Zone rosse e arancioni, si decide domani. Oggi vertice sul salva imprese
single.php

Ultimo aggiornamento il 12 novembre 2020 alle 8:40

Nuove zone rosse e arancioni, si decide domani. Oggi vertice sul salva imprese

Intanto aumentano i dubbi sulla consistenza del Ristori bis: c'è chi sostiene che quei soldi siano stati distolti da altre voci di spesa

Si deciderà domani, in una riunione del governo, dopo aver ricevuto l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità e i pareri del Comitato tecnico scientifico, il destino delle Regioni che rischiano di scivolare dalla zona gialla a quella arancione o dall’arancione retrocedere alla rossa. E mentre si acuisce lo scontro tra la Campania e il governo centrale, con il presidente di Regione, Vincenzo De Luca, che non vuole proclamare lockdown regionale, sfidando lo Stato a indirne uno nazionale (sfida cui l’esecutivo di Giuseppe Conte ha risposto inviando in Campania i propri ispettori per controllare se i dati epidemiologici forniti da De Luca corrispondano al vero), Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia hanno deciso di agire diversamente e varare, nel frattempo, nuove ordinanze anti-assembramento, autoproclamandosi praticamente nuove zone rosse o arancioni.

Oggi primo incontro sul Salva imprese?

Ma nelle prossime ore non si parlerà solo di zone rosse. Quest’oggi, infatti, è stato calendarizzato un vertice tra il presidente del Consiglio Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e i capi delegazione di maggioranza sulla manovra (il cui arrivo in Parlamento è già contrassegnato dal ritardo) e sulle misure economiche per l’emergenza Covid-19. La vice ministra Laura Castelli ieri aveva dichiarato: «Stiamo facendo un pacchetto di norme per dare alle imprese più tempo per riorganizzarsi, fare piani di risanamento e concordati».

Quei sospetti sul Ristori bis

Intanto oltre alle polemiche sulle zone rosse e arancioni aumentano pure quelle sul Ristori bis, che allarga gli aiuti previsti dal primo provvedimento: oltre 2,5 miliardi di nuove risorse che integrano i 5,4 miliardi previsti dal primo decreto approvato a fine ottobre per aiutare le attività coinvolte nelle chiusure anti-pandemia. Ma c’è chi sospetta persino che quei soldi siano un po’ i nuovi carri armati di Mussolini, cioè fatti girare da altre voci di spesa, ma di fatto inesistenti. Come si legge sulla Verità: “1,2 miliardi arrivano dal fondo per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione da 12 miliardi istituito con il decreto Rilancio, 830 milioni da risparmi della Cig Covid, 160 dai risparmi per le indennità per gli stagionali del turismo, 200 milioni da un fondo per «esigenze indifferibili» e 100 milioni dal fondo del Viminale per la gestione dei centri per l’accoglienza dei migranti.”.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter

  • Ti potrebbe interessare anche