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Luca Ravagnan e il round da 6,5 M: “Ora gli elettrodi di WISE sono pronti per il mercato”

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Luca Ravagnan e il round da 6,5 M: “Ora gli elettrodi di WISE sono pronti per il mercato”

Due prodotti che potrebbero cambiare l’approccio alle patologie cerebrali, dall’epilessia all’asportazione di tumori. Il CEO della startup milanese ci racconta come sarà investito il finanziamento

Due prodotti che potrebbero cambiare l’approccio alle patologie cerebrali, dall’epilessia all’asportazione di tumori. Il CEO della startup milanese ci racconta come sarà investito il finanziamento

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“Siamo di fronte a un passaggio epocale”, così Luca Ravagnan commenta l’aumento di capitale di 6,5 milioni di euro della sua WISE Neuro “una grossa iniezione di fiducia che ci fa pensare con ottimismo al futuro”. WISE Neuro, che nel 2015 è stata selezionata da StartupItalia! come una delle top 10 dell’Open Summit e premiata nelle categoria Health, è nata nel 2011 e fino all’anno scorso era incubata in Fondazione Filarete. Poi la decisione di ingrandirsi e di ristrutturare un immobile a Cologno Monzese di oltre 1000 metri quadri. Abbiamo chiesto a Luca di raccontarci che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi

Luca, WISE Neuro ha ottenuto un round di finanziamento importante. Qual è la prima impressione?

Si tratta di un passaggio fondamentale per WISE Neuro. Finalmente abbiamo il capitale per poter realizzare i nostri prodotti e farli certificare. Ricevere un finanziamento da 6.5 milioni di euro è stata un’iniezione di fiducia soprattutto perché non sono cambiati i partner che hanno deciso di scommettere su di noi. I soci che già avevano investito su di noi hanno deciso di replicare la scommessa. Per noi è una grande soddisfazione.

Che cosa è cambiato dal 2015, quando anche StartupItalia! vi aveva individuato come una delle realtà più promettenti in Italia?

L’anno scorso abbiamo affrontato importanti cambiamenti che ci hanno portato a strutturarci in modo più solido. Siamo nati nel 2011 e per un po’ WISE Neuro è stata una micro entità: ero da solo, infatti, a portare avanti tutto. Poi ci siamo ingranditi ed è arrivata la possibilità di entrare in Fondazione Filarete a Milano. Siamo rimasti lì fino all’anno scorso quando abbiamo deciso di ristrutturare un intero immobile a Cologno Monzese per farci la nostra sede e il nostro laboratorio. L’impianto produttivo comprende macchinari e camere bianche conformi alla produzione di dispositivi medici.

Quanti siete ora nel team?

Siamo in quindici con un’età media di 35 anni e una prevalenza femminile. La maggior parte dei nostri dipendenti sono ingegneri, chimici o fisici. Abbiamo anche assunto da poco due figure più operative.

Per che cosa utilizzerete il denaro in arrivo?

Il finanziamento servirà a passare alla fase produttiva dei nostri primi due prodotti. Stiamo sviluppando una nuova generazione di elettrodi impiantabili, altamente flessibili ed elastici, che potranno essere utilizzati per la cura di numerose patologie neurologiche cerebrali. Al momento abbiamo concluso il nostro primo prodotto ma abbiamo bisogno di passare alla fase di certificazione. L’investimento ci consentirà anche di lavorare a un secondo prodotto pensato per la stimolazione del midollo spinale (SCS) impiantabile per via percutanea. Inoltre questo round va anche a sommarsi a un grant da 1 milione di euro di Regione Lombardia, sembrerebbe che per la prima volta le cose stiano ingranando davvero.