Nero e sommerso valgono molto più del Recovery Fund: 211 miliardi
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Ultimo aggiornamento il 14 ottobre 2020 alle 14:17

Nero e sommerso valgono molto più del Recovery Fund: 211 miliardi

Continua la lieve discesa dei capitali che sfuggono alla rete del Fisco, ma le cifre restano mostruose e permetterebbero di avere una Sanità migliore

I 209 miliardi dell’agognato, agognatissimo Recovery Fund, essenziale per far ripartire il motore dell’economia italiana, rischiano di scomparire se messi vicino ai 211 miliardi di malloppo frutto del nero. Parliamo, cioè, di quanto viene sottratto al Fisco mediante comunicazioni volutamente errate del fatturato e dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) oppure generato mediante l’utilizzo di input di lavoro irregolare, ma anche dei fitti in nero, delle mance e in particolar modo dei proventi delle attività illecite (dalla prostituzione al contrabbando di sigarette, passando per il commercio di stupefacenti) che l’Istat, per l’anno 2018, ha calcolato ammontassero complessivamente a 211 miliardi di euro.

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Parliamo, è bene sottolinearlo, del 2018, che la pandemia attuale rischia di rendere ancora più lontano e sbiadito nei ricordi. Praticamente, un’era fa. Con ogni probabilità, infatti, quest’anno con i consumi crollerà anche il nero, ma non è necessariamente un segnale positivo. Starà semmai a noi fare in modo che nel nuovo mondo, quello post Covid, l’economia sommersa subisca un deciso dimagrimento e non solo perché il mercato stagna.

Anche perché, senza nessun intento moralista, ricordiamo che in questo periodo lo Stato sta spendendo tanto, troppo, per potenziare gli ospedali, le terapie intensive, i mezzi pubblici e le scuole. I risultati sono quelli che sono, certo, ma se l’erario avesse più soldi in cassa (quindi potesse contare anche su quelli che sfuggono alla sua vista), la situazione sarebbe senza dubbio migliore per tutti. Non solo i contribuenti onesti, del resto, finiscono poi all’ospedale.

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Cosa dice l’Istat sul nero

Nel 2018 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a poco più di 211 miliardi di euro. Una cifra colossale, che si fatica anche solo a immaginare e, come si diceva, in grado di superare persino l’ammontare del Recovery Fund. Per questo consola assai poco sapere che il nero, nell’ultimo anno misurato dall’Istituto, ovvero il 2017, ammontava a 3 miliardi in più, ovvero 213,9. C’è dunque una flessione dell’1,3% rispetto all’anno precedente e in controtendenza rispetto all’andamento del valore aggiunto, cresciuto del 2,2%.

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L’incidenza dell’economia non osservata sul PIL si è di conseguenza ridotta di 0,4 punti percentuali, portandosi all’11,9%, confermando una tendenza alla discesa in atto dal 2014, quando si era registrato un picco del 13,0%. “Tale andamento – viene spiegato – si deve alla diminuzione del valore aggiunto sommerso da sotto-dichiarazione (-2,9 miliardi di euro rispetto al 2017) e da utilizzo di input di lavoro irregolare (-1,7 miliardi) mentre risultano in crescita le altre componenti residuali (+1,4 miliardi)”.

L’economia illegale, spiegano sempre dall’Istituto di statistica, ha segnato un aumento contenuto in valore assoluto, con un’incidenza che è rimasta ferma all’1,1%. Rispetto al 2017 si osserva una lieve variazione del peso relativo delle diverse componenti dell’economia non osservata: a una riduzione delle quote ascrivibili alla sotto-dichiarazione (dal 46,0% al 45,3%) e all’utilizzo di input di lavoro irregolare (dal 37,5% al 37,2%), fa fronte un incremento di quelle riconducibili alle altre componenti del sommerso (dal 7,6% all’8,3%) e all’economia illegale (dall’8,8%al 9,1%).

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