Si fa presto a dire “prossimo unicorno italiano” (anche se raccoglie milioni). Il caso Cynny

La startup di Stefano Bargagni dice di valere 100 milioni, però vuole raccogliere in equity crowdfunding 100K (dopo altre 2 campagne). Alcune testate (probabilmente riprendendo comunicati stampa della startup) la descrivono come “prossimo unicorno italiano”, ma lo stesso founder smentisce a Startupitalia: «non ho mai pronunciato la parola unicorno riferito a Cynny»

È stata salutata da una parte della stampa come il prossimo unicorno. Si chiama Cynny ed è un’app del video mobile che permette di registrare foto, audio, testo e musica e creare delle clip “smart” che si adattano all’emozioni di chi li guarda. Guidata da Stefano Bargagni (già CHL, ha fondato e diretto anche due startup negli Stati Uniti, Pride Inc. e Activei Inc.) ha raccolto 8 milioni di euro e punta a fare utili nel 2018 e a fatturare 135 milioni nel 2019.

Obiettivi ambiziosi e di lungo termine, addirittura il 2019. Ma quanto c’è di reale oggi allo stato delle cose? Ne abbiamo parlato con il founder, che ha appena lanciato una nuova campagna di crowdfunding sulla piattaforma di equity, CrowdFundMe: obiettivo 100mila euro per una valutazione premoney di 100 milioni di euro (che fa storcere il naso ad alcuni).

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Leggi anche: Lancia una startup in Romania e raccoglie 5 milioni al volo. Storia di Stefano Bargagni

Unicorno? Non esageriamo

Lo si legge in alcune testate e probabilmente è frutto di un comunicato stampa della startup, ma “prossimo unicorno italiano” è una definizione un po’ azzardata osservando quello che è oggi Cinny. Lo sa bene anche Bargagni che, malgrado le ambizioni della startup, smorza subito i toni: «Non ho mai pronunciato la parola “unicorno” riferita a Cynny. Finora abbiamo fatto delle buone raccolte di fondi. In futuro punteremo a ottenerne altre», spiega a StartupItalia!

Analizzata oggi Cynny è ancora sulla rampa di lancio, gli utili che la startup spera di ottenere da qui a un anno, appaiono ancora dei traguardi lontani. Quello che c’è di certo sono gli 8 milioni che ha saputo mettere nel motore della startup.

Soldi che provengono da più parti, risparmi personali del Ceo (che ci crede così tanto da metterci un milione di tasca sua), da società di investimento come Intermonte Milano e Planven. Da imprenditori di successo ed manager (come Carlo De Benedetti, Anna Maria Siccardi di Bakeka.it, ed ex CHL, come Saverio Bettini e Ugo Bolla).  E ancora 170mila euro raccolti in campagne di equity crowdfunding su piattaforme come StartsUp e Investi-Re.

In totale più di 400 investitori che hanno creduto nel prodotto più innovativo della startup: MorphCast.

Cos’è MorphCast, il “segreto” di Cynny

Cynny vuole espandersi sul mercato americano con il suo sistema che si chiama MorphCast, in sostanza uno strumento che attraverso l’intelligenza artificiale consente di creare video all’istante che si adattano alle caratteristiche di ogni spettatore: «L’app chiede l’autorizzazione all’utente di usare la telecamera e analizza le espressioni facciali di chi guarda. I video che si creano saranno realizzati sulla base di questi dati e non saranno mai uguali, diversi rispetto a chi li guarda».

Per lanciarla nel migliore dei modi, il Ceo e il team hanno stretto accordi con KIK social network per ragazzi con 300 milioni di utenti, e un accordo, che non è stato tuttavia formalizzato, con una piattaforma di photo sharing che può contare su circa 1 miliardo di foto gestite in cloud: «Stiamo implementando bot che si integrano con tutte le piattaforme, Facebook, WeChat, Telgram, Slack, Twitter, in modo da diffondere l’uso di MorphCast in modo veloce e renderla appetibile alle società di advertising».

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L’obiettivo è ambizioso, forse anche troppo visti i tempi molto ristretti per raggiungerlo: toccare quota 10 milioni di MorphCast visti al giorno entro il 2018 e aprire i video alle società che vogliono fare advertising: «Per oggi non abbiamo un obiettivo di revenue. I soldi arriveranno con la diffusione dei video. L’idea è di creare una piattaforma dove gli inserzionisti potranno inserire pubblicità che verranno visualizzate da spettatori sulla base della loro età e dei loro gusti. I dati raccolti resteranno sullo smartphone degli utenti e non andranno alla piattaforma. Questo meccanismo sarà una garanzia per la privacy».

Oggi i download dell’app sono 20mila. Bargagni ci dice di non avere ancora dati su quanti video sono stati creati a oggi attraverso l’app: «I video che sono stati fatti fino ad oggi non li ho come metrica storica, ho però una media degli ultimi giorni di mille video visti al giorno in crescita costante. Questa infatti è la metrica che ci interessa di più, quanti MorphCast vengono visualizzati al giorno. Questo parametro deve salire almeno fino a 10 milioni al giorno per avere un senso l’aprire la piattaforma pubblicitaria per gli inserzionisti. Corrispondono allo 0,0005% dei video visti giornalmente nel mondo (20 miliardi)».

I dubbi sui 100 milioni di valutazione

Nel corso di questi ultimi due anni, Cynny più volte è ricorsa all’equity crowdfunding. Dopo i 170mila euro raccolti su StartsUp e Investi-Re, questa volta prova su Crowfundme. Sul goal di 100mila euro, ne sono stati raccolti già 27mila.

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In più, peraltro, vi è un po’ di confusione nella campagna: infatti pur essendo il goal fissato a 100K, nel testo sulla piattaforma, alla voce “Come investiremo i capitali raccolti” si parla di 200 mila euro, il doppio dei 100 del goal ufficiale fissato.

Oltre a MorphCast per convincere gli investitori la startup ha inserito anche un suo altro prodotto: CynnySpace, in sostanza un servizio di memorizzazione di dati in cloud che costa tre volte meno dei concorrenti e promette di offrire prestazioni uguali: «È una nostra controllata che fa revenue con la quale abbiamo chiuso anche sette contratti. Ancora non ci sono utili, spendiamo più soldi di quanti ne stiamo facendo», svela Bargagni.

E c’è chi critica la valutazione premoney della startup di 100 milioni di euro. Come Stefano Tresca, mentor dell’acceleratore Level39, partner della società d’investimento britannica iSeed e autore di libri sulle startup: «Una società che vale 100 milioni può ottenere 100K facilmente andando in banca», nota Tresca. Riportiamo di seguito alcuni suoi commenti alla pagina Facebook di Crowdfundme.

I rischi per Cynny (e chi investe)

Lo stesso Bargagni illustra a StartupItalia! quali sono i rischi che la startup potrebbe correre in futuro, come la capacità del management di gestire una crescita veloce, competitor che potrebbero copiare la soluzione avendo più mezzi a disposizioni e l’uscita di ingegneri che potrebbero “migrare altrove”: «Tuttavia, il rischio più grande è quello di fossilizzarsi su un’unica soluzione, anche quando il mercato non risponde. Gestire una startup è come guidare una barca a vela. Bisogna seguire le direzioni del vento e imparare a cambiare rotta e strategia quando necessario», conclude il Ceo.

@giancarlodonad1

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