Il Financial Times incorona Milano come migliore città in cui fare startup

Il prestigioso giornale finanziario londinese ha incoronato Milano come capitale dell’innovazione. Ma tutta l’Italia si muove, a milano solo condizioni migliori. Mosaicoon Moneyfarm e Tag le osservate speciali

Armani, Ferrero, più recentemente Yoox e Technogym: brand che sono storie, storie di successo di imprenditori illuminati che hanno scommesso su prodotti e visioni che oggi danno un senso concreto e ammirato alle parole “made in Italy”. Da un’analisi del Financial Times emerge che l’Italia sta scommettendo su idee d’impresa innovative, sul genio di imprenditori all’inizio della propria avventura. Benché nelle principali grandi città dello stivale ci siano hub per nuove imprese, è Milano il polo più grande e attraente.

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Nel capoluogo lombardo, dove ad oggi vivono 1,2 milioni di persone, nel 2014 sono stati investiti 133 milioni di euro e le domande d’avvio per creare una startup innovativa sono ad oggi 6.000. Complice di questo exploit è il contesto sociale, estremamente vitale, che ha creato le condizioni tra l’altro per ospitare Expo 2015.

Inoltre Milano resta la capitale italiana della finanza e del fashion, nonché della formazione universitaria di qualità: la Bocconi ad esempio è classificata tra le migliori per business e finanza. A dare una scossa alla crescita delle startup italiane è stata anche l’attenzione del Governo per queste imprese.

Il provvedimento emanato durante il governo Renzi ha regolamentato le startup: non devono avere più di 5 anni, devono registrare ricavi per meno di 5 milioni di euro all’anno, non aver pagato dividendi ed essere operanti in Italia. Il rispetto di questi requisiti assicura alle startup sgravi fiscali e la possibilità di creare contratti di lavoro agevolati per la forza lavoro, che include anche il pagamento in stock option. Anche le procedure per bancarotta sono diventate meno onerose, per alleggerire lo stigma del fallimento in affari.

Ma persistono alcune barriere alla scalabilità del business. La lingua, ad esempio. Inoltre la famosa fuga di cervelli all’estero ha sottratto forze necessarie alla crescita di nuove startup, anche se comunità di imprenditori italiani stanno nascendo e crescendo nella Silicon Valley (vedi il caso Crowdfooding, nata lì e poi tornata in Italia).

Tra le aziende da osservare, il Financial Times suggerisce la startup fintech MoneyFarm e Mosaicoon, che basa il suo business sull’incremento della viralità dei video. Talent Garden ha aperto 16 spazi di co-working in tutta Italia. Ha 13 campus in Italia e tre all’estero (Tirana, Barcellona e Kaunas) per inseguire i talenti italiani che hanno lasciato il paese.

4 Commenti a “Il Financial Times incorona Milano come migliore città in cui fare startup”

  1. Marnix Groet

    Mi pare però che vi sia parecchia offerta in questo settore, che comincia ad essere affollato.
    Vi sono anche diverse startup italiane attive nel settore. Cosa ne dobbiamo pensare?
    Mi piacerebbe che ampliaste l’articolo con nozioni su questo aspetto, quella della concorrenza.
    #marnixgroet http://www.marnixgroet.com

  2. Daviz

    Ciao. Anche io mi sto muovendo in questo settore (ho sviluppato con degli amici un’app) e mi piacerebbe scambiare alcuni punti di vista con voi. Puoi darmi un tuo contatto email? Grazie

I commenti sono chiusi.

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