Dopo il Dl Recoveri bis il governo studia il «salva imprese» - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 11 novembre 2020 alle 8:55

Dopo il Dl Recoveri bis il governo studia il «salva imprese»

Sempre più necessario il Recovery Fund e Gentiloni avverte Roma: «Ricordiamoci che l’esecuzione si rivelerà almeno importante quanto la stesura dei piani: soprattutto per Paesi come Italia o Spagna che hanno una storia di assorbimento dei fondi europei tutt’altro che perfetta»

Il decreto «Ricoveri bis», appena entrato in vigore, non sarà con ogni probabilità l’ultimo aiuto di Stato al tessuto economico e produttivo del Paese, sempre più martoriato dagli effetti della seconda ondata di Coronavirus. Allo studio dell’esecutivo ci sarebbe infatti un nuovo pacchetto di misure «salva imprese».

Cosa sappiamo sul Salva imprese

La vice ministra Laura Castelli ha dichiarato: «Stiamo facendo un pacchetto di norme per dare alle imprese più tempo per riorganizzarsi, fare piani di risanamento e concordati». Intanto il Ristori bis allarga gli aiuti previsti dal primo provvedimento: oltre 2,5 miliardi di nuove risorse che integrano i 5,4 miliardi previsti dal primo provvedimento approvato a fine ottobre per aiutare le attività coinvolte nelle chiusure anti-pandemia. Entro la settimana è previsto l’approdo – già in ritardo – in Parlamento della Legge di Bilancio e sembra ormai inevitabile che si metta in conto un nuovo – il terzo del 2020 – scostamento di bilancio.

Necessari i fondi del Recovery

Alla luce di queste nuove spese, sono sempre più necessari i fondi europei del Recovery Plan. «L’esecuzione si rivelerà almeno importante quanto la stesura dei piani: soprattutto per Paesi come Italia o Spagna che hanno una storia di assorbimento dei fondi europei tutt’altro che perfetta. Come si organizza dal punto di vista istituzionale l’esecuzione di un piano così cospicuo?», ha avvertito ieri, dalle colonne del Corriere della Sera, il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, ricordando che il nostro Paese non ha ancora presentato un piano di spesa (il solo redatto finora è una scarna dichiarazione di intenti di poche pagine e qualche slide) e dovrà anche prestare molta attenzione a come spendere quei soldi, visti i precedenti.

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Anche perché «per come è congegnato Next Generation EU, il mancato rispetto di tempi e obiettivi del piano rende difficile l’erogazione delle risorse. Nel momento in cui si lancia il piano, si ha il dovere di riflettere alle innovazioni istituzionali o organizzative che possono renderlo eseguibile. A meno che non si voglia rinunciare a parte dei fondi. Ma noi non lo raccomandiamo. Abbiamo messo sul tavolo un bazooka, non va trasformato in un mezzo bazooka», ha avvertito ancora Gentiloni.

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