Il venture in Italia ha investito 120 milioni nel 2015 (+50%) ma pochi fondi, dice l’AIFI

Il rapporto dell’Università Catteneo e dell’Aifi per il 2015 ci dice che gli investimenti in startup sono cresciuti del 50%. Siamo ancora lontani, però, dalla media europea e serve più attenzione da parte delle corporate

Gli investimenti in startup del 2015 sono saliti del 50 per cento, da 80 a 120 milioni di euro. Sono i numeri rivelati dal rapporto di ricerca Venture capital monitor realizzato dall’Osservatorio venture capital monitor della Liuc Università Cattaneo insieme all’Aifi (Associazione italiana del Private Equity, Venture capital e private debt). Un dato che testimonia la fiducia dimostrata dai venture italiani nei confronti delle realtà aziendali emergenti del nostro Paese. Nel 2014 il numero di investitori attivi si era fermato a 33, mentre lo scorso anno è arrivato 48 per un totale di 126 investimenti a fronte dei 112 dell’anno precedente. Cresciute di poco invece le operazioni registrate che sono passate da 71 a 77, per un aumento dell’8 per cento. Secondo quanto riportato da Startupitalia.eu il 28 dicembre 2015 in Italia gli investimenti ammontavano a 100 milioni.

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Non più di 2 milioni di finanziamento in fase di startup

I fondi messi a disposizione aumentano, ma siamo comunque lontani dalle somme registrate nel 2010 quando la media era di 2,7 milioni investiti. La disparità si avverte ancora più evidente se si fa il confronto con altre realtà geografiche in Europa e nel mondo dove sempre più zeri accompagnano le cifre a sostegno delle startup. La media degli investimenti seed in Italia è infatti di 200mila euro, mentre in fase di startup non si superano i 2 milioni.

L’informatica il settore più premiato

È ancora l’informatica il settore più premiato dagli investitori con il 40 per cento dei finanziamenti. In totale, comunque, il dato è inferiore a quello del 2014 quando la percentuale era del 56 per cento. Una crescita dei fondi è stata registrata in favore delle startup del settore terziario avanzato e della grande distribuzione. Non ci sono grandi novità, invece, per quello che riguarda la collocazione geografica delle aziende innovative. Il 38 per cento del mercato spetta alla Lombardia seguita dal Piemonte (13 %) e dal Lazio (12%). Quello che manca, però, è un supporto alle aziende che vada al di là dell’early stage. Dopo un primo giro di finanziamenti in Italia i fondi terminano anche perché il numero dei venture capital è inferiore rispetto alla media europea.

Il ruolo delle corporate e le exit

A smuovere le acque potrebbero arrivare le aziende corporate che, acquisendo quote delle startup, potrebbero portare nuovi fondi nell’ecosistema italiano. I dati relativi al 2016 ci dicono che il ritmo delle exit nel nostro Paese sta crescendo. Nei primi sei mesi dell’anno sono già otto le exit documentate a fronte delle 13 avvenute in tutto il 2015. Tre di queste sono state possibili grazie all’interesse che multinazionali straniere del calibro di Intel e Microsoft hanno dimostrato nei confronti della realtà italiana.

 

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