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Maschio, under 65, buon reddito: identikit di chi spreca più cibo

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Maschio, under 65, buon reddito: identikit di chi spreca più cibo

Un’indagine su scala europea individua anche le ragioni: ruotano intorno a (errate) convinzioni personali. Chi vive in campagna e in luoghi puliti spreca di meno cibo. Il segreto? I giovani

Un’indagine su scala europea individua anche le ragioni: ruotano intorno a (errate) convinzioni personali. Chi vive in campagna e in luoghi puliti spreca di meno cibo. Il segreto? I giovani

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Tempo di Feste. Contesto di sprechi enormi, avanzi, rifiuti. Un boom. Ma chi è che butta più cibo nella spazzatura? Una curiosa indagine italiana, realizzata dai tre ricercatori Luca Secondo e Tiziana Laureti dell’università della Tuscia insieme a Ludovica Principato della Sapienza, ha tracciato l’identikit dello sprecone europeo medio. Come ti sbagli: è maschio. E questo è un punto fermo. Dallo studio emerge poi che ha meno di 65 anni e dispone di un reddito-medio alto. Un ritratto in fondo non troppo preciso – ma immagino non fosse possibile partorirne uno diverso, vista la trasversalità del fenomeno – che tuttavia ci racconta una cosa chiara. Lapalissiana, se volete, ma che in tempi di festività vale la pena ricordare: chi ha di più spreca di più.

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Le ragioni

Le variabili, aggiunge l’indagine condotta sulla base dei dati Flash Eurobarometer del 2013 nei Paesi membri dell’Unione Europea e a sua volta pubblicata anche dalla rivista scientifica Food Policy, sono diverse. La maggior parte – e questo è un altro elemento di assoluta importanza – ruota tuttavia intorno alla balzana idea individuale che abbiamo del mondo. Cioè a convinzioni di tipo personale legate alle caratteristiche individuali e alle percezioni del fenomeno dello spreco di alimenti. Donne, persone in cerca di un lavoro e anziani sono più attenti: vorrà pur dire qualcosa rispetto al nostro stile di vita e allo scarso grado di maturità dell’opinione pubblica continentale?

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I fattori esterni

L’indagine racconta anche un ulteriore tassello: che la virtuosità porta virtuosità. L’esempio conduce ad atteggiamenti positivi. E che dunque, se mai si inizia, mai si otterrà alcun risultato sensibile. Chi vive in zone con pochi o nessun rifiuto in strada, oppure in campagna invece che in città, tende a sprecare meno cibo. In ultima analisi si aggiunge ovviamente il contesto socioeconomico del Paese: come ben sanno quelli dell’Est o del Sud del Mediterraneo, non tutti sono allo stesso punto per centinaia di parametri. Eppure, non c’è la correlazione che si potrebbe pensare: in posti come Polonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, per esempio, gli abitanti sfoderano una minore propensione allo spreco rispetto a Danimarca, Svezia o Irlanda.

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Puntare sui giovani

Cosa fare per migliorare, anche in Italia? Secondo i tre esperti la migliore strategia ruota intorno alle micropolitiche locali. Sempre meglio procedere per comunità, per gruppi ristretti di persone a loro volta in grado di innescare processi virtuosi (come abbiamo visto, largamente efficaci) che affidarsi ad ampie (e magari costose) campagne di sensibilizzazione che non abbiano un contrappunto concreto su cui fare leva. Da chi dev’essere composto quel target di riferimento a cui dedicarsi? Dai giovani, ovviamente. Che sono i più spreconi di tutti e saranno gli adulti e gli anziani di domani.