Cosa c'è nella Manovra 2021. E intanto scoppia il debito pubblico
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Ultimo aggiornamento il 17 novembre 2020 alle 5:10

Cosa c’è nella Manovra 2021. E intanto scoppia il debito pubblico

Secondo i dati diffusi dalla Banca d'Italia, il Covid-19 ha causato una voragine senza precedenti: a fine settembre il debito era pari a 2.582,6 miliardi, in aumento di 3,8 miliardi rispetto ad agosto

Seppur con diverse settimane di ritardo, causate principalmente dall’acuirsi dell’emergenza Covid-19, il governo di Giuseppe Conte ha finalmente varato la Manovra 2021. Ma il Coronavirus non si è limitato solo a dettare tempi e agenda dell’esecutivo, ma ha di fatto plasmato l’intera legge di Bilancio, rendendola un insieme di aiuti e sgravi alle categorie maggiormente colpite dalla pandemia e dalle restrizioni dei Dpcm.

Cosa c’è nella Manovra 2021

Sul fronte del sostegno alle attività economiche, al pari di quanto già accaduto negli ultimi decreti, previste ulteriori 12 settimane di Cig Covid, gratuite per le imprese. Viene estesa fino al 31 marzo la possibilità di rinnovare o prorogare (fino a un massimo di 12 mesi) i contratti a tempo determinato senza causali in deroga a quanto previsto dal decreto dignità. Divieto di licenziamento per motivi economici ulteriormente prorogato al 31 marzo.

Le novità sul fronte cashless

Novità nella Manovra 2021 sul fronte Piano Italia Cashless che qui su StartupItalia stiamo seguendo da vicino: viene previsto che i rimborsi per chi paga con carte e bancomat siano esentasse. Insomma non verranno computati nel reddito. I primi rimborsi, già calcolabili sulle spese di dicembre, dovrebbero arrivare nel mese di febbraio, poi a cadenza semestrale.

Aiuti ai giovani e al Sud

Le assunzioni a tempo indeterminato di giovani con meno di 36 anni nel periodo 2021-2023 godono di un esonero contributivo totale per un periodo massimo di 36 mesi (limite massimo 6mila euro). L’agevolazione proseguirà fino al 2029 ma con un abbassamento progressivo negli anni: 30% dei complessivi contributi sino al 31 dicembre 2025, 20%per il 2026 e 2027, infine 10% per il 2028 e 2029. Nel Sud la Pubblica amministrazione torna forse ammortizzatore sociale: previste fino a 2.800 nuove assunzioni a tempo determinato in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La spesa massima autorizzata è di 126 milioni annui per il triennio 2021-2023.

Nelle medesime Regioni, secondo la bozza della Manovra 2021 approvata “salvo intese”, il credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, inclusi i progetti di ricerca e sviluppo in materia di Coronavirus, viene prorogato per altri 2 anni (2021-2022). Lo sgravio è del 25% per le grandi imprese che occupano almeno 250 persone, il cui fatturato annuo è almeno pari a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio è almeno pari a 43 milioni di euro; del 35% per le medie imprese, che occupano almeno 50 persone e realizzano un fatturato annuo di almeno 10 milioni di euro; e del 45% per le piccole imprese che occupano meno di 50 persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro.

Fondo edilizia sanitaria

Trovati i due miliardi di euro in più nel 2021 voluti dal ministro competente, Roberto Speranza, che fanno arrivare il fondo per l’edilizia sanitaria a 32 miliardi.

Fondo per l’acquisto del vaccino

Previsto anche un fondo emergenziale per l’acquisto del vaccino antiCovid-19 da 400 milioni di euro.

Scoppia il debito pubblico

Mentre la Manovra da 38 miliardi inizia ora il proprio iter parlamentare, Banca d’Italia avverte nuovamente che, a causa del Covid-19, tutti gli indicatori della spesa sono ormai impazziti. Secondo i dati diffusi da Bakitalia, infatti, a fine settembre il debito delle Amministrazioni pubbliche era pari a 2.582,6 miliardi, in aumento di 3,8 miliardi rispetto al mese precedente. Il fabbisogno del mese (20,9 miliardi) è stato solo parzialmente compensato dalla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (-16,3 miliardi, a 84,5) e dall’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (che hanno complessivamente ridotto il debito di 0,8 miliardi).

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