Varallo (Dolomiti Supersky): «Danni per 300 milioni. Non so se riapriremo il 5 marzo»
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Ultimo aggiornamento il 18 Febbraio 2021 alle 6:29

Varallo (Dolomiti Supersky): «Danni per 300 milioni. Non so se riapriremo il 5 marzo»

L'intervista di StartupItalia al presidente del comprensorio sciistico più grande del paese

«Con la ripartenza presunta dal prossimo 5 marzo avremmo comunque perso l’80% del fatturato. Prendendo a riferimento il 2019, stiamo parlando di 300 milioni di euro in meno». Andy Varallo, presidente di Dolomiti Supersky, ha descritto così a StartupItalia la situazione del comprensorio sciistico più grande in Italia (3mila chilometri quadrati), colpito come tutti gli altri dalla decisione del Governo, lo scorso week end, di bloccare la riapertura degli impianti per far fronte all’emergenza pandemia. Una scelta arrivata oggettivamente troppo tardi per operatori e imprenditori che avevano investito tempo e risorse per adeguarsi alle norme anticontagio. «La salute viene prima del business – ha premesso Varallo – ma ci aspettiamo che il governo Draghi ponga rimedio alla mancanza di rispetto che abbiamo subìto».

Varallo

Varallo: la filiera della montagna

«In base ai nostri dati sappiamo che un euro investito in skypass ne genera tra i sette e gli otto per l’intero settore della montagna». A un anno dallo scoppio della pandemia che ha messo in ginocchio il settore, Andy Varallo ha spiegato a StartupItalia come Dolomiti Supersky ha utilizzato i mesi scorsi per accelerare progetti di digitalizzazione e mettere in sicurezza la montagna in vista delle riaperture. «Lo shop online e la digitalizzazione delle cartine sono stati traguardi fondamentali – ci ha spiegato – e in più, attraverso la nostra app, uno sciatore potrà sempre sapere quanto sono affollati gli impianti».

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I dubbi sul 5 marzo

Mentre il governo Draghi entra nel pieno delle sue funzioni con il voto in Parlamento, il “mondo” montagna resta in attesa di capire se davvero si potrà far partire la stagione il 5 marzo. Da giorni esperti e politici non escludono infatti la possibilità di un nuovo lockdown, al punto che il presidente Varallo resta pessimista. «La zona gialla non è più un punto di riferimento per garantire le riaperture. Quello che è successo il 14 febbraio per noi ha significato far saltare i parametri e le regole del gioco. Non credo che riapriremo».

Ristori e indennizzi

Ancor prima di andare in Parlamento per richiedere la fiducia, il governo Draghi si è scontrato proprio sulla riapertura delle piste da sci. Da una parte il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha spiegato le ragioni di emergenza sanitaria alla base del rinvio; dall’altra il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, ha chiesto che l’esecutivo si impegni con risarcimenti per i danni inflitti. «Sicuramente i ristori son una parte fondamentale – ha concluso Varallo –  ma se registreremo il 100% di perdite, si dovrà dare molta attenzione al dramma che abbiamo subìto. Ci vengano riconosciuti gli indennizzi, ma soprattutto vengano attivate politiche a sostegno degli investimenti per far ripartire la montagna».

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