Coronavirus, gli aerei sono a terra, Ryanair li usa per il soccorso

Ultimo aggiornamento il 24 marzo 2020 alle 13:11

Coronavirus, gli aerei sono a terra, Ryanair li usa per il soccorso

La compagnia irlandese mette a disposizione delle nazioni europee la sua flotta per operazioni di soccorso e per lo spostamento essenziale di medicinali e dispositivi di protezione

Splendida iniziativa quella di Ryanair, che ha annunciato, dal momento che ha ormai tutta la flotta a terra, di volere impiegare i propri aerei nelle missioni di soccorso e di supporto alle iniziative dei governi impegnati nella lotta al Coronavirus.

 

L’iniziativa di Ryanair

Come tutte le compagnie aeree europee, anche l’irlandese Ryanair ha dichiarato di non prevedere di operare voli in aprile e maggio e ha così deciso di offrire i suoi aerei alle nazioni europei per operazioni di soccorso e lo spostamento essenziale di medicinali e dispositivi di protezione individuale. «L’esperienza in Cina spinge a supporre la necessità di un periodo di 3 mesi per contenere e ridurre la diffusione del virus. Al momento non prevediamo di operare voli nei mesi di aprile e maggio, ma ciò dipenderà chiaramente dai pareri dei singoli governi».

Lo ha comunicato la compagnia aerea low cost in un post su Twitter, che vi proponiamo poco sopra. Il 18 marzo, Ryanair aveva dichiarato che avrebbe interrotto la maggior parte dei suoi voli dal 24 marzo, tranne un numero molto limitato, principalmente tra la Gran Bretagna e l’Irlanda. «Ryanair si scusa per l’inconveniente causato da questa crisi senza precedenti. La sicurezza e il benessere del nostro personale e dei nostri clienti sono la nostra priorità principale e seguiremo tutte le restrizioni di viaggio imposte. Continueremo a rispettare tutte le linee guida dell’OMS e dell’AESA per combattere il virus Covid-19. Tutti i nostri pensieri sono rivolti al nostro personale, ai nostri clienti e alle loro famiglie nel fronteggiare questa crisi», aveva scritto in quella data, prima di annunciare lo stop di tutti i voli.

Compagnie in ginocchio

Subito dopo l’epidemia sarà invece l’Unione europea a dover correre in soccorso delle compagnie aeree, soprattutto quelle low cost. Le stime sui danni causati dal blocco dei voli parlavano di perdite tra i 30 e i 100 miliardi di euro ma con i progressivi lock down dei principali Paesi occidentali quella cifra è destinata a crescere in modo esponenziale, raddoppiando persino rispetto a quanto accaduto dopo l’11 settembre dato che non si verificarono blocchi di simile durata e portata.

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