Viviamo in un’epoca in cui le informazioni sono ovunque, ma il loro senso sembra sfuggire. È in questa tensione — tra sovrabbondanza e fiducia, tra emozione e razionalità — che si è sviluppato il dialogo moderato dall’Head of Media & Events di StartupItalia Chiara Trombetta tra il podcaster Pablo Trincia e Corrado Passera, founder e Ceo di illimity, durante l’illimity talk “Let’s talk about the power of stories” che ha toccato temi centrali del nostro tempo. A unire i due protagonisti, con esperienze molto diverse, è la consapevolezza che oggi raccontare, selezionare, e persino fidarsi delle notizie è diventato un atto di responsabilità individuale e collettiva. «Siamo in un momento di enorme disponibilità di informazioni», ha detto Passera. «Ma siamo anche in un momento in cui ciò che più occorre è la capacità di interpretare la complessità intorno a noi».
Una constatazione che si sposa con l’esperienza di Trincia, giornalista e autore di podcast tra i più ascoltati in Italia, che da anni setaccia i lati oscuri della cronaca. Il suo metodo è rigoroso, quasi maniacale: diecimila pagine di atti letti per un’inchiesta, cento ore di testimonianze processuali per cogliere le sfumature. Ma il punto non è solo “capire” una storia, bensì restituirla al pubblico in tutta la sua profondità emotiva. «Le persone non vogliono solo informarsi, vogliono emozionarsi», ha spiegato Trincia. «Cercano esperienze vere, vogliono sentire cosa significa essere sotto tiro, vivere contro il destino».

Chi ha paura dell’AI?
Il rischio, però, è che in questa ricerca di emozione si finisca per semplificare la realtà in bianco e nero. E che la verità venga schiacciata sotto il peso di narrazioni facili, veloci, spesso manipolate. Una preoccupazione amplificata dall’arrivo dell’Intelligenza artificiale: potente, veloce, e potenzialmente devastante per chi lavora nel mondo del giornalismo. Trincia a riguardo è stato netto: «L’AI sta massacrando il nostro mestiere. Io mi reputo uno sceneggiatore e scrivere una sceneggiatura richiede un lavoro di mesi. Una macchina lo fa in poche ore. Ma soprattutto, può generare disinformazione con una facilità spaventosa. Domani potrebbe girare un video falso in cui un leader mondiale dice di voler bombardare l’Europa. E qualcuno ci crederà».
Ecco perché Passera, dal suo osservatorio nel mondo bancario, ha invitato a riscoprire l’importanza del selezionare l’informazione. Una abitudine che, nella società della cosiddetta post-verità, può fare la differenza. «Oggi tutti possono avere una propria opinione, ed è giusto così. Ma dobbiamo stare attenti a scegliere fonti affidabili e ad ascoltare diversi punti di vista. Solo così possiamo stupirci leggendo, aprirci a visioni che non ci aspettavamo e sviluppare il nostro senso critico di lettori».

L’importanza delle parole
La parola, insomma, torna ad avere un peso specifico. Trincia, che ha studiato persino il sumero per risalire alle origini della scrittura, lo ha dichiarato: la parola deve sempre dare del “tu” all’empatia. «Non basta capire. Bisogna sentire. Solo così si crea cambiamento». Anche nel mondo dell’impresa, la parola e l’empatia possono trasformarsi in motore di innovazione. Come ha spiegato il Ceo e founder di illimity sin dalla sua fondazione illimity ha fatto della diversità dei punti di vista e dei percorsi individuali un asset strategico.

«Ci vantiamo che i nostri illimiters provengono da più di 350 aziende, oltre 18 settori industriali e 21 Paesi diversi e molti di loro non hanno mai lavorato in banca», ha raccontato Passera. «Abbiamo profondamente voluto creare un gruppo eterogeneo perché alla base del confronto e dei punti di vista diversi e quindi dello sviluppo dell’innovazione. Diversità, come fondamenta, ma sempre con valori e visione comune».
«Sfida il tuo leader»
Responsabilità che, secondo Trincia, deve partire da chi guida. Di recente ha fondato una sua società, e al centro ha deciso di porre l’elasticità. Non solo come metodo, ma come cultura. «Durante i brainstorming chiederò alle persone di dirmi dove sto sbagliando. Le valuterò sul coraggio che hanno nel farlo. Challenge your leader, sempre».

Ed è forse qui che le strade di un Ceo e di un podcaster si incrociano davvero: nella convinzione che la leadership — che sia di un team editoriale o di una banca — non si misuri solo con il profitto o l’audience, ma con la capacità di ascoltare, mettersi in discussione, e scegliere quando dire sì o no. Parole semplici, certo. Ma come ha detto Passera, sono proprio quelle con cui si viene giudicati.
Il racconto, oggi come 5mila anni fa, rimane un atto umano profondo. Dall’argilla dei sumeri ai podcast, ciò che fa la differenza è chi lo racconta e come. E forse il futuro si gioca proprio lì: nella scelta consapevole tra ciò che emoziona e ciò che orienta. Perché nella giungla della complessità, la verità non è un assoluto. Ma un impegno.