Da Alitalia a Whirlpool 150 vertenze. L'autunno caldo del lavoro che non c'è
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Ultimo aggiornamento il 2 settembre 2020 alle 15:12

Da Alitalia a Whirlpool: 150 vertenze. L’autunno caldo del lavoro che non c’è

Centosessantamila posti in bilico. E se non ci fosse il blocco dei licenziamenti sarebbero potuti essere molti di più

Se solitamente, in ambito giornalistico, si fa ricorso all’espressione “autunno caldo” per descrivere una stagione di scontri tra governo e sindacato, in questa particolare occasione non sembra fuori luogo parlare di periodo incandescente. Sono infatti oltre 150 le vertenze sul tavolo dei due ministeri competenti, Lavoro e Sviluppo Economico. Una situazione difficilissima, che solo per via del blocco ai licenziamenti che l’esecutivo ha imposto per legge a seguito della pandemia di Covid-19, non presenta numeri ben peggiori. Ma già si teme che quando finirà alle vertenze storiche si uniranno quelle dovute al Coronavirus.

L’alfabeto delle vertenze

Ecco quindi le questioni da risolvere nei prossimi mesi, per non incorrere in un rapido aumento della disoccupazione: c’è tutto l’alfabeto, dalla A di Alitalia alla W di Whirlpool, passando per la E di Embraco e la Y di Yokohama, la J di Jabil (avviato il percorso di ricollocamento), la B di Bekaert e e la T di Treofan di Terni…

Gli aerei italiani non sanno più volare da soli

Il problema principale per portata resta ovviamente Alitalia, nazionalizzata a tutti gli effetti. La compagnia di bandiera resta un mostruoso buco nero mangia-soldi pubblici, per questo dovrà essere pesantemente ristrutturata, come confermano gli ultimi risultati: rosso di 430 milioni nel primo semestre. Certo, c’era il Coronavirus che ha tenuto tutti gli aerei a terra. Ma siamo andati a controllare i dati dello scorso anno e le perdite erano comunque superiori ai 250 milioni di euro. Con 545 milioni di euro di ricavi, in flessione del 62% rispetto a un anno prima, il destino di Alitalia resta parecchio fosco e i tagli sembrano inevitabili.

© Alitalia profilo Fb

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Per un vettore che fatica a decollare ce ne è un altro rimasto definitivamente a terra: AirItaly, in liquidazione in bonis l’11 febbraio scorso dopo aver chiuso il 219 con 200 milioni di perdite. Potrebbe iniziare a muoversi qualcosa su quel tavolo con l’accordo di dieci mesi di cassa integrazione per i lavoratori e l’impegno da parte delle Regioni interessate ad attivare politiche attive per ricollocare i dipendenti della compagnia aerea ormai defunta e al momento senza alcuna speranza di tornare a volare.

Cosa succede in Embaco?

Tamponata provvisoriamente l’emorragia della vicenda Embraco. Chi ha buona memoria ricorderà che Carlo Calenda, da ministro, definì “gentaglia” i vertici della compagnia brasiliana. Dopo il fallimento a fine luglio di Ventures , la società che aveva rilevato l’impresa, per gli ex lavoratori è almeno stata avviata la cassa integrazione. Il ministero del Lavoro ha autorizzato, con accordo sindacale, un anno di ammortizzatori sociali ai 400 lavoratori dello stabilimento di Riva di Chieri. Ma resta aperta la domanda cruciale: e dopo? Che ne sarà di loro, dello stabilimento e di tutto l’indotto?

Anche l’Ilva in mani pubbliche, ma il privato licenzia

Tra i dossier storici troviamo poi l’ex Ilva di Taranto. In questi minuti è in corso a Roma un vertice che sarebbe dovuto restare segreto e che riunisce i sindacati dei metalmeccanici e i vertici di ArcelorMittal. L’esecutivo dovrà mediare di fronte all’ennesima decisione della dirigenza di procedere con un piano di licenziamenti. Piano che ha subito messo in subbuglio i lavoratori, che hanno annunciato due giornate di sciopero: venerdì 4 settembre per gli operai della produzione lamiere e lunedì 7 settembre per quelli del laminatoio a freddo. Intanto, sembra concretizzarsi l’indiscrezione di Repubblica: una ennesima nazionalizzazione di un gruppo decotto con un coinvolgimento di Invitalia che sfrutterebbe i 470 milioni risparmiati sulla Popolare di Bari, mantenendo però gli indiani di Mittal nella gestione, come soci.

Yokohama, il governo tratta con i giapponesi

Una delle vertenze clou si è tenuta proprio stamattina, al MISE. Il tavolo sarebbe finito pochi minuti fa e non sarebbe andata particolarmente bene. Da quanto si apprende, Yokohama si è presentata ribadendo la volontà di mettere in liquidazione lo stabilimento di Ortona, con il licenziamento di 84 dipendenti. In compenso, la sottosegretaria Alessandra Todde sarebbe riuscita almeno a strappare la promessa da parte della compagnia di non avviare la procedura prima del prossimo incontro calendarizzato per la prossima settimana. Ci sarebbe però un compratore con cui devono essere avviate le trattative.

Whirlpool, flebile speranza?

La lunga rassegna di vertenze si conclude con la W di Whirlpool. L’azienda ha deciso in queste ore l’assunzione di 80 operai data la ripartenza della domanda. Una flebile speranza su cui grava però il peso di tante incognite e di un tavolo delle trattative tutt’ora in corso. A rischio i 450 operai dello stabilimento di Napoli.

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