Nel 2016 investiti in startup 178 milioni

Si chiude l’anno in cui si è investito più soldi di sempre in startup. Round importanti, operatori che si accreditano, il ruolo determinante della ricerca universitaria nella creazione di realtà di primo livello sul panorama nazionale. E nel 2017 sarà meglio

Il 2016 è stato l’anno in cui si è investito più soldi in startup. Più soldi di sempre. Per lo meno da quando si calcolano gli investimenti in startup, dal 2010. Allora erano 89 i milioni investiti in startup (dati Aifi), e su quella media si è rimasti fino allo scorso anno. 100 milioni o giù di lì. Oggi sono 178,4 milioni. Meglio dell’anno in cui si è investito di più in assoluto, il 2012. Con una crescita lineare quasi perfetta su tutto il 2016. A giugno erano 87. 136 a settembre. Un anno da ricordare. Comunque la si veda.

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Il metodo del nostro calcolo è quello che abbiamo inaugurato lo scorso anno: round di investimento comunicati e incrociati con i dati di Finsmes.com e Crunchbase.com.

Leggi anche: Gli investimenti in startup del 2015

Gli operatori del settore lo sanno. Agli eventi, agli investor day, alle pitch competition (per quanto il loro numero negli anni è assai diminuito) lo si ripete in continuazione. Il problema dell’Italia è un mercato del venture asfittico. Nulla o poco più se consideriamo un Paese (e un mercato) di sessanta milioni di abitanti. L’ottavo paese più ricco al mondo. Se così era quando gli investimenti erano circa scarsi 100 milioni l’anno, di certo aver raddoppiato la cifra non migliora di molto la situazione. Ma qualcosa migliora. E se guardiamo indietro, con uno sguardo lungo qualche anno, non ci sono troppi elementi che ci possono far interpretare il perché di questa crescita. Che non chiameremo boom per rispetto alla semantica. Ma crescita sì.

L’effetto del fondo HT

Gli investimenti nei 7 anni precedenti erano meno di quelli del 2016, nonostante fossero drogati dai residui del fondo HT per il Mezzogiorno (che ha smesso di investire il 31 dicembre 2013). Un veicolo di investimento pubblico che ha finanziato e fatto crescere decine di startup in Italia, a sud soprattutto. E investito diverse decine di milioni. Lo ricordiamo perché per molti analisti del settore l’effetto del fondo HT ha fatto da spartitraffico in due grandi momenti dell’ecosistema italiano.

Il prima e il dopo fondo HT. Quando nel 2014 gli investimenti in startup crollò a 67 milioni, si parlò della fine dell’effetto HT. Oggi che gli investimenti sono di decine di milioni in più rispetto all’anno più florido del fondo HT (il 2012), possiamo dire che l’ecosistema delle startup italine ha superato una fase. Ed è questa forse l’eredità più grossa del 2016.

Il round B di Mosaicoon da 8 milioni

Guardate il taglio dei round del 2016. Come Mosaicoon di Ugo Parodi. 8 milioni in un round B. Mosaicoon nel 2013 aveva preso 3 milioni dal Fondo HT. E se oggi cresce è anche grazie a quel primo investimento. Ma ci sono diversi round B e C che raccontano una crescita. Un anno dove un po’ si è provato a fare il cambio di passo, più che un anno di transizione.

Talent Garden e la top 10 degli investimenti

Stessa storia per Talent Garden di Davide Dattoli. Altra azienda a guidare la top 10 degli investimenti dell’anno con 12 milioni. O Musement di Alessandro Petazzi, altri 10 milioni (anche qui). E tutta la galassia degli spinoff universitari e del biotech che ha registrato buone performance sul lato del venture. Silk Biomaterials di Gabriele Grecchi, Rigenerand di Gianni Bellini. E un’exit. L’unica vera del 2016. Quella di Creabilis venduta per 150 milioni agli americani di Sienna.

A giugno il quadro era già chiaro. Il 2016 sarebbe stato un anno diverso. Non possiamo dire di rottura (le previsioni oramai più che inopportune sono fuoriluogo) ma sicuro si capiva che era un passo diverso. Qualcosa che andasse verso un mercato più maturo. Di quei 170 milioni, 25 ne ha mossi Invitalia Ventures, guidata da Salvo Mizzi.

11 operazioni in 11 startup. L’obiettivo del fondo creato dalla controllata del ministero dell’Economia era smuovere un po’ le acque del venture. E qualcosa si è mosso. Per braccio (e portafogli) dello Stato. Lo stesso che era dietro il fondo HT. Interventi che servono. Che per ora avranno effetti limitati. Ma che su un mercato in crescita possono fare la loro parte.

Il fondo di Gianluca Dettori

Ma il 2016 è stato anche l’anno di Primomiglio di Gianluca Dettori. A settembre l’ok di Bankitalia. A dicembre il primo investimento. Un fondo che sta concludendo la raccolta (previsti 50 milioni) e che ha già cominciato ad operare. L’importanza di avere nuovi fondi di investimento lo ha spiegato bene QUI a Startupitalia.eu Gianluca Dettori. Sono i tasselli che costruiscono la fiducia in questi investimenti ad alto rischio. Dove serve esperienza. Tanta. E fiducia. Nel 2016 pare che qualcosa si sia mosso in questo senso. Round importanti, operatori che si accreditano, il ruolo determinante della ricerca universitaria nella creazione di realtà di primo livello sul panorama nazionale. In una fotografia il 2016 è stato questo. E nel 2017 sarà meglio, c’è da scommetterci.

Arcangelo Rociola
@arcamasilum

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