Bankitalia: «Un terzo delle famiglie ha risparmi per meno di 3 mesi»
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Ultimo aggiornamento il 7 luglio 2020 alle 16:54

Bankitalia: «Un terzo delle famiglie ha risparmi per meno di 3 mesi»

Il 40% in difficoltà con il mutuo, il 30% della popolazione dichiara di non potersi permettere le vacanze. E Unioncamere avverte: il 15% alberghi non ha ancora aperto

Non bastassero le cattive notizie che arrivano dall’Unione europea, un nuovo studio redatto da Bankitalia pone l’attenzione sull’entità della crisi economica post pandemica che ci apprestiamo a vivere. Secondo il report “Principali risultati dell’indagine straordinaria sulle famiglie italiane nel 2020”, oltre la metà della popolazione dichiara di aver subito una contrazione nel reddito familiare, in seguito alle misure adottate per il contenimento dell’epidemia. L’impatto è stato particolarmente severo per i lavoratori indipendenti. Più di un terzo degli individui dichiara di non avere risorse liquide sufficienti a far fronte alle spese per consumi essenziali della famiglia per un periodo di 3 mesi. Anche le aspettative di spesa delle famiglie risentono della situazione economica: oltre la metà della popolazione ritiene che, anche quando l’epidemia sarà terminata, le proprie spese per viaggi, vacanze, ristoranti, cinema e teatri saranno inferiori a quelle pre-crisi.

Come sta l’Italia ferita (economicamente) dal Coronavirus

Tra aprile e maggio 2020 la Banca d’Italia ha condotto un’indagine straordinaria sulle famiglie italiane (ISF) per raccogliere informazioni sulla situazione economica e sulle aspettative delle famiglie durante la crisi legata alla pandemia di Covid-19. Secondo la fotografia scattata alle famiglie italiane, il 40% è in difficoltà con il mutuo, il 34% ha difficoltà a far fronte al credito al consumo. Il 30% della popolazione dichiara di non potersi permettere le ferie quest’estate e quasi il 60% ritiene che anche quando l’epidemia sarà terminata sarà costretto a ridurre le proprie spese per viaggi, vacanze, ristoranti, cinema e teatri saranno rispetto ai livelli pre-Covid.

© Regione Liguria

Unioncamere: 15% alberghi non ha ancora aperto

Questi dati si riflettono negativamente sul turismo. Il 15% delle strutture alberghiere ed extralberghiere non ha ancora riaperto i battenti per la stagione estiva. Che si prospetta critica anche sotto il profilo occupazionale, con il 98,4% delle imprese che ritiene di dover ridurre gli addetti – fissi e stagionali – rispetto allo scorso anno. E’ quanto mostra l’indagine sull’impatto dell’emergenza Covid realizzato da Unioncamere e Isnart (Istituto nazionale di ricerche turistiche). Dall’indagine, svolta su un campione rappresentativo di oltre 2000 imprese ricettive, interpellate attraverso le Camere di Commercio, emerge anche una modesta adesione al bonus vacanze, con il 30,8% delle strutture che afferma di non accettarlo e il 57,6% che dichiara di non avere ricevuto prenotazioni con questa modalità.

© Regione Liguria

A determinare la scelta di restare ancora chiusi sono gli elevati costi di adeguamento imposti dalle linee guida del Comitato Tecnico Scientifico (segnalati dal 46% delle realtà che non hanno riaperto in Italia), e le scarse prenotazioni (indicate dal 34% delle imprese ancora non operative). Nel mese di agosto, infatti, solo il 36,6% delle camere disponibili nelle strutture ricettive del Paese è al momento prenotato, con una marcata differenziazione a livello territoriale: nelle regioni centrali la percentuale si attesta intorno al 40%, mentre nel Nord Ovest scende al 29,3%. Il Sud e le isole vedono quasi il 34% delle camere prenotate. Con queste premesse, non stupisce quindi che oltre l’80% delle strutture intervistate dichiari che chiuderà l’anno in perdita, in considerazione dei costi sostenuti e delle prenotazioni attualmente ricevute. Questa estate le strutture ricettive ospiteranno una quota pari al 21,7% di turisti stranieri, con punte del 28,4% nel Nord Ovest del Paese, mentre pare affermarsi la tendenza del turismo “di prossimità”, visto che il 23% delle prenotazioni sono di clienti italiani che non si sposteranno al di fuori della propria regione di residenza. Il 35% delle prenotazioni è avvenuto tramite OTA (portali on line). Le strutture registrano anche un leggero aumento delle prenotazioni telefoniche, dettato probabilmente dalla necessità del cliente di sincerarsi delle misure sanitarie adottate.

“In un anno così incerto e sfavorevole, il 23% delle prenotazioni presso le strutture ricettive da turisti locali dice che, per reggere l’impatto di questa crisi, serve lavorare sul turismo di prossimità. Questo – commenta Roberto Di Vincenzo, Presidente ISNART – può aiutare imprese e destinazioni ad intercettare la domanda dei turisti provenienti da territori limitrofi, un vantaggio da capitalizzare anche per quando si potrà tornare ad accogliere turisti stranieri. Conoscere e far conoscere meglio il proprio territorio – e ciò che offre in termini di prodotti turistici alternativi alla vacanza tradizionale deve diventare un obiettivo per il “sistema del turismo” che deve riuscire a coinvolgere la scuola e l’associazionismo per far crescere la forza identitaria delle realtà locali. Pur nella consapevolezza che il turismo è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi, questa criticità potrebbe trasformarsi in un’occasione per far emergere potenzialità ancora inespresse, concretizzando nuove opportunità di promozione e di lavoro che le imprese possono cogliere per riposizionarsi anche al di fuori della stagione estiva”

 

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