiamarla, che chiede che le Camere vadano avanti con i lavori assicurando però le dovute tutele agli onorevoli mediante il ricorso del telelavoro. L’appello, sottoscritto da Alessandro Fusacchia (Misto), Paolo Lattanzio (M5S), Rossella Muroni (LeU), Erasmo Palazzotto, (LeU) e Lia Quartapelle (Pd) è il seguente:

 

L’Italia sta vivendo in uno stato di eccezione che non ha precedenti nella storia dell’Italia repubblicana. Per questo è vitale che il Parlamento continui a funzionare, anzi, che lavori con ancora più determinazione per rappresentare le istanze dei tanti cittadini in difficoltà e per sostenere l’azione del Governo in questi tempi fuori dall’ordinario. In questi primi giorni di emergenza, il Parlamento, come molti luoghi di lavoro, ha funzionato con modalità di eccezione che non sono però compatibili con un’emergenza che durerà per più di qualche giorno. Per questo, come deputati, chiediamo che si continui a lavorare a pieno regime in questo momento delicatissimo in cui la Repubblica è chiamata ad affrontare la crisi sanitaria, sociale ed economica probabilmente più grave di sempre, ricorrendo anche per noi a “nuove forme” di lavoro. Siamo di fronte a problemi di natura straordinaria, che mettono alla prova procedure e prassi politiche e istituzionali consolidate, che ci impongono di trovare soluzioni altrettanto straordinarie.

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Sono molti i luoghi di lavoro a cui è chiesto uno sforzo enorme di riorganizzazione, per aggiornare le modalità di lavoro alle possibilità di lavoro agile e per tutelare al massimo la sicurezza dei lavoratori. Il Parlamento sia dunque di esempio e riprenda a lavorare, sia in presenza, adottando tutte le misure di sicurezza indispensabili, sia da remoto, anche per non ritardare ulteriormente il contributo che ciascuno di noi può dare. Non possiamo accettare che nel 2020 – nel momento in cui una porzione non trascurabile del Paese “scopre” il lavoro agile e in cui scuole e genitori, pur tra mille difficoltà, si riorganizzano con la didattica a distanza – proprio il Parlamento non riesca ad adattarsi, da un punto di vista dei regolamenti e dell’infrastruttura tecnologica, ad operare attraverso le più recenti modalità previste per gli altri luoghi di lavoro d’Italia.

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Dal punto di vista tecnologico esistono piattaforme già sperimentate e l’Italia è piena di menti brillanti che potrebbero, in pochissimo tempo, suggerire le soluzioni tecniche più adeguate. A maggior ragione se pensiamo che quasi tutto il nostro lavoro, comprese le votazioni, avvengono in modalità palese. Ci appelliamo quindi ai presidenti di Camera e Senato, alle forze politiche e a tutte le colleghe e i colleghi parlamentari affinché nelle prossime ore si adottino modalità per metterci nelle condizioni di esercitare la nostra funzione di rappresentanza della Nazione ed essere pienamente operativi al servizio del Paese pure in un momento così complicato.

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In questi giorni, ciascuno di noi sta ricevendo richieste, raccogliendo istanze, a partire dal proprio territorio di riferimento, dai gruppi sociali con cui è più in contatto, dai segmenti di società a cui è magari più vicino in ragione della Commissione parlamentare di appartenenza. Allo stesso tempo, il Governo sta adottando misure economiche importanti, ma c’è inevitabilmente una parte significativa della popolazione, spesso composta dei più vulnerabili e fragili – tra questi certamente i lavoratori saltuari di ogni tipo – che sta già risentendo pesantemente di questa situazione e che non arriva a far sentire la propria voce. Ci sono mille situazioni non previste, che stanno emergendo giorno dopo giorno e che inevitabilmente i provvedimenti adottati non intercettano.

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Il Coronavirus sta facendo esplodere tutte le contraddizioni, le disuguaglianze latenti, le discriminazioni finora malcelate. Sta mostrando l’insostenibile leggerezza con cui nel tempo è stata costruita la nostra società. Noi abbiamo adesso l’occasione di ripensare tutto, in profondità, anticipando e non ipotecando del tutto il futuro in cui vorremmo vivere. È per questo urgente e indispensabile garantire che il Parlamento possa svolgere adesso questa funzione di raccordo capillare con la società, di confronto costante col Governo sull’indirizzo politico e sulla definizione delle priorità volte ad assicurare la tenuta economica e sociale in un momento di così grande affanno collettivo. Mentre il Governo si fa carico della crisi sanitaria ricorrendo anche ad una gestione commissariale, il Parlamento lavori da subito sulle misure per assicurare la resilienza, vale a dire la capacità dell’Italia di resistere nel medio periodo e ripensarsi, quando l’emergenza sarà passata, più forte di prima. Abbiamo tutta la determinazione e la tecnologia necessarie per farlo. Come parlamentari abbiamo il dovere di essere a disposizione.

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