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Ultimo aggiornamento il 5 novembre 2020 alle 12:47

Le Regioni area rossa protestano contro il governo

La Calabria pronta a impugnare l'atto che la chiude. La replica di Speranza: "I dati arrivano da voi, no a polemiche inutili"

Le 24 ore di intercapedine tra l’annuncio delle misure contenute nel Dpcm del 3 novembre e l’effettiva entrata in vigore delle stesse, con buona parte d’Italia dichiarata area rossa e destinata a un nuovo lockdown, sono destinate a scandire nuove, pesanti, accuse che le Regioni indirizzano al governo centrale, in totale disaccordo con le restrizioni varate. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha persino parlato di “schiaffo” che Roma ha dato “a tutti i lombardi” in quanto avrebbe basato la decisione “su numeri ormai superati”.

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Lombardia, la rivolta dei sindaci

“Io non posso che dire che il sistema scelto dal governo per definire l’area rossa, arancione e gialla sia troppo complesso”, ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che però poi ha aggiunto: “Divide non solo per Regioni ma anche per Province. Immaginatevi quanti distinguo, inoltre è basato sull’Rt e 21 indicatori, difficilissimi da decifrare. Io avrei scelto un sistema più semplice e uniforme – ha concluso -. Io non sono così certo che questa classificazione vista in maniera dinamica, in ottica di tendenza garantisca una decisione equa”.

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“Chiediamo al Governo di ripensarci. Noi non accettiamo di chiudere nuovamente perché rischiamo di non aprire più”: è questo l’appello del sindaco di Casalpusterlengo (Lodi) Elia Delmiglio. “La Bassa lodigiana, come sicuramente vi ricordate, venne rinchiusa con 10 Comuni all’interno di una prima zona rossa d’Italia, prima zona rossa d’Europa, seconda zona rossa del mondo dopo Wuhan. Già da allora, i commercianti furono costretti a chiudere, a fare dei sacrifici per salvaguardare la salute dei cittadini. Allora, la situazione epidemiologica era grave. Ora, a distanza di alcuni mesi, fortunatamente la situazione pandemica nella nostra città e nel nostro territorio è migliorata”.

Valle d’Aosta: vogliamo vederci chiaro

“Le Regioni hanno chiesto di avere i fogli di calcolo utilizzati dal Cts, io l’ho ribadito anche ieri: è importante avere chiarezza sul perché siamo nella zona rossa, anche come elemento di chiarezza nei confronti dei cittadini”, ha fatto sapere il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, intervenendo in Consiglio regionale. “I numeri sono belli perché non si prestano a interpretazioni”, ha aggiunto.

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La Calabria pronta a impugnare l’atto

“Impugneremo la nuova ordinanza del Ministro della Salute che istituisce la zona rossa in Calabria. Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale”. Lo afferma il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, che annuncia un ricorso contro il provvedimento firmato dal ministro Roberto Speranza. “Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del Governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti – aggiunge Spirlì – non hanno prodotto alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di “chiudere” una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta”.

La replica di Speranza

“Le Regioni alimentano i dati con cui la cabina di regia effettua il monitoraggio dal mese di maggio. Nella cabina di regia ci sono tre rappresentanti indicati dalle Regioni. È surreale che anziché assumersi la loro parte di responsabilità ci sia chi faccia finta di ignorare la gravità dei dati che riguardano i propri territori. Serve unità e responsabilità. Non polemiche inutili”, ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, replicando ai presidenti di Regione e sindaci che oggi hanno polemizzato sull’ultimo Dpcm che istituisce l’area rossa.

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