Fiere cancellate, viaggi sconsigliati: come Silicon Valley sta reagendo a SARS-Cov-2 - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 5 marzo 2020 alle 10:28

Fiere cancellate, viaggi sconsigliati: come Silicon Valley sta reagendo a SARS-Cov-2

Gli appuntamenti vengono cancellati o resi virtuali uno dopo l'altro. Le multinazionali sconsigliano di viaggiare e incoraggiano lo smartworking

Fino a questo punto il Mobile World Congress è stato il caso più eclatante, ma ormai è solo uno dei capitoli di questa storia: una dopo l’altra tutte le grandi fiere e conferenze di tecnologia stanno venendo cancellate, posticipate, riviste nella forma e magari trasformate in un appuntamento virtuale. A Milano il Comune ha deciso di posticipare la Digital Week di un paio di mesi, altrove si sta invece optando per il rinvio a data da destinarsi (come nel caso della GDC di Los Angeles) o per trasformare gli appuntamenti in streaming per tutti. E poi c’è la questione viaggi: come ci si regola in un mondo dove ormai prendere voli intercontinentali è all’ordine del giorno?

F8 no, SXSW nì

Ormai è diventata una boutade, con tanto di siti-satira sul tema: quali conferenze sono state cancellate, quali no, quali lo saranno? Nelle ultime ore è arrivata la notizia che Google ha trasformato in virtuale la sua I/O, la conferenza a cui ogni anno si tirano le fila sullo sviluppo di Android e del resto della piattaforma di Mountain View, che ha un complicato sistema di lotteria per acquistare i biglietti di partecipazione (che si era già concluso un mese fa) e che questa volta sarà soltanto virtuale: “A causa delle preoccupazioni sul Coronavirus, e nel rispetto delle linee guida di CDC e OMS, e altre autorità sanitarie, abbiamo deciso di cancellare l’evento fisico Google I/O” si legge nella comunicazione ufficiale fornita alla stampa.

Curioso che in altre situazioni, come la Build di Microsoft (in programma a Seattle a metà maggio), il linguaggio utilizzato sia simile ma la conclusione opposta: “Alla luce della preoccupazione globale per il Coronavirus – si legge sul sito di Build – Microsoft sta monitorando le linee guida pubbliche per gli eventi fisici. A questo punto nessuna autorità ha emesso indicazioni che sconsiglino il viaggio verso questa location”. In altre parole Build2020 è per ora confermata, ma c’è da chiedersi se maggio a questo punto sia un orizzonte tranquillo per consentire che si tenga regolarmente visto anche che l’epidemia pare appena aver raggiunto il Nordamerica e sta iniziando ora a diffondersi.

 

Cancellati per ora il già citato GDC (conferenza dedicata ai videogiochi, in cui si attendevano annunci importanti di Sony per la PlayStation 5), il Salone dell’Auto di Ginevra, la conferenza F8 per gli sviluppatori che organizza Facebook, ovviamente il Mobile World Congress, mentre si attendono notizie di SXSW (South by Southwest) che dovrebbe partire il 13 marzo ma da cui si sono sfilati nomi importanti come la stessa Facebook e Twitter appena poche ore fa. Resta ancora programmata invece la WWDC di Apple, in programma a giugno in California. Altri sono stati più fortunati: Cisco è riuscita a tenere la sua annuale Cisco Live! a Barcellona appena prima che iniziasse l’emergenza vera e propria.

Stop alle trasferte

Non c’è niente di scontato, al momento, anche perché nel frattempo ci sono altre misure che vengono intraprese dalle multinazionali che stanno rendendo evidente che si va verso una stretta decisa a spostamenti e probabilmente anche fiere e conferenze nei prossimi mesi. Proprio Apple ha iniziato a bloccare i viaggi in Italia e Corea del Sud, dopo che un analogo provvedimento aveva colpito i suoi dipendenti diretti in Cina: una scelta comprensibile per evitare che l’eventuale sospetto di un contagio possa complicare la gestione del personale e delle sedi operative (come sta accadendo ad Amazon, nella sede di Seattle), ma una scelta probabilmente poco lungimirante visto che questo Covid19 ha dato prova di essere capace di diffondersi senza fare particolarmente caso ai confini nazionali.

Da parte sua, Twitter ha adottato una misura forse più razionale: ha iniziato a consigliare in modo deciso ai suoi dipendenti di lavorare da casa. Si tratta probabilmente della prima importante azienda statunitense a farlo, soprattutto si tratta di un’azienda di un peso significativo soprattutto per la sua visibilità più che per il numero di dipendenti (che sono meno di 5.000, una frazione di colossi come altri grandi nomi della tecnologia): a questo punto è probabile che altri seguiranno questo esempio, e alla luce dei fatti si tratta della soluzione destinata ad avere il maggiore impatto per quanto attiene l’effettivo contenimento della diffusione della SARS-Cov-2. Sulla stessa scia si è mossa anche Microsoft, ma solo per i suoi uffici in California: dal canto suo, Google ha deciso di spostare i colloqui di lavoro su Hangouts, così da limitare i contatti diretti fisici con i candidati, e lo stesso pare stiano facendo anche Amazon e Facebook. Quest’ultima, poi, ha temporaneamente chiuso i suoi uffici di Seattle per via di un consulente trovato positivo al contagio da Covid19: dalla prossima settimana ai suoi dipendenti dello stato di Washington ha suggerito di lavorare da casa per qualche settimana.

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