Coronavirus #iorestoacasa. Cosa rischio se esco? - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 12 marzo 2020 alle 10:59

Coronavirus #iorestoacasa. Cosa rischio se esco?

Nuovo giro di vite del Governo. Il numero 1 della Protezione civile Borrelli: autocertificazione anche per chi esce a piedi

Da oggi valgono nuove regole, più stringenti, finalizzate a limitare la circolazione su tutto il territorio nazionale nel tentativo di arginare l’epidemia di Coronavirus. Pure all’interno dei Comuni di residenza. Nonostante il decreto pubblicato poche ore fa sulla Gazzetta Ufficiale di fatto non vada a modificare le deroghe alla possibilità di uscire già ampiamente esaminate nei giorni scorsi (motivi d’urgenza, di lavoro, per l’approvvigionamento di generi alimentari), la nuova chiusura di altre tipologie di esercizi commerciali induce a sospettare che la combinazione disposta delle norme degli ultimi giorni più il decreto di ieri porterà le forze dell’ordine a una interpretazione estremamente rigida e restrittiva dell’impianto legislativo emergenziale.

Insomma, non si può uscire (mettetevelo in testa!!), i controlli saranno parecchio pignoli e anche le tante scappatoie lasciate aperte e ben in vista dalle lacune all’interno dei decreti (sono stati scritti in fretta e male, inutile negarlo) benché ammesse in punta di diritto rischiano di scontrarsi contro gli agenti delle forze dell’ordine che in queste ore circolano in strada, mettendo a repentaglio la propria salute, al solo scopo di tenervi in casa.

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Ma le eventuali eccezioni, plausibili quanto volete, si scontrano pure contro il buonsenso: se vi si dice che dovete stare in casa per il vostro bene e per il bene della nazione (abbiamo un sistema sanitario nazionale che rischia di implodere), stateci, senza stare troppo a cavillare. Un po’ di ragionevolezza ogni tanto non guasta.

Borrelli: autocertificazione per chi passeggia

Che si sia di fronte a una interpretazione restrittiva delle norme anti contagio da Coronavirus lo suggeriscono anche le parole pronunciate ieri sera, in conferenza stampa, dal numero 1 della Protezione civile Angelo Borrelli: “Anche chi esce di casa e si muove a piedi dovrà portare con sé l’autocertificazione per l’emergenza Coronavirus”.

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Chi passeggia dovrà insomma attestare che sta andando al lavoro, a fare la spesa oppure è stato spinto da un motivo di necessità. Dichiarazione che mal collima con quanto disposto dai precedenti decreti, che invece permettevano persino di uscire per fare jogging.

Del resto, la ratio della legge era quella di seguire la scienza: il Coronavirus circola negli assembramenti di persone, non all’aperto. Prova ne sia che d’estate è più difficile influenzarsi non perché il caldo faccia male ai virus ma perché si sta meno in luoghi chiusi e promiscui come uffici, palestre e scuole.

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Una simile interpretazione rigida non ha dunque senso d’essere, se non nella misura di rappresentare un brusco giro di vite e fare capire a chi ancora non la rispetta che deve stare in casa, perché lo Stato non è disposto ad accettare le solite scuse. D’accordo, Borrelli di per sé non fa giurisprudenza, ma sono tempi strani questi, in cui anche i principi elementari del diritto rischiano di venire meno.

Cosa si rischia a uscire ai tempi del Coronavirus

Veniamo quindi all’impianto sanzionatorio della normativa. L’inosservanza all’ordine di un’autorità (articolo 650 del Codice penale) prevede dall’ammenda fino a 206 euro all’arresto. E non pensiate di poter dichiarare il falso con leggerezza nell’autocertificazione: se si viene scoperti, ex art. 495 c.p., la cornice edittale prevede la reclusione da 1 a 6 anni.

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Non è nemmeno così difficile essere scoperti: poniamo per esempio il caso che veniate fermati davanti a un centro commerciale. Voi dichiarate che siete lì per fare la spesa. Tutto lecito. Poniamo però caso che la stessa pattuglia vi fermi al rientro, con un televisore nuovo nel carrello: sarà difficile spiegare loro che era una spesa indifferibile e di necessità. Siate anche cauti nel modo di comportarvi al posto di blocco per non incorrere in ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale.

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