La Lombardia ora ha paura e chiede il coprifuoco dalle 23 alle 5
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Ultimo aggiornamento il 19 ottobre 2020 alle 20:32

La Lombardia ora ha paura e chiede il coprifuoco totale dalle 23 alle 5

La Regione al governo: scatti giovedì 22 ottobre. Richiesta anche la chiusura della media e grande distribuzione — esclusi gli alimentari — il sabato e la domenica. Speranza: "Collaborare per attuarla subito". Anche Genova ci pensa

Soltanto poche ore fa Attilio Fontana invitava a non drammatizzare e, soprattutto, ripeteva che non servissero misure eccessive. Era il 16 ottobre scorso. Un’era fa, con i tempi in cui avanza, rapidissimo, il Covid-19 tra la popolazione della Lombardia. Adesso tutti i sindaci e il presidente della Regione chiedono, a gran voce, al governo centrale l’istituzione di un coprifuoco stile parigino. E c’è già l’ok di Roberto Speranza, come noto uno dei ministri usciti sconfitti dall’incontro di ieri sera, dato che avrebbe voluto un Dpcm ben più vincolante.

Com’è il coprifuoco che vuole la Lombardia

Attività chiuse e spostamenti vietati, come in tempo di guerra. Polizia nelle strade per controllare che nessuno circoli a eccezione di casi «eccezionali» (motivi di salute, lavoro e comprovata necessità). Si tornerà insomma a girare con l’autocertificazione in tasca, nell’intera Lombardia, almeno nella fascia oraria notturna, che va dalle ore 23 alle 5 del mattino. Tutto ciò pare già a partire da giovedì 22 ottobre. Ma c’è chi auspica che l’intervento possa essere anticipato.

Piazza Duomo, Milano, alcune sere fa

È la proposta che, all’unanimità, i sindaci di tutti i Comuni capoluogo della Lombardia, il presidente dell’Anci, Mauro Guerra, i capigruppo di maggioranza e di opposizione e il governatore Attilio Fontana, preso atto di quanto rappresentato dal Comitato Tecnico Scientifico lombardo, chiederanno di condividere al Governo, nella persona del ministro della Salute, Roberto Speranza, per fronteggiare la diffusione del virus. Secondo la Commissione indicatori istituita dalla direzione generale del Welfare, infatti, se la curva non cambia al 31 ottobre potrebbero esserci circa 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4mila in terapia non intensiva. Una situazione che la Regione non reggerebbe a lungo.

Anche Genova pensa al coprifuoco

Assieme alla Lombardia, pure il Comune di Genova e la Regione Liguria stanno iniziando a pensare all’attuazione di zone coperte dal coprifuoco. Convocata infatti per martedì una riunione tecnica per valutare in quali aree di Genova far scattare il blocco notturno per ridurre la diffusione del contagio di Covid-19. L’elenco di vie e piazze sarà sottoposto al Prefetto e al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Una misura messa in campo in vista del prossimo weekend di movida. È la novità illustrata dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e dal sindaco Marco Bucci all’indomani del Dpcm che dà ai sindaci il potere di chiudere al pubblico vie o piazze per evitare assembramenti. «La settimana è iniziata con una pressione importante sui nostri ospedali, non ci aspettavamo nulla di diverso», ha spiegato Toti riferendosi alle medio-basse complessità Covid correlate. «Il numero di terapie intensive resta più limitato rispetto alla primavera scorsa». «Le aree di Genova su cui valutiamo di intervenire sono quelle con tanti positivi e la congiunzione di essere aree di affollamento», ha detto Bucci.

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