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Somigli a un’opera d’arte? Oggi te lo dice Google. Come funziona Art Selfie

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Somigli a un’opera d’arte? Oggi te lo dice Google. Come funziona Art Selfie

Il software sfrutta l’intelligenza artificiale per cercare somiglianze tra i volti degli utenti e quelli dipinti dai grandi autori

Il software sfrutta l’intelligenza artificiale per cercare somiglianze tra i volti degli utenti e quelli dipinti dai grandi autori

Scoprirsi simili a un personaggio di Raffaello, ritrovare nel proprio profilo le fattezze di una statua neoclassica, o richiamare i tratti – ammettiamolo, meno ambiti –  di un personaggio di Modigliani o di Botero. L’ultima moda in fatto di selfie la lancia Google con una nuova app che ha spopolato in USA e ora arriva anche in Italia. Si chiama Art Selfie ed è proposta all’interno di Google Art and Culture, lo spazio di Big G dedicato all’arte.

 

Il software sfrutta l’intelligenza artificiale per cercare somiglianze tra chi cede alla tentazione di scattarsi una foto e il database dei volti dipinti o scolpiti dai grandi autori. Le somiglianze a volte possono essere impressionanti.

 

 

“Grazie alla collaborazione con le nostre istituzioni partner abbiamo più che raddoppiato il numero dei lavori precedentemente disponibili – ha spiegato Michelle Luo, product manager della piattaforma – Così che gli utenti possano mettere il proprio volto a confronto con decine di migliaia di ritratti, spesso con risultati sorprendenti”.

 

Nessuna novità in senso stretto dal punto di vista del codice. Il sistema è basato su un algoritmo di machine learning simile a quello utilizzato da Facebook per facilitare gli utenti che vogliono “taggare” le foto: l’innovazione sta nell’associare l’arte al divertimento di mettersi in posa.

 

Da gennaio a oggi sono stati ben 78 milioni i selfie realizzati negli Stati Uniti, dove l’app è stata lanciata in anteprima; sono disponibili la versione iOs e quella Android.

 

Vent’anni di Google: oggi il compleanno

Google Art and Culture  è il progetto di Menlo Park dedicato all’arte: una raccolta di migliaia di opere, realizzata con la collaborazione di musei e gallerie, che consente di esplorare dal proprio device alcune delle più prestigiose raccolte del mondo. Anche in questo caso si ripropone il tema chiave della società californiana, organizzare tutta la conoscenza esistente. L’azienda ha appena festeggiato il ventennale dalla fondazione: era il 4 settembre 1998 quando Larry Page e Sergei Brin la registrarono. Così piccola da non essere nemmeno considerata un avversario dai motori di ricerca del tempo, oggi ha circa 60 mila dipendenti e detta i tempi del web mondiale. Fino a creare un neologismo: vent’anni fa nessuno avrebbe potuto immaginare il significato del verbo “googlare”. Ma, forse, allora nessuno avrebbe pensato che, due decenni dopo, il web sarebbe entrato a far parte della vita di tutti i giorni sino a diventare irrinunciabile.