Coronavirus | Ospedali mobili, con Shellbe nascono reparti smontabili
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Ultimo aggiornamento il 14 aprile 2020 alle 9:31

Coronavirus | Ospedali mobili, con Shellbe nascono reparti smontabili

Shellbe produce moduli smontabili, riutilizzabili e 100% riciclabili. Due di questi diverranno terapie subintensive in aiuto alla sanità marchigiana

Come le costruzioni Lego, accostando più moduli insieme, Shellbe è in grado di creare anche un intero ospedale. E la funzione che svolge, oggi, è davvero importante: aiutare il settore sanitario, così come quello medico e farmaceutico, nella dura battaglia contro il Coronavirus. “I nostri moduli, che funzionano sia in maniera indipendente che da supporto a strutture già esistenti, possono assolvere a più compiti differenti; si possono spostare e riutilizzare ovunque vi sia esigenza come locali sanitari, sistemi ospedalieri, cliniche, laboratori e aree di test“, afferma Giuseppe Galimberti, imprenditore azionista di maggioranza di Shellbe. 

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Come funzionano i moduli Shellbe

“Con Shellbe si mettono in piedi laboratori di diagnostica, terapie intensive e subintensive e, con qualche sforzo in più, anche ambienti da adibire a sale operatorie. Le strutture sono realizzate in metallo con pannelli in polietilene pressato”, spiega Galimberti.

Specializzata nell’ingegneria hi- tech e nella ricerca, sviluppo e produzione di strumenti tecnologicamente avanzati per l’industria medicale, farmaceutica e di varie attività produttive, la società ha realizzato unità modulari mobili, aree asettiche e non asettiche, e ambienti sanitari complessi che possono essere utilizzati sia in autonomia che a supporto di strutture ospedaliere o centri di ricerca già esistenti.

La startup marchigiana, con sede ad Ancona, è nata nel 2015 dalla collaborazione tra la Dittel Engineering, importante società tedesca di progettazione e realizzazione di cleanroom, e CTSA srl, azienda italiana specializzata nel project management e nell’ingegneria civile ed industriale. L’amministratore delegato di Shellbe, Matteo Filippi, insieme all’a.d. Francesco Benedetti, e agli imprenditori Giuseppe Galimberti e Eros Cecconi, hanno portato avanti il progetto con l’obiettivo di utilizzare questi moduli in aree sottosviluppate, dove le infrastrutture sanitarie sono scarse o completamente inesistenti. Oggi questa tecnologia è divenuta importante anche in Italia.

“Ci avvaliamo di fornitori esterni, aziende locali e officine meccaniche per la realizzazione dei componenti in alluminio, mentre noi ci occupiamo dell’assemblaggio. Questi moduli sono riciclabili al 100%“, afferma Galimberti.

 

 

A chi saranno destinati i reparti

“Al momento siamo in contatto con la Regione Marche e la Protezione Civile per capire la destinazione di due dei nostri moduli per la terapia sub-intensiva che abbiamo, con piacere, messo in dotazione per affrontare la grave emergenza sanitaria che stiamo vivendo – spiega Galimberti – Ad oggi, però, non si ha nessuna comunicazione in merito al luogo in cui diverranno operativi a tutti gli effetti, ma l’idea è quella di utilizzarli come supporti esterni alle strutture ospedaliere esistenti che al momento si trovano in situazioni di criticità. Nel frattempo, stiamo anticipando i tempi di preparazione dei moduli, che saranno in grado di accogliere 12 pazienti. In media, ci vogliono 40/45 giorni per renderli pronti all’uso”.

Con questo scopo, la società ha anche lanciato una campagna di raccolta fondi da 400.000 euro sulla piattaforma Gofundme. “Una volta che sarà terminata l’emergenza e non ci sarà più esigenza dei nostri reparti nel territorio marchigiano, questi potranno essere comunque destinati ad altri utilizzi”, conclude l’azionista.

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