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Ultimo aggiornamento il 9 maggio 2019 alle 10:57

Al via i nuovi PIR: il 3,5% dell’investimento andrà alle startup

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo che rende pienamente operativi i nuovi PIR. La novità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2019, è legata al fatto che le agevolazioni fiscali sono collegate a una quota d’investimenti dedicati a startup e PMI innovative

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, che rende pienamente operativi i nuovi PIR: Piani Individuali di Risparmio.

La novità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2019, è legata al fatto che le agevolazioni fiscali sono collegate a una quota d’investimenti dedicati a startup e PMI innovative.

 

Leggi anche: Cosa sono i Pir e alcuni rischi da cui guardarsi, spiegati da MoneyFarm

 

Con questo provvedimento, pertanto, si regolamentano le modalità e i criteri di investimento in PMI che dovranno essere effettuati in parte in strumenti finanziari ammessi alle negoziazioni nei sistemi multilaterali e in parte in quote o azioni di fondi per il venture capital, ovvero organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) che investono almeno il 70 per cento dell’attivo nelle predette imprese. A tal fine, sono stati considerati ammissibili gli investimenti in equity e quasi-equity.

Le nuove disposizioni si applicheranno ai PIR costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2019, mentre per i PIR costituiti fino al 2018 continuerà invece ad applicarsi la disciplina pre-vigente con la possibilità di adeguamento del portafoglio di investimento alla nuova disciplina.

 

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La soglia del 3,5% andrà a startup e venture capital

Il decreto 30 aprile 2019 sui piani individuali di risparmio è stato pubblicato in Gazzetta il 7 maggio confermando la soglia del 3,5% (che equivale al 5% del 70%) della raccolta da investire per i nuovi Pir (quelli cioè nati dopo il 1 gennaio 2019) rispettivamente sull’Aim e sul Venture capital.

 

Soddisfatta l’Aifi, l’associazione dei fondi di private equity e venture capital presieduta dall’economista Innocenzo Cipolletta, perché sono state accolte le sue richieste: “un’occasione per promuovere il venture capital e l’innovazione nel nostro Paese”. I fondi d’investimento specializzati nei Pir e attivi dal primo gennaio scorso dovranno infatti avere una fetta del 3,5% del capitale vincolata al venture capital, il capitale per le piccole imprese innovative e le startup, aziende appena nate o con meno di sette anni di vita (l’investimento avviene attraverso quote o azioni di fondi di venture capital, o fondi di fondi di venture capital).

 

“Aifi è a disposizione per l’apertura immediata di un tavolo di confronto e lavoro — ha dichiarato al Corriere della Sera Cipolletta —. L’associazione vuole supportare l’attività dei gestori Pir nel lancio di nuovi prodotti che potranno essere di supporto alla crescita dell’innovazione in Italia”.

 

Nella fase precedente i Pir, lanciati nel 2017, hanno avuto successo con una raccolta di oltre 15 miliardi al dicembre scorso (più nel 2017 che nel 2018, anche per la frenata generale della Borsa).

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