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Domani Consiglio europeo | Errori, passi falsi e divisioni nella storia dell’Europa

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Domani Consiglio europeo | Errori, passi falsi e divisioni nella storia dell’Europa

Tante conquiste e passi avanti dal dopoguerra. Ma anche molti episodi di incapacità

Tante conquiste e passi avanti dal dopoguerra. Ma anche molti episodi di incapacità

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Il Consiglio europeo di domani, giovedì 23 aprile, potrebbe segnare una delle date storiche per l’Unione Europea. In ballo c’è il pacchetto di strumenti e misure finanziarie per fronteggiare la crisi economica scoppiata a seguito della pandemia. Dopo la prima bozza dell’Eurogruppo e le continue liti sul MES a condizioni agevolate (soprattutto in Italia tra maggioranza e opposizione), il dibattito si è arricchito con la proposta di Parigi sui recovery bond (che cosa sono) e quella di Madrid sul debito perpetuo (che cos’è). I più ottimisti prefigurano una svolta nella storia del vecchio continente, ma la storia è piena di momenti in cui l’Europa si è dimostrata divisa e incapace di agire in modo unico e coerente.

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L’Europa di de Gaulle

Nel decennio che mise le basi dell’Unione Europea che oggi conosciamo, ovvero gli anni Cinquanta, fu la Francia uno dei paesi che animò le prime divisioni. Il vecchio continente viveva i cosiddetti anni caldi della Guerra Fredda e la cortina di ferro separava il blocco occidentale (sotto l’orbita statunitense) da quello orientale (sotto l’orbita sovietica). In quegli anni il Presidente francese, Charles de Gaulle, si oppose per ben due volte – ponendo il veto – all’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità Economica Europea. Nella mente del generale francese, Londra – alleato privilegiato di Washington – avrebbe aumentato il dominio USA sull’Europa, mentre il progetto di de Gaulle era quello di una Europa che corresse “Dall’Atlantico agli Urali”. La Gran Bretagna riuscì ad entrare nella Comunità Economica Europea soltanto negli anni Settanta. I rapporti con Bruxelles, come noto, si sono interrotti a partire dal 2016 con lo storico referendum sulla Brexit.

L’Ungheria nel 1956

L’Ungheria è stato uno dei Paesi del Patto di Varsavia, una sorta di NATO capeggiata da Mosca. Nel 1956 il paese, che aveva avviato un percorso di riforme invise al leader sovietico Nikita Krusciov, venne invaso dai carri armati sovietici. Nel pieno della Guerra Fredda, quell’evento non vide divisi i paesi dell’Europa occidentale che condannarono l’azione repressiva. Le divisioni vi furono invece tra partiti filoamericani e filorussi: all’epoca il PCI, il più forte partito comunista d’Europa, non prese le distanze dal Cremlino. L’ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano, criticò i rivoltosi nel 1956 e parlò della scelta di Mosca di inviare i carri armati come di un gesto per la “stabilizzazione internazionale”. Nel 2006 Napolitano riconobbe il proprio errore di giudizio.

I Balcani e Srebrenica

Chiusa la lunga parentesi della Guerra Fredda, sembrava che l’Europa e il mondo intero avrebbero goduto di una fase di pace e crescita economica. Ma gli anni Novanta non sono soltanto gli anni del Trattato di Maastricht e dell’accelerata verso l’Unione Europea: la guerra nei Balcani ha trovato l’Europa e i caschi blu dell’ONU incapaci di reagire agli orrori. Uno su tutti, quello di Srebrenica, l’11 luglio 1995, quando 8mila musulmani vennero uccisi dalle forze serbo-bosniache.

Costituzione europea: il no di Olanda e Francia

L’euroscetticismo è più antico di quanto si pensi. Anni prima dello scoppio della crisi economica del 2008 l’Unione Europea perse un’occasione storica di fare una passo in più verso l’integrazione. I cittadini di Olanda e Francia bocciarono la Costituzione Europea con due referendum storici che segnarono un primo netto rifiuto degli elettori europei al processo di formazione degli Stati Uniti d’Europa. Nel 2007 il Consiglio europeo mise definitivamente da parte un testo che avrebbe dovuto superare Maastricht.

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L’esercito europeo: un’arma spuntata

Dal secondo dopoguerra si è parlato più e più volte della proposta di formare un esercito europeo. Il primo paese a sostenere questa idea fu la Francia. Il nome originario del progetto è CED (Comunità Europea di Difesa) e prese il via  nell’immediato dopoguerra con la firma, nel 1952, di un trattato a Parigi che istituì questo organismo, richiedendo la ratifica dei parlamenti. Il clima politico dell’epoca rese però difficile il processo di cessione di sovranità su una materia determinante come quella militare: in quegli anni la Guerra di Corea sembrava il primo capitolo di un nuovo conflitto mondiale. Il Parlamento francese bocciò la CED e così pure il Parlamento Italiano. Anche nel nuovo millennio si è parlato della formazione di un esercito europeo, ma tutto è sempre rimasto su carta.